ho rivisto viale del tramonto

sabato sera, mentre il piccolo p. (anni 1,5) dormiva nella stanza accanto tutta invasa di odore di bambino.
be’, quella di vedere il dvd con il videoproiettore di mio cognato dev’essere stata un’esperienza intensa, perché ho notato che oggi tendo a tenere le dita della mano un po’ adunche, quando lasciano la tastiera. (oh, magari è solo il freddo.)

inutile sperare in un incentivo statale sui videoproiettori, temo?

werner berg

sì, quando vedo una bella xilografia in bianco e nero mi abbandono a entusiasmi inconsulti, anche senza conoscerne minimamente l’autore (certo, eh, gli austriaci, i tedeschi, per queste cose…)
poi mi sono consolata perché werner berg non dev’essere poi famosissimo, se in rete ci sono solo informazioni in tedesco (criterio grossolano ma con una sua spietata plausibilità).

un breve profilo in inglese

la stanza delle incisioni al museo berg di bleiburg in carinzia (link alla galleria via life in the present)

una mostra fino al 30 gennaio a vienna.

negli ultimi due giorni

ho avuto una valanga di accessi da chiavi di ricerca riguardanti deep end di skolimowski. ipotizzo che l* person* interessat* sia(no) stat* folgorat* dalla visione del film a fuori orario, nella notte tra l’1 e il 2: ecco, io ovviamente mi sono dimenticata di registrarlo nonostante sapessi che lo programmavano. ma se voi, per caso… fatevi vivi!

bing

(il signor siegfried bing) amava munch e le tappezzerie di william morris; le stampe giapponesi e i vetri di tiffany. con buona pace di p. che quando gli si parano davanti troppi esemplari di arti applicate decreta iniziato lo smarronamento – parole sue; a questa mostra son riuscita a portarlo perché stavamo già dentro il museo van gogh.
comunque, il fatto è che, come siamo entrati, bing! mi sono trovata davanti i due quadri di rippl-rónai di cui mi ero infatuata in agosto alla galleria d’arte ungherese di budapest (e di cui, per continuare con gli scarabocchi, avevo annotato scrupolosamente i titoli).
ma cosa vuole da me rippl-rónai? che mi metta il cappello con la veletta? che tenga un canarino in una gabbia verde? lo dica, per favore.

a grande richiesta

perlomeno del mio guest blogger, s. il giardiniere, che ha praticamente dichiarato la settimana del gatto (vorrei far notare che io cerco di non indulgere troppo a frivolità e svenevolezze, ma qui mi si forza la mano!)

dunque, le immagini dal finale felino di colazione da tiffany: pensavo di aver preso il dvd insieme ad altri di audrey hepburn, e invece no, per l’ottimo motivo che ho vhs originali sia in italiano sia in inglese (però, se trovo qualcuno a cui darle quasi quasi lo prendo, il dvd – andiamo ad alzata di mano, fatevi avanti).
pertanto quelle che metto qui sono delle tenere foto da video, tutte belle sgranate e supersature.

(c’è anche il bacio, nascosto in un pop up perché s. non vuole vederlo, se no si commuove.)

quanto al film, be’, è la perfetta commedia hollywoodiana di cui si nutriva insaziabile la nostra televisione di vent’anni fa: colorata, ottimi interpreti, piena di musichette ammiccanti e frivolissimo jazz fitto di percussioni latine. qui si vede proprio all’opera lo stampo del genere: nessuna traccia della qualità nostalgica del libro di truman capote, che racconta una storia già finita (male) in una new york assai meno euforica e lussuosa (quella del 1943); il lieto fine e l’abolizione del flash back, anzi, ne danno una versione ottimistica, proiettata verso il futuro (it’s the sixties, baby). pur mantenendo buona parte dei dialoghi originali, il film, lungi dallo sposare l’amarezza del racconto, è meglio riuscito laddove non prova neppure a essere drammatico, ovvero melodrammatico (tutta la prima parte, con l’iperbolica sequenza del party).
Curiosa, in un soggetto dove la normalizzazione degli studios ha censurato ogni esplicito riferimento sessuale, l’aggiunta dell’arredatrice che mantiene lo scrittore: ma funzionale al moralistico assunto del film = paul & holly, giovani brillanti ma sostanzialmente sbandati e