(sospesi nel tempo) di peter jackson l’ho visto proprio volentieri, non solo per peter jackson che era ancora «quello di creature del cielo», ma per michael j. fox che dieci anni dopo ritorno al futuro riesce almeno a tornare al presente (per poi sparire dal grande schermo, ma allora non si sapeva), e alla fine della storia di amanti assassini, agenti FBI squilibrati e ospedali abbandonati c’è uno di quei pezzi mainstream a cui ogni tanto mi devo abbarbicare come l’edera, don’t fear the reaper dei blue oyster cult in versione neozelandese, dei mutton bird.
Autore: alba
catching up
ad avere tempo, tenersi in pari con il blog di momus è un piacere. ci sono tornata cercando post su berlino, ma mi sono trovata anche ad apprezzarne due in cui le sue riflessioni di, diciamo, lifestyle vanno a parare dalle parti di politica e tassi di natalità.
walkscapes, camminare come pratica estetica
adesso ho questi tonti gadget che rendono vagamente meno spiacevole stare al computer in una sera torrida (ventilatorino usb e faretto usb), nonché bicchiere d’acqua con ghiaccio, menta e limone, ma sarà ugualmente un post cortissimo. non posso continuare anch’io a scaldare la città.
appena ho visto questo librino che parlava di camminare, di menhir, di dada, deriva situazionista e land art ho dovuto subito leggerlo – uno spera sempre di capire qualcosa di più delle proprie passioni, e decisamente, per chi ama perdersi via camminando, francesco careri evoca risvolti interessantissimi della cosa. iain sinclair non c’è manco in bibliografia, mi chiedo perché; per la verità forse l’approccio sinclairiano alla psicogeografia ha quel qualcosa di letterario che a un architetto può non piacere (così, è un’ipotesi; mi pare che l’attività dei londinesi e quella di stalker si svolgano in ambiti paralleli).
poi ho rivisto il cielo sopra berlino di wenders, tutto sulle terre di nessuno al confine del muro, quali vere quali ricostruite, cosa che mi è ripiaciuta molto più dei tediosi dialoghi di handke (mi scuso con gli estimatori).
technorati tags: psychogeography, wenders
software life
a tempo perso gioco con last.fm e vox, litigo con l’ultima versione di acquisition, ma soprattutto mi beo per aver potuto finalmente importare in del.icio.us i link di spurl e furl (anche se continuerò a usare furl per salvare una copia dei testi da tenere).
per esempio, il vecchio spurl stream «glossari» è diventato questo, con vertiginosa abbondanza di tag ancora da riordinare.
ah, la nuova versione di opera sul mio vecchio mac va veramente benissimo, meglio di firefox.
brian eno
giovedì scorso alla milanesiana ha parlato di quando voleva essere pittore, e soprattutto di arte generativa («generative art refers to any art practice where the artist uses a system, such as a set of natural language rules, a computer program, a machine, or other procedural invention, which is set into motion with some degree of autonomy contributing to or resulting in a completed work of art», secondo philip galanter), dicendo alcune delle cose che dice qui, è stato spiritoso e insomma adorabile.
ho poi scoperto che a milano abbiamo da anni un convegno sull’arte generativa, e il giorno dopo sono coscienziosamente andata alla triennale a vedere un po’ dei 77 million paintings di eno. eno ha il potere di farti pensare che il mondo sia pieno di intelligenza e di bellezza, e che tutto ciò sia semplice nella sua complessità. brian eno, in generale, ha il potere di farti star bene, qualsiasi cosa lui faccia, e di stupirti senza egocentrismo. non dimentichiamo che tra le carte delle strategie oblique una dice «pensa alla radio», almeno nel mazzo tradotto in italiano da gammalibri. non dimentichiamo che vedere l’installazione place # 16 alla chiesa (sconsacrata) di san carpoforo, l’11 ottobre 86 quando non c’erano ancora i blog e neanche internet e se è per questo non avrei avuto un pc per altri 2 anni, mi rimase davvero molto impresso. e soprattutto che il capolavoro di brian eno sono i dischi in cui ha fatto il produttore, e magari anche la peculiarità di aver inventato un tipo di musica insensata da riprodurre su vinile ma perfetta per i cd e la musica digitale, allora inesistenti.
