mi dà sempre un'impressione di lusso, di abbondanza – tutta l'america che c'è dentro, il jazz e il blues e il funky, tutte cose che restano per me fondamentalmente esotiche, e in regalo la voce di donald fagen…
anche il concerto (milano, arena civica, 9 luglio) mi ha fatto questo effetto: la precisione e la professionalità della big band (proprio quella che comincia a suonare prima delle star titolari e conclude dopo la loro uscita), la scaletta così varia e fluida e divertente (internet! non trovo la setlist). per tutta la settimana avevo avuto una premonizione acustica sottoforma di una insistente any major dude will tell you in testa, ma non si è avverata.
sd sono anche la cosa più anni settanta che mi sia mai piaciuta, e mi sono piaciuti tanto. una cosa anni settanta ascoltata e amata negli anni ottanta, obbligatoriamente alla radio, trainati dal successo di the nightfly di donald fagen, l'album perfetto, il 1982 in cui si riscopriva l'atomic age. insomma gli steely dan mi fanno un po' da bigino del dopoguerra e sono andata molto volentieri a vedermeli per la prima volta, da sola come andavo vent'anni fa a vedere i miei primi concerti. all'arena c'erano molte zanzare e non poi tantissima gente (con alta percentuale di fan assidui, pure un po' molesti) ma ha cominciato a fare buio quando la scaletta entrava nel vivo con home at last, e a quel punto era proprio così che ci si sentiva. come del resto ogni volta che si riascoltano i loro dischi – a me piacciono quelli vecchi – da tenere un po' come reminder di tutte le cose piacevoli che non ci concediamo quasi mai. swinging is possible.
Autore: alba
i love radio rock
(titolo italiano di the boat that rocked) è un film divertente, sì, ma anche un’occasione mancata: con una sceneggiatura così balorda, anche l’argomento bello (le radio pirata inglesi), gli attori bravi e la supercolonna sonora vanno un po’ sprecati. peccato, poteva essere un the blues brothers, the commitments o perfino un velvet goldmine… e invece proprio no. trovo seccante che di un’epoca come il mio amato 67 sia rimasta solo una superficiale patina rétro: ci sono cardigan fatti a mano a volontà, ma è abbastanza anacronistico che la stazione si chiami «radio rock» e lo hippy della situazione è una caricatura che sembra uscita da un decennio dopo… ma da dove vengono questi personaggi? chi sono? qualcuno gli dia una storia, per favore! voglio il prequel di the boat that rocked.
sarà il calo di zuccheri pomeridiano ma non mi vengono più in mente i film belli sulla radio… facciamo una lista?
more wikipedia: factual background to the story
time out non risparmia gli strali: It’s the kind of musical comedy
where the actors seem to be having more fun than any audience could
ever share. This overlong, poorly paced and slackly directed ship-bound
farrago not only wastes its treasury of golden oldies – Hendrix, Kinks,
Small Faces etc – but magically contrives to reduce the chaotic,
creative spirit of the sexual and cultural revolution to a mere
mechanical catalogue of trite and surprisingly sentimental
sex-drugs-and-rock ’n’ roll clichés, each fatally underlined by
multiple and repetitive reaction shots.
avvistamenti settimanali di marianne faithfull
nel film a episodi paris je t'aime, episodio di gus van sant
nella canzone magpie di patrick wolf
pintér alert
in edicola con il corriere: le traduzioni adelphi con in copertina le illustrazioni di pintér. la veste grafica di francesca leoneschi mi piace; voi che ne pensate?
il cinema in 3d
mi si è manifestato con coraline (pur essendo anziana non mi è capitato di partecipare alle precedenti fasi della moda degli occhialini, e questa mi pare più massiccia e organizzata. però avevo fatto l’obbligatoria visita all’imax di parigi).
la collega f., pur non avendo visto il film, sostiene che coraline mi somiglia (penso siano il labbro storto e il sopracciglio inarcato).
la collega c., pur non avendo visto il film, ha manifestato il suo giovanile entusiasmo per le possibilità espressive del mezzo, ma in un modo un alquanto vago, che mi ha spinto a riflettere su un ipotetico «specifico del 3d»: sulla semiotica sono un po’ arrugginita e mi manca il tempo per opportune ricerche (chi ha idea di come si gira un film in 3d?) per cui non sono andata finora oltre un generico «più interpellazione dello spettatore». che poi vuol anche dire più stupore, in senso abbastanza barocco. devo dire che ho collaborato attivamente ridacchiando e stupendomi a volontà, ma sono cose che mi danno un’impressione di superficialità dell’esperienza, alla fine.
ovviamente però qui si sospende il giudizio fino all’uscita dell’alice di tim burton (marzo 2010 o giù di lì). poi parleremo anche del fatto che il mio interesse per le fiabe si fa direttamente proporzionale all’età (da piccola me ne sbattevo abbastanza).
abecedario promozionale di coraline.
miniature knitting by althea crome (she made coraline’s star sweater).
ps: il film mi è piaciuto ma è più bello il libro (più inquietante).
pps: divertente anche il sito, mi ha fatto ripensare ai cd-rom (qualcuno si ricorda?) come quello di laurie anderson, puppet motel. era un mezzo veramente limitato dal supporto; ora è chiaro che l’unica fruizione possibile per quell’interattività lì è la rete a banda larga.
unrelated facts
sabato ho visto nightmare detective di tsukamoto.
oggi ho fatto richiesta di un taglierino dalla cancelleria dell'ufficio: me l'hanno dato in una scatolina piena di scritte giapponesi.
raúl ruiz
raoul per i francesi (cui l’accoglienza degli esuli sudamericani ha dato forse qualche diritto di storpiarne i nomi) è stato uno dei picchi di una milanesiana decisamente interessante, a celebrare la decima edizione; speriamo non sia il canto del cigno, visto il cambio della guardia in provincia, ma di certo «la sorella del fratello», come la curatrice è soprannominata nei corridoi di via mecenate (oh, la perfidia dell’ambiente aziendale!), lotterà per difendere la sua creatura. vai betty.
dunque domenica mattina ho visto l’unica megaproduzione di ruiz, le temps retrouvé.



