con l’eccezione di porco rosso,

perché mi sono scordata che era mercoledì (e non ho mai trovato il dvd consigliato da s.), intendo tra oggi e domani recuperare, alla retrospettiva di milano, molto miyazaki perduto (purtroppo i film vecchi sono in beta): oggi totoro ed eventualmente nausicaa, domani kiki e principessa mononoke, oppure principessa mononoke e laputa, ora vediamo.

memoria e fotografia

«il ricordo è intermittente, ha dei vuoti […] ho un’idea che mi piace: nel sogno la memoria è cinematografica, le persone si muovono; nel ricordo da svegli la memoria è fotografica, procede per immagini fisse, da una meravigliosa immobilità definitiva».
(giulio bollati in intermittenze del ricordo. immagini di cultura italiana a cura di rosa tamborrino, edizioni fondazione torino musei; cit. in raffaele manica, scatti di una famiglia editoriale, «alias» 1.7.2006)

cose

raccolgo da garnant in un momento di ozio:

5 cose nel mio freezer:
cold pack di vario genere (per le giunture di p.)
ghiaccio per il gin tonic (anche in formine a conchiglia e stella di mare)
cornetti algida
minestrone confezionato
busta di funghi affettati confezionati (presi in stagione più adatta e non usati)

5 cose nel mio armadio:
ramponi da montagna
un vestito nuovo con un’improbabile stampa di fenicotteri (h&m è così economico…)
collezione di camicette vecchie o pseudotali
scatola con varie paia di stivaletti che non stanno nella scarpiera
pupazzo imbottito con campanellino, ricordo di un gatto defunto

non ho la macchina, ma nella macchina di p. ho delle c90 degli anni che furono (non si sente più quasi nulla, e sono ancora più inutili da quando il registratore dell’autoradio si è bloccato)

5 cose nella mia borsa:
fazzoletti di carta, sempre e comunque, per naso allergico
bollettino per pagare l’ici (solo oggi)
astuccio messicano all’uncinetto con agendina taccuino e penne colorate
lattina di caramelle anberries (contenente un avanzo e 2 cicche)
occhiali da sole da miope

la fava di santorini

dovrebbe essere il frutto del lathyrus clymenum, che nei siti italiani si chiama cicerchia porporina (ma pare che da noi non si raccolgano i baccelli). si presenta come una specie di lenticchia gialla sgusciata, non l’ho portata a casa perché 11 euro al sacchetto sono un po’ tantini anche per un legume raro.
ieri sera ho fatto l’insalata di lenticchie della cuoca petulante, buonissima, anche se di certo farla con le lenticchie in scatola sarà antimacrobiotico.

l’ex ospedale psichiatrico

paolo pini di milano, ad andarci solo di sera per gli spettacoli (come la lettura da elsa morante del teatro delle albe la settimana scorsa), resta un luogo misterioso, accogliente come un parco e inquietante come una struttura dismessa. questa volta si entrava nella ex mensa, un padiglione piastrellato che sa di muffa.
letto negli stessi giorni il racconto che dà il titolo a mandami a dire di pino roveredo.

poi ho anche visto constantine, che un po’ c’entra e un po’ no – se lo vedi fino alla fine aspettando le apparizioni di tilda swinton, vieni ricompensato dal lucifero («lou») dai piedi neri interpretato da peter stormare.

nel meccanismo

stereotipato di strappare una settimana di ferie a un ufficio, precipitarsi in un’agenzia viaggi perché non si ha tempo di organizzare niente, procurarsi in cambio di mezza quattordicesima una settimana salubre in un posto dove il bel tempo sia sicuro e il viaggio breve (leggi isola greca con areoporto), resta tuttavia un margine di esotismo, almeno per chi non va mai da nessuna parte. non tanto o non solo per gli elementi tipici del luogo, apprezzabilissimi se riesci a schivare l’ardore con cui si cerca di attirarti nei ristoranti, ma per il curioso mondo chiamato «meta del turismo internazionale»: sulla più meridionale delle cicladi si trovano comunemente al supermarket i baked beans, e tipi di shortbread mai visti prima, mentre si incontrano serie difficoltà a farsi fare un caffè greco (fatto confermato dall’unico libro greco che ho trovato in casa e dunque ho portato in spiaggia: l’apprezzabile giallo difesa a zona di petros markaris).  ti capita una sera di parlare di kaurismäki con una finlandese ubriaca – conversazione limitata purtroppo dal fatto che nessuna delle due sapeva i titoli dei film in inglese – in un posto dove ti regalano un irish coffee all’ora dell’aperitivo (questo spero non mi capiti più), e il giorno dopo di discorrere con una coppia tedesca dei tipi di origano spontaneo in grecia e in italia. la massaggiatrice cinese cui affidi il collo per mezz’ora si rivela abitante a milano in zona maciachini, e ti dà il numero di un cellulare italiano a cui sarà reperibile da ottobre, finita la stagione in spiaggia. l’adorabile e peraltro tranquilla spiaggia di neri ciottoli vulcanici è sorvolata da una ventina di charter al giorno, tra andate e ritorni, ma il grazioso nuovo museo archeologico non vende neanche una cartolina. bizzarro. sono anche stata due volte a creta, si può dire (breve scalo in ambedue le tratte): la seconda volta per fortuna c’è stato il tempo di mangiare una spinakopita.