polacchi a londra

quelli sulla mia strada non erano i famigerati idraulici ma i 2 artisti (all'interno di una più ampia rassegna di cultura polacca) che quest'autunno hanno trasformato in antri tetri e bui un paio di noti spazi dedicati alle installazioni.

bunker di robert kusmirowski al barbican: labirintica e illusionistica ricostruzione di una specie di rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale, in bilico fra suggestioni realistiche e set cinematografico, con oggetti originali dell'epoca e pareti che sembrano pannelli arrugginiti ma sono di compensato. claustrofobico ma anche curioso, dà il piacere della finzione.
(per mettere anche qui un link agli avengers: v. the hour that never was. sì, è così, agente speciale c'entra con qualsiasi cosa.)

miroslaw balka alla tate modern: arrivi nella sala delle turbine chiedendoti che ci sta a fare quell'enorme container in mezzo, ma quando capisci di doverci entrare dentro (è questo il gioco: non solo puoi, devi…) improvvisamente quella di balka sembra una gran bella idea. cammini sul grande scivolo in direzione del buio; quando arrivi dentro la vista non si è ancora accomodata, procedi a tentoni.  solo quando arrivi in fondo o a una parete, dopo aver trovato a tentoni un punto di riferimento, ti giri e, sempre smarrito per la differenza di dimensioni fra te e il container, vedi le silhouette di quelli che entrano dopo di te. anche qui suggestioni belliche e paranoie da persecuzione nazista a iosa.

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cecil court

(charing cross, londra) forse mi ricorda questo episodio di agente speciale (se fossi meno pigra andrei a fare uno screen grab di mackidockie court), fatto sta che mi ci sono persa volentieri… 

chi lo sapeva che lì c’era marchpane? i compagni di viaggio mi davano per scomparsa in una falla spaziotemporale mentre sceglievo come souvenir un paio di tavole di rackham (quelle che si recuperano da copie rovinate), cercando – per non soffrire troppo – di non guardare neppure tutte quelle meravigliose prime edizioni di libri per bambini vecchi e antichi.

(sempre in quella via tendevano agguati gli animali di lea stein.)

Update: solo parecchi anni dopo avrei giudicato watkins meritevole quanto e forse più dei suddetti.

quanto a elliott murphy,

giovedì pomeriggio al dal verme era in gran forma (bella voce, sguardo assassino, senso dell'umorismo). mi sa che in questi dieci anni che non ci siamo visti si è conservato meglio di me.
che strano, ci sono arrivata senza ricordarmi quasi niente dei suoi dischi e ne sono uscita con in mente winners, losers, beggars, chosers (che non ha suonato, ma ha suonato you never know what you're in for che ha un refrain simile).  poi però mi è toccato fuggire per andare a mangiare i canederli e la poesia è svanita… ha fatto tanti bis?
invece ho un rapporto un po' controverso con olivier durand (erano solo loro due) ma a questo punto chiunque ami elliott murphy – cogliamo pure l'occasione per ricordare che lui lo pronuncia elliott con la e – probabilmente se ne è fatto una ragione, vero.

ps avevamo brevemente interrotto la serie rockstar attempate, ma ecco che comincia la stagione 09/10…

ma eccomi ancora con il lurido cavo

odi et amo: vecchio e lercio (lo usavo già con il vecchio powerbook) ma affidabile.
un po' deludente, questa time capsule per niente plug and play: vede internet e stampa in rete, ma i mac non navigano.

stavolta niente aiuto dai forum (che mi erano sempre bastati) e tantomeno dall'assistenza telefonica apple (prima volta = mai più: speravo nella rivelazione di una misteriosa configurazione nascosta, ma se dobbiamo andare per scelta a tentativi dai menu a tendina, facciamo anche senza il call center, grazie). 
fastweb dice che non bisogna inserire manualmente parametri, e così a naso ha ragione… a quanto pare il mondo è pieno di gente che attacca e stacca la corrente pronunciando formule magiche per far partire 'sta scatolina bianca.
prossimo passo: riportarla dove l'ho comprata per vedere se là funziona.

comunque, l'ho già detto che amo lo schermo lucido?

dove sono?

persa nel wireless, nel senso che non per ora non funziona. ma questo sarà l’ultimo post via cavo, ora mi metto d’impegno a capire perché mai la time capsule ha la luce verde ma non fa il suo dovere.

dopo gli ascolti soft del sabato

mi sono ripresa.

oggi dunque la canzone del giorno è murdering mouth dei creatures eseguita con john cale nel festival da lui curato with a little help from my friends, paradiso, amsterdam, 25 febbraio 98, trasmesso dalla tv olandese (tubo; fanno insieme anche gun).
dovrebbe essere stata pubblicata su un cd per il fan club di siouxsie (in versione cale-less, immagino).

dopo, com'è noto, cale ha fatto un giretto con l'amica susanna in america. c'è qualche fan recording, dice hans, e per noi comuni mortali i video di hedda gabler, pablo picasso, venus in furs (astenersi impressionabili).

se ve la sentite vi butto lì pure dying on the vine dal coevo songwriters circle concert di londra – «some songs you can't escape» – con nick cave e chrissie hynde che fissano basiti.  dico «butto lì» perché lui fa così, la butta lì un po' veloce, secca, ed essendo la canzone in sé piuttosto emotiva mi piace forse più così che nelle versioni precedenti: con ciuffo e quartetto d'archi, con band.

che fate fra 2 settimane?

l’avrete visto il programma di streep:

venerdì 23 robecchi incontra gipi.

l’avrete visto il programma di bats over milan:

venerdì 23 red lorry yellow lorry e i redivivi chameleons (act descritto in inghilterra come:
Mark Burgess and John Lever from the legendary Manchester band The
Chameleons collaborate with John’s new band Bushart to provide a
mesmerising display of Chameleons tracks. This is a set that makes the
hairs on the back of your neck stand on end. A truly fantastic musical
experience for those who missed The Chameleons first time round
)

sabato 24 the fall.