a.s. byatt and happy endings

finished reading una donna che fischia (a whistling woman), last instalment in what I see as the saga for well-read girls (though maybe I didn’t like it as much as the previous volumes, maybe because of the sect thing going on).

 I’ve read most of the series in italian (except still life), but this time I’ve been wondering if all the adjectives and descriptions are just as tiresome in english (how can so many things be «seducenti»?).
well, now I’ve got children’s book ready for the holidays, so I’ll probably find out soon.

highlight (bill talking about shakespeare’s late comedies, notably the winter’s tale):

e già che ci siamo, auguri alla preziosa cinquantina di returning readers.

souvenir da milano

eccoci qua. vita d’ufficio, episodiche fruizioni culturali e, visto il periodo, pure parecchia politica.

venerdì scorso, una mattina di sole, verso le nove e un quarto ero in piazzale maciachini a fare uno scambio di bozze con e.; nei pochi minuti d’attesa mi sono interrogata per l’ennesima volta sulla natura degli enormi tubi blu con taniche grigie che rappresentano la maggiore attrattiva della piazza, nell’aiuole erbosa centrale, e mi sono rammaricata di non avere la macchina fotografica per immortalare il raggio di sole che entrava dalle finestre dell’complesso scolastico confalonieri, mettendo in risalto i vetri polverosi e i palloncini di carta colorata attaccati sui vetri. in alto i piccioni stavano perfettamente allineati sul cornicione, sotto la torretta ornamentale e il cielo azzurro. (da quando ho letto quella frase di sebald/stendhal mi sforzo di non indulgere troppo al morbo del fotografare tutto il fotografabile, ma la parola poi mi sembra faticosa o retorica o insufficiente. forse non ho un talento descrittivo.)

sabato sono andata alla manifestazione per piazza fontana. benché in linea di principio non fossi d’accordo che ce ne volessero due, una volta istituito il corteo concentrato sui fatti – mai abbastanza assodati per l’opinione pubblica – «strage di stato» e «pinelli assassinato» (che, mi dicono, il comitato organizzatore ufficiale non aveva intenzione di sottolineare esplicitamente), siamo andati lì.  corteo partecipato e tranquillissimo, ma alla fine poca gente a sentire gli interventi in piazza santo stefano.  la coda del corteo ha preferito cercare di entrare in piazza fontana: cosa discutibile; ancor più discutibile che la piazza fosse chiusa dalla polizia; peraltro non un episodio particolarmente violento, visto che da pochi metri di distanza non si percepiva neppure (noi l’abbiamo capito dopo).
la sera, evasione: gilliam al cinema.

domenica era il mio compleanno, abbiamo fatto i turisti: a piedi in centro a vedere il giovanni battista di leonardo a palazzo marino (con coda sotto il monumento a leonardo), giro alla libreria verdi (libro), pranzo fuori. pomeriggio: miserabili di paolini allo smeraldo, gradevole.
al telegiornale, la sera: la bizzarra aggressione al «corpo del capo».

martedì, serata sul 15 dicembre al teatro della cooperativa. particolarmente interessanti gli interventi di pasquale valitutti e degli avvocati mariani e boneschi. mi piace sempre sentir parlare della nonna di valpreda. paolo rossi è vivo e lotta insieme a noi.
nella notte, pochi ardimentosi tentano di ricordare la gente inspiegabilmente morta tra le mani della polizia con scritte davanti alla questura.

stamattina, notizia del pacco bomba alla bocconi. il volantino è in uno stile bizzarro, si può leggere sul corriere.
per non pensare alla strategia della tensione, lezione di yoga, ma è l’ultima fino a dopo l’epifania.  tra poco tutto sarà panettone a perdita d’occhio.
stasera, notizia dell’arresto del  pittoresco assessore a giovani, sport, turismo e sicurezza della regione lombardia. vi mancherà prosperini punto tv?

parnassus

 

si è rivelato il film di gilliam più riuscito da anni (ci sarebbe da riflettere sul perché i fratelli grimm e tideland, benché vedibili, nella sostanza hanno fallito – mi sa che il fantastico di gilliam non ha bisogno del rigore [o della serietà] della fiaba, deve affastellare narrazioni più farraginose e mitologiche e caotiche e umoristiche). 

