l’estate dell’85

[per ernesto de pascale, 1958-2011]

l’estate dell’85, dunque, avevo diciassette anni.  davo l’esame di maturità.  andavo per la prima volta a londra, sola con un’amica, con l’alibi conservatore di un viaggio studio.  vivevo in un paese piccolo, terminavo il liceo in una città piccola, non avevo una vita sociale degna di questo nome.  attendevo di cominciare l’università in un concentratissimo buco nero di aspettative, frustrazioni, estasi adolescenziali.
ascoltavo la radio.
scoprivo tutta la musica che c’era perché me la raccontavano.  non esisteva a priori, nella vita quotidiana non ne sentivo da nessuna parte.  se la prima storia musicale a catturarmi era partita dalla morte di john lennon e la seconda narrazione sul tema era uscita dalla stilosissima scatola sonoro-visiva di mr fantasy, la terza affabulazione musicale ad agganciare qualcosa dentro di me monopolizzando emozioni cavate da un nucleo inesplorato fu raistereonotte. [e qui scusate se divido il post ma ho intenzione di dilungarmi.]

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sentito alla radio, poco fa

ascoltando file urbani apprendo che è scomparso roberto sasso, esperto di musica la cui voce pacata mi ha fatto ascoltare e amare tantissimo jazz quando conduceva raistereonotte. (nel dormiveglia, per cui non mi ricordo più nulla – era una specie di terapia subliminale, particolarmente gradevole tra le 5 e le 6 di mattina.)
ora vedo che lo ricorda anche pop life – oddio, c’è il gruppo di stereonotte su facebook? è la volta che mi iscrivo a facebook? (no, troppo nostalgico.)

i love radio rock

(titolo italiano di the boat that rocked) è un film divertente, sì, ma anche un’occasione mancata: con una sceneggiatura così balorda, anche l’argomento bello (le radio pirata inglesi), gli attori bravi e la supercolonna sonora vanno un po’ sprecati.  peccato, poteva essere un the blues brothers, the commitments o perfino un velvet goldmine… e invece proprio no.  trovo seccante che di un’epoca come il mio amato 67 sia rimasta solo una superficiale patina rétro: ci sono cardigan fatti a mano a volontà, ma è abbastanza anacronistico che la stazione si chiami «radio rock» e lo hippy della situazione è una caricatura che sembra uscita da un decennio dopo… ma da dove vengono questi personaggi? chi sono?  qualcuno gli dia una storia, per favore!  voglio il prequel di the boat that rocked.
sarà il calo di zuccheri pomeridiano ma non mi vengono più in mente i film belli sulla radio… facciamo una lista?

more wikipedia: factual background to the story

time out non risparmia gli strali: It’s the kind of musical comedy
where the actors seem to be having more fun than any audience could
ever share. This overlong, poorly paced and slackly directed ship-bound
farrago not only wastes its treasury of golden oldies – Hendrix, Kinks,
Small Faces etc – but magically contrives to reduce the chaotic,
creative spirit of the sexual and cultural revolution to a mere
mechanical catalogue of trite and surprisingly sentimental
sex-drugs-and-rock ’n’ roll clichés, each fatally underlined by
multiple and repetitive reaction shots.

mi sento veramente un po’ male

Nomore

ho appena letto sul sito della bbc (link) che è morto john peel. ma non era eterno, john peel? no, non è giusto.

per chiunque ami la musica e per chiunque ami la radio è una perdita enorme. il mito delle peel sessions per me si era rinverdito da quando la connessione di casa permetteva di sentire lui, the man himself, in diretta, sempre avanti anni luce rispetto alle nostre orecchie – ma non c’era mai tempo, non l’ho ascoltato abbastanza. e ora, che connessione ci vorrà?

golosità sonore

welles2no, quando uno non vede l’ora di andare a casa per poter scaricare le registrazioni del mercury theatre on the air di welles/bernard herrmann – pur sapendo che il download sarà lentissimo all’origine – non si tratta né di interesse né di curiosità e neanche di passione per la radio. è bulimia conclamata.

(ancora una volta via foreword)

comunque sono deliziata dall’aver appreso che: «pare che nessuno sappia di chi sono i diritti di queste trasmissioni». quando le leggi sul diritto d’autore si attorcigliano ossessivamente su se stesse la giusta penitenza è questa (suicidio).

suoni in rete

ubuweb ha una sezione di «sound art» che raccoglie varie cose interessanti, dalle letture poetiche alla musica contemporanea (e l’ultimo nastro di krapp di beckett, interpretato da jack macgowan); nel sito c’è anche una serie di trasmissioni radiofoniche sulle possibilità di sperimentazione in radio. il che mi ha fatto venire una gran nostalgia di audiobox (e non ho trovato nulla da linkare su audiobox! è uno scandalo!)