libri doppi

disponiamo di una copia regalabile dei seguenti titoli:

john berger, sul guardare
juan goytisolo, le settimane del giardino
joseph moncure march, the wild party illustrato da spiegelman
kurt vonnegut, ghiaccio nove

chi gradisse riceverne uno, lasci un commento o mandi un messaggio.

se a un diario di navigazione togli la navigazione

che cosa rimane? il tempo. il tempo non può che passare, è una banalità, anche se la tentazione di trattenere il respiro nel folto di un bosco per provare la sensazione che sia fermo è forte (ma inutile: se provi la sensazione, non è fermo).
dunque, mancando la navigazione a scandire alcuni percorsi, c’è per esempio il fatto che ho cambiato la foto dello sfondo scrivania in ufficio, quindi vuol dire che è passato del tempo, quella precedente mi ha stufato.
ci sono spostamenti nei giorni festivi e prefestivi, cene, birre estive, per lo più di infima qualità ma a volte no, persone che non si vedono spesso, bambini piccoli, decidere cosa mettersi ché il tempo (l’altro, cioè lo stesso) è cambiato ancora. tutto ciò non deve lasciare traccia, non è previsto, inutile pretenderlo. sbagliato anche pensare che per questo non abbia senso (o che debba averne uno).
certo il mondo in rete, pur caotico, può aspirare ad avere un ordine semantico, forse per questo mi piace, forse per questo mi manca quando la vitareale™ (ma da che blog veniva il trademark? è di antonio?) prende il sopravvento.

ipotesi

sul perché a me, musicalmente incoltissima, piacciano tanto (e dico proprio tanto), all’interno della musica seria, solo la musica antica, la musica barocca e la musica minimalista: trattasi di strutture il cui uso della ripetizione è in qualche modo affine all’unica musica che conosco un po’, il rock, con la sua commistione di primitivismo e ossessività contemporanea.
(mi frullava per la testa tempo fa, e poi magari è ovvio, ma mi è tornato in mente leggendo oggi un post di cadavrexquis in tema. avevo anche appena sentito da radio3, tornando dalla val seriana, un’esecuzione in cui bach conviveva con un semplice battito di mani, credo provenisse da questo disco – dai pareri di amazon pare un album brutto, e io di solito odio queste operazioni, ma il brano che ho sentito non lo era affatto).

pensiero refrigerante

«quando sono stanco, sogno spesso di passare a milano un inverno. mi rinchiuderei in un alberguccio della periferia, e rimarrei intere giornate a guardare la nebbia, seduto dietro una finestra.  una volta sono stato in normandia.  che pace, e come soltanto immaginato il rumore del mare.  la nebbia rinnova per me queste sensazioni, di quiete e vita insieme.»
(anna maria ortese, il mare non bagna napoli)
[ma neppure la nebbia tange più milano, si sa]

è estate e i festival continuano

questa settimana mi sono procurata non mezz’ora di socialismo tascabile ma un’ora e mezzo di socialismo barricadero.  i gang non sono il tuo genere, mi si dice.  sarà, ma suonano così bene che nel pur orrido mazdapalace a momenti mi si scioglieva il solito cinismo (o forse era per il caldo che faceva).  non li avevo mai visti dal vivo, mi sono divertita molto e ancora prima che lo dicesse marino a proposito di i fought the law avevo pensato che quella era veramente musica popolare – il concerto mi stava riportando vicino tutto il rock più o meno classico o folk amato anni addietro, da springsteen ai pogues (oltre ovviamente al punk «costruttivo», i clash – strummer, peraltro invocato, dove suonano i severini aleggia per davvero), e bastava,  non imitava e non rincorreva, era quella musica – cosa veramente insolita tra i gruppi italiani.
n.b. ricordarsi di andare tardi alla festa di liberazione, per evitare i penosi gruppi che aprono e le tentazioni di consumismo equo e solidale.

me and martin parr

Martinparrè una settimana che cerco un momento per prendere due appunti seri, ma ormai dispero, non s’ha da fare.

dunque, in quei giorni lì, a parigi, dove ci si girava ci si imbatteva in martin parr (sito flash, se no avrei linkato direttamente i portfolio).
martin parr frivolo al bon marché (altre foto), martin parr serio alla maison européenne de photographie, dove ci sono anche le foto in bianco e nero dello yorkshire anni 70, di brighton anni 80 e si proietta think of england, ricerca di parr sull’inglesità in un’estate alla fine degli anni 90.

sull’ipocrisia della foto mp dice:
– denuncio il mondo del consumismo ma ne faccio parte
– in serie come quella della coppie che si annoiano, la foto è un’interpretazione: coglie un momento in cui sembra che le coppie si annoino.

sono foto con un grande impatto, ma con una tematizzazione continua sia del senso dell’immagine sia del rapporto del fotografo con quello che fotografa. sarà per questo che mp può agire in tante direzioni? dalla moda alla buffa autobiografia degli autoritratti (fatti da altri), passando per un’impietosa sociologia complicata dalla voluta confusione tra modelli e gente della strada. molta carne al fuoco, molto interessante.
(quando conoscevo solo le cose più recenti lo trovavo un po’ irritante, quei colori iperrealisti, ma poi ho visto il bellissimo volume antologico phaidon che si trova ancora in libreria, e lì appunto yorkshire anni 70, bad weather, studi maniacali di piccole cose di pessimo gusto…)

ah, mp è un collezionista. tra l’altro raccoglie oggetti di produzione industriale ornati con immagini fotografiche, come i mug-ricordino, specialità inglese in effetti.