i posti

non mutano poi tanto.
traditi dalla fretta ci aspettiamo
tabule rase di bombe e di cemento
ma le pietre resistono
i sampietrini
dai colori scomposti come un rompicapo.

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un’altra poesia di hart crane

molto frustrante, cimentarsi con «at melville’s tomb»… afferrare la lettera è abbastanza arduo da impedire tendenzialmente di andare oltre. cercare dei versi, per esempio, sembra diventare secondario, e non è il caso di aggiungere ambiguità (per esempio, non sono sicura che sia meglio «via da questo scoglio» del più chiaro «al largo di», ammesso che voglia dire questo – e, invece, banalizzare bequeath in «recare»?). già sottolineando una sfumatura sembra di forzare.

Al di sotto dell’onda, al largo di questo scoglio
i dadi d’ossa di annegati vide sovente
tramandare un’ambasciata. I numeri, davanti ai suoi occhi,
battevano sulla riva polverosa e s’oscuravano.

E relitti passavano senza suono di campane,
il calice generoso della morte
a ridare un capitolo in frammenti, geroglifico livido,
il presagio avvolto in corridoi di conchiglie.

Poi nella calma circolare di un’unica vasta spira,
placati i suoi colpi e sopito il rancore,
vi furono occhi ghiacciati ad innalzare altari;
e risposte mute attraversarono le stelle.

Bussola, quadrante e sestante non evocano
più maree lontane… Giù nel profondo color lapislazzuli
il canto funebre non desterà il marinaio.
Solo il mare conserva quest’ombra favolosa.

leggendo questa versione, per esempio, che reazione prevale?
a) che fatta cosa!
b) che brutta traduzione
c) non si capisce un tubo

Mi piacerebbe leggerne una fatta con un approccio diverso, se possibile…