e domenica pomeriggio combat d’amour en songe, girato in portogallo. sarebbe stato bello avere anche qui un’immagine di elsa zylberstein nello specchio (là parla al protagonista da dentro uno specchio), invece ho solo un brutto frame dal sito portghese del film.

d. è tornato anche la sera e si è fatto autografare il libro delle sparizioni, perfetto per il tema della milanesiana (sono sempre argomenti un po’ pretestuosi e fumosi – in questo caso l’invisibile – che in quanto tali lasciano molta libertà agli artisti che intervengono).
ghezzi c’è ancora, come ai tempi in cui creava dal nulla il culto di ruiz in italia trasmettendo a fuori orario la ville des pirates, e questo fa piacere.
che cosa sta suonando meredith monk?

il concerto di sabato 27 alla milanesiana (con katie geissinger) è stato commovente.
l’organizzazione della gita scolastica autunnale

procede. i biglietti per l’evento culturale sono arrivato da londra a milano in giorni 2.
poiché l’amica t. ha radunato una classe folta quanto eterogenea, abbiamo dovuto trovare una casa sul tamigi da monopolizzare.
hitchcock alert
forse quest'anno robyn hitchcock viene davvero a strade blu: con la band (!) a casola valsenio (!!!) il 14 agosto. ingresso gratuito.
peccato che non abbiamo più il pied-à-terre a imola, me lo sentivo che veniva utile – ma per rh temo che affronterei pure un ferragosto in campeggio a riolo terme.
ps: volendo, la sera prima a ravenna c'è steve wynn che suona dylan. con band. (no, lo dico per chi notava che da un po' steve wynn non si faceva vedere)