proust @ 42

per festeggiare la felice conclusione del primo volume (più o meno due mesi di illuminazioni, parole non capite e non cercate sul vocabolario, assopimenti, divertimento – potevate dirmelo, che proust fa ridere –, crogiolamento parigino, ammirazione, sottolineature, tentazione di incrociare un amore di swann con i passages di benjamin; però tutto in dosi omeopatiche prima di dormire), sdrammatizzerei con un paio di echolalistes:

lista di frasi in ordine di difficoltà per imparare a leggere proust

lista di diversi modi per leggere proust (in particolare proust al lavoro, haha)

qualcuno doveva pur farlo, di portare all'estremo il perfezionismo descrittivo ottocentesco applicandolo a temi psico-sociologici con annesse divagazioni (poi doveva cambiare tutto: prima guerra mondiale, joyce). 
il che può a tratti risultare intollerabilmente noioso, eppure tutto quello che c'è di moderno – la libertà di struttura, il fortissimo filo conduttore della memoria esistenziale – è una pacchia tale che si continua…

illustration

è una rivista trimestrale di cui ho pigliato un paio di numeri da marchpane (è passato un mese e non ho ancora finito di disfare la valigia di londra, praticamente). in realtà potevo tranquillamente comprarmela qui, visto che una degli editor è italiana e la vendono i 4 posti a milano, ma a milano com'è noto mi do poco tempo per fare turismo culturale.

comunque, tra un bigino su edward gorey e un'intervista a shaun tan, trovo la notizia che la british library cerca fondi per acquistare l'archivio di mervyn peake, compresi i 65 disegni originali di alice e 39 quaderni autografi di gormenghast (testo e disegni). al link si può fare una donazione per sostenere l'acquisto.

sentito alla radio, poco fa

ascoltando file urbani apprendo che è scomparso roberto sasso, esperto di musica la cui voce pacata mi ha fatto ascoltare e amare tantissimo jazz quando conduceva raistereonotte. (nel dormiveglia, per cui non mi ricordo più nulla – era una specie di terapia subliminale, particolarmente gradevole tra le 5 e le 6 di mattina.)
ora vedo che lo ricorda anche pop life – oddio, c’è il gruppo di stereonotte su facebook? è la volta che mi iscrivo a facebook? (no, troppo nostalgico.)

robyn hitchcock al dal verme (ieri)

una copia in formato ridotto del concerto di quest'estate, un po' soffocato e rimbombante nella saletta sotterranea. stessa formazione, tranne un batterista scozzese di nome steven al posto di rob ellis (un po' rimpianto). rh piuttosto sopra le righe e più determinato che mai a tradurre in italiano i titoli delle canzoni e altre espressioni incomprensibili (almeno in italiano).
attacco con the museum of sex, poi red locust frenzy, olé! tarantula, antwoman (being just contaminates the void), stessa sequenza di nasa clapping/full moon, sempre ottima america, grande regalo i'm only you (e i often dream of trains).
dall'ultimo album ci sono state perlomeno saturday groovers e up to our nex (molto riconosciuta dal pubblico) e alla fine goodnight oslo.
cover beatlesiana/lennoniana nel bis: come together (hai detto niente #2).
camicia: nera a grossi pois bianchi, ovvero identica alla chitarra.

l'ho già linkato the asking tree? (tuttora the most comprehensive online information resource for Robyn Hitchcock fans ever devised, penso, benché fermo al 2006)

chumbawamba

basta vederli dal vivo, come giovedì scorso al dal verme, e certe canzoncine apparentemente blande della produzione più recente si rivelano in tutto il loro sarcasmo (quel che poi riscatta il loro repertorio superimpegnato dalle tentazioni didascaliche). io mi sono divertita assai…

ovviamente però in un concerto così folk hanno una certa importanza gli standard: abbiamo avuto con mia  gioia 2 delle antiche canzoni di protesta inglesi dell’ep dell’88, song on the times (live video) e the diggers’ song. (io non so cos’ero in una vita precedente, perché questi pezzi mi riducono in uno stato stranamente emotivo.)

sulla versione a cappella di daddy was a bankrobber dei clash gli animi si dividono… a me piace (nella realtà suona più energica), ma si accettano commenti.

il bis è stato la loro versione di bella ciao ai tempi di genova (mp3 sul sito del gruppo).

come momento di cattiveria di oggi consiglio l’acquisto di in memoriam margaret thatcher (dai, solo 5 pounds per i 5 chumba rimasti, gli amici di leeds che tutti noi vorremmo avere).


hopper

eccolo qui in tutta la sua infinita riproducibilità.
non abbiamo più parlato della mostra di milano: in cui si sperava di vedere ancora più quadri, e più quadri famosi, ma nonostante la pubblicità milanocentrica era abbastanza ovvio che il museo whitney di nyc mica si poteva svuotare per noi…
nonostante ciò:

– ho visto gli autoritratti e i quadri parigini, che non conoscevo

– l’ossessione architettonica emerge in maniera soddisfacente, come pure, mi sembra, un grande influsso della fotografia nelle inquadrature: forse è la cosa più specifica della composizione di hopper, un’accettazione della struttura del soggetto da riprodurre che porta a non affollare volutamente cose nel quadro, e invece lavora sul taglio come un mirino fotografico

– i disegni preparatori e il registro d’artista in mostra svelano qualcosa di particolare, un forte pragmatismo: ogni quadro un lavoro di cui tenere traccia, facilmente rappresentato da una vignetta; il colore pianificato nella sua stesura quasi come nella lavorazione di un fumetto (adesso non trovo un esempio online, ma intorno al disegno sono scritti tutti i nomi delle tinte da usare poi sulla tela in rapporto a ogni porzione del soggetto).

bastardi senza gloria

di tarantino mi è piaciuto, soprattutto la parte didascalica sulle pellicole infiammabili.

volevo notare che:

– tra i personaggi c'è un critico cinematografico, e fa una ben brutta fine

– a genova ci fu nel 44 un attentato in un cinema frequentato dai tedeschi, l'odeon (vedi la strage del turchino, che ne fu la rappresaglia). vi accenna bruno morchio nel suo romanzo rossoamaro.