«quando sono stanco, sogno spesso di passare a milano un inverno. mi rinchiuderei in un alberguccio della periferia, e rimarrei intere giornate a guardare la nebbia, seduto dietro una finestra. una volta sono stato in normandia. che pace, e come soltanto immaginato il rumore del mare. la nebbia rinnova per me queste sensazioni, di quiete e vita insieme.»
(anna maria ortese, il mare non bagna napoli)
[ma neppure la nebbia tange più milano, si sa]
Autore: alba
è estate e fare questa scansione mi è costato la disidratazione
è estate e i festival continuano
questa settimana mi sono procurata non mezz’ora di socialismo tascabile ma un’ora e mezzo di socialismo barricadero. i gang non sono il tuo genere, mi si dice. sarà, ma suonano così bene che nel pur orrido mazdapalace a momenti mi si scioglieva il solito cinismo (o forse era per il caldo che faceva). non li avevo mai visti dal vivo, mi sono divertita molto e ancora prima che lo dicesse marino a proposito di i fought the law avevo pensato che quella era veramente musica popolare – il concerto mi stava riportando vicino tutto il rock più o meno classico o folk amato anni addietro, da springsteen ai pogues (oltre ovviamente al punk «costruttivo», i clash – strummer, peraltro invocato, dove suonano i severini aleggia per davvero), e bastava, non imitava e non rincorreva, era quella musica – cosa veramente insolita tra i gruppi italiani.
n.b. ricordarsi di andare tardi alla festa di liberazione, per evitare i penosi gruppi che aprono e le tentazioni di consumismo equo e solidale.
è estate
me l’ha ricordato il giardiniere, lo ringrazio. prossimamente celebrazioni stagionali sul suo photoblog.
me and martin parr

è una settimana che cerco un momento per prendere due appunti seri, ma ormai dispero, non s’ha da fare.
dunque, in quei giorni lì, a parigi, dove ci si girava ci si imbatteva in martin parr (sito flash, se no avrei linkato direttamente i portfolio).
martin parr frivolo al bon marché (altre foto), martin parr serio alla maison européenne de photographie, dove ci sono anche le foto in bianco e nero dello yorkshire anni 70, di brighton anni 80 e si proietta think of england, ricerca di parr sull’inglesità in un’estate alla fine degli anni 90.
sull’ipocrisia della foto mp dice:
– denuncio il mondo del consumismo ma ne faccio parte
– in serie come quella della coppie che si annoiano, la foto è un’interpretazione: coglie un momento in cui sembra che le coppie si annoino.
sono foto con un grande impatto, ma con una tematizzazione continua sia del senso dell’immagine sia del rapporto del fotografo con quello che fotografa. sarà per questo che mp può agire in tante direzioni? dalla moda alla buffa autobiografia degli autoritratti (fatti da altri), passando per un’impietosa sociologia complicata dalla voluta confusione tra modelli e gente della strada. molta carne al fuoco, molto interessante.
(quando conoscevo solo le cose più recenti lo trovavo un po’ irritante, quei colori iperrealisti, ma poi ho visto il bellissimo volume antologico phaidon che si trova ancora in libreria, e lì appunto yorkshire anni 70, bad weather, studi maniacali di piccole cose di pessimo gusto…)
ah, mp è un collezionista. tra l’altro raccoglie oggetti di produzione industriale ornati con immagini fotografiche, come i mug-ricordino, specialità inglese in effetti.
casi odierni
– mentre aspettavo il metrò con il mio cerchio alla testa, hanno proiettato la pubblicità dell’enel con sunday morning. in treno l’ascolto casuale ha proposto sunday bloody sunday.
– ho 666 foto su flickr.
che ci facevo
al mi ami, fra tanti giovini amanti delle spillette? avevo bisogno di mezz’ora di socialismo tascabile. dopo gli skiantos e i cccp, il rock concettuale emiliano necessitava di un aggiornamento, e l’ha avuto. io a sentire gli offlagadiscopax mi commuovo, anche se l’esame di seconda elementare l’ho dato nel 1974 (ma ero avanti un anno), e non per indulgenza nostalgica – piuttosto forse perché, a dispetto di quelli che «ci hanno tolto davvero tutto», è giusto ricordarsi che ipotesi di convivenza basate sulla giustizia sociale una volta se ne facevano anche in italia, ecco. e tenersi il proprio strazio, e ballarlo, financo.
l’atmosfera al parco del pini era assai piacevole, e le novità indie italiane suppongo interessanti, ma è mancato il tempo di dedicare i padiglioni auricolari alle cuffiette a disposizione per l’ascolto (è finita che siamo tornati a casa con il cd di modern dance dei pere ubu).
you can find a black cat
sleeping in the stuffy upstairs rooms of shakespeare & co. in paris (lovely place in a great location, but by no means a great bookshop, this should be said).
inoltre
oggi mi ha telefonato un cacciatore di teste. insomma, una società di selezione del personale è in possesso di una banca dati in cui c’è il mio nome. non so perché questo mi sconcerta assai. ciò non toglie che probabilmente passerò la serata a limare il curriculum: pur non avendo intenzione di cambiar lavoro. credo.
can a song make you shiver just because it mentions a spine?
neutral milk hotel (grazie a un commentatore di qualche settimana fa per il suggerimento), two headed boy. devo dire che da un bel po’ non mi capitava di andare a cercare le parole di una canzone (o si capiscono o comunque non ci tengo più di tanto).
teorie su di che diamine parli questo pezzo?