alla luce di tutto questo, gli si può pure perdonare di fare tanta pubblicità alla apple in un momento in cui l’azienda non è esattamente inattaccabile, e financo di essere amico di michel faber, che peraltro ha riscattato la sua lagnosa presenza in quel consesso dedicando la serata a syd barrett. è poi stato cancellato da un intervento fiume di stefano bartezzaghi, e devo dire che mi sarebbe piaciuto non dover linkare lessico e nuvole ma un suo sito personale dove possibilmente ritrovare il suddetto intervento e confrontare l’esperienza di lettura con quella veramente inquietante di sentirglielo leggere.
qui poi bisognerebbe parlare di rebus corporei e di fanny e alexander, se ce la fa d., che c’era, può lasciare un commento…
libri per ragazzi
«Come si chiamavano? Sapevo solo che erano proprio questi libri scomparsi ormai da tempo che non ero più riuscito a ritrovare. Adesso però erano in un armadio, che al risveglio mi resi conto di non aver mai visto prima. Nel sogno mi sembrava vecchio e familiare. I libri non erano disposti in verticale ma in orizzontale;e precisamente nell’angolo più minaccioso. In essi c’era aria di tempesta. Aprirne uno, mi avrebbe condotto nel bel mezzo del grembo in cui, cangiante e fosco, si rannuvolava un testo gravido di colori. Erano gorgoglianti e sfuggenti, sempre trapassavano in un violetto che sembrava provenire dalle viscere di un animale macellato. Innominabili e carichi di significato come quell’esecrabile violetto erano i titoli, ciascuno dei quali mi sembrava più bizzarro e familiare del precedente. Ma prima ancora di potermi impadronire anche di uno soltanto di essi, mi ridestavo senza aver sfiorato, neppure in sogno, i vecchi libri per ragazzi.»
walter benjamin, infanzia berlinese intorno al millenovecento, trad. it. di e. gianni, einaudi 2001
le guide clup
per vari motivi ultimamente le avevo tradite con le sopravvalutate lonely planet e similia. ma ieri ho scoperto che l’indimenticata collana di cui avevamo amato l’appassionata guida dell’irlanda e l’indispensabile parigi di sylvie coyaud (tuttora in catalogo, pare), è passata alla deagostini. veste grafica rinnovata, contenuto e scrittura come ai bei tempi.
(mentre cercavo informazioni ho pure trovato il blog di un disegnatore amico di una delle autrici della guida di berlino.)
altri abbecedari autobiografici
abecedario di edoardo sanguineti (videointervista), dalla a di avanguardia alla z di zero.
bardadrac di genette (sito seuil in rifacimento; recensioni online su un blog debordiano e fabula.org), dalla a del fiume aa alla z di zut.
il mio senso
del valore del denaro, gravemente e, temevo, irrimediabilmente compromesso prima dall’avvento dell’euro e poi dai prezzi mostruosi di tutto quanto oggi, ha ritrovato improvvisamente dei parametri sensati da quand’ho scoperto che a me ignara turista è possibile affittare un monolocale a berlino per 27 euro al giorno. a questo punto, nella mia vita, tutto ciò che costa più di 27 euro costa troppo; linea guida che raccomando nell’affrontare i saldi estivi, in quanto destinata a garantire risparmio autentico e non presunto (non vorrete mica comprare un paio di scarpe che proclamano di essere scontate del 30% pur costando come due settimane a prenzlauer berg).
PS
ho fatto un’integrazione frivola alle indicazioni su milano (ma solo uno dei posti indicati è compatible con i criteri suddetti, ahinoi).
james mason
grazie ai machiavellici palinsesti dei canali satellitari, ieri sera mi ha perseguitato prima morendo per quasi tutta la durata del fuggitivo di carol reed – odd man out – come un predecessore del dead man di jarmush, in una belfast ricostruita in studio (ma mi dicono che il pub ricorda moltissimo il vero crown bar) che con l’avanzare della notte e della neve diventa sempre più metafisica, mentre i personaggi intorno a lui sono sempre più surreali e la salvezza sempre più lontana;
e poi, più vecchio, perseguitando paul newman alias agente mackintosh (ma in originale non si chiamava così) sempre in irlanda, nella repubblica stavolta. e morendo di nuovo, sempre per ferite da arma da fuoco.