parnassus è strapieno d’ironia (e parodia dei monasteri tibetani dei film d’azione), ma ti riporta fra i barboni della leggenda del re pescatore e delle dodici scimmie, sul palcoscenico di münchausen, e in particolare per me funziona perché nella mia immaginazione ci sono la battersea power station e le animazioni dei monty python e tom waits, quindi entrare in sala (sia pure il prosaico cinema gnomo di milano) è come varcare lo specchio dell’imaginarium.

the imaginarium of doctor parnassus film locations

gilliam about inspiration for the imaginarium (It probably began with Pollock’s

Toy Theatres
in London. I remember when I first came here there was

a shop – and it still is here. They do these Victorian toy theatres, which

are cardboard cut-out ones and they have always intrigued me. In fact for

the first go at it, I went down to the Museum

of Childhood
here in London. I knew they had several old ones there,

so I just took some photographs and fiddled with them in Photoshop.)

wayne hussey batte andrew eldritch senza sforzo

(sempre per la serie rockstar più o meno attempate)

come spesso accade, scoprire un concerto per la sera stessa e andarci senza troppe aspettative è stata una scelta felice: previa mail dell'esperto, eccomi di ritorno ieri sera nel quartiere dove ho abitato negli anni 90, in cui ora trovo alimentari esotici aperti la sera e questo ligera (per non autoctoni: nome dialettale della mala milanese, dunque adatto per un locale che propala il culto di anni 70, poliziotteschi et similia).
lì c'è uno scantinato dall'odore appropriatamente muffoso dove ci è toccata una tappa del lungo tour che ha visto wayne hussey aggirarsi accompagnato, in un abbinamento apparentemente improbabile, da miles hunt e erica nockalls dei wonderstuff (sì, ci sono ancora i wonderstuff).
hunt è una specie di jarvis meno alto e meno caustico, lei è un metro e ottanta di giovanissima violinista britannica dal colorito di porcellana. non finisco mai di stupirmi di come questi anglosassoni riescano a mettere in piedi un vero concerto con così poco: un bel concerto pop molto vibrante che mi ha ricordato gli indimenticati (ma scomparsi nel nulla) mirò. se avete un momento di giorno festivo, you could do worse than listening to hunt's myspace.
quanto al veterano di sisters of mercy e mission, appare nei panni di un signore spiritoso che accoglie richieste dal pubblico e non lesina vecchi successi: la scaletta è di questo tenore (trovate quasi tutto su youtube, per esempio un concerto quasi identico a ieri qua – mai visto nessun musicista così imperturbato da flash fotografici e videocamere). se ai tempi a volte mi pareva un po' buffo (non essendo figo come eldritch) adesso trovo che abbia un'immagina più convincente. io l'ho apprezzato particolarmente in versione crooner tenebroso alle prese con dancing barefoot, ashes to ashes, on a night like this (per maniaci ossessivi: ecco pure la versione backstage) never let me down again (sono per lo più le cover tradizionali dei mission).
devo dire che io e l'esperto eravamo piuttosto contenti, ci siamo prestati pure ai cori karaoke: del resto nello scantinato eravamo a un metro da wayne hussey, se non cantavi ti vedeva.
(ci sarebbe di che arricchire i miei aneddoti sui personaggi a cui capito vicino ai concerti, ma vi risparmio sia i due piccoli peruviani che riprendevano tutto sia l'ubriachissimo e vociante alex altrimenti detto «barcolla ma non molla», che purtroppo sapeva tutte le parole di tutte le canzoni…)

a proposito di barbican

non ne abbiamo più parlato, ma l’omaggio a jacques brel carousel del 22 ottobre è stato una strana cosa… se per caso mi aspettavo qualcosa tipo ferrara: no.
la presenza nella line-up di diamanda galas, marc almond e momus poteva far pensare a un progetto un po’ di ricerca, invece trattossi (a parte il corpo estraneo diamanda, l’unica a cantare non accompagnata dalla fin troppo nutrita band e dai suoi arrangiamenti ridondanti) di una rassegna piuttosto classica di artisti che avevano tutti canzoni di brel già in repertorio.  godibile, ma alla fine forse ha scontentato sia chi si aspettava una serata veramente tradizionale sia i rockettari attirati dei tre di cui sopra (le versioni di momus hanno perso la loro peculiarità; l’unico a trionfare è stato marc almond, e devo dire che è stato divertente vederlo così in forma dopo il famigerato incidente di moto. è così tirato che sembra più giovane di vent’anni fa… ma in un personaggio così, ci può stare).

più gradita, alla fine, fu l’occasione di esplorare un po’ il barbican (tanto amato da fabio). mi è piaciuto pure il self-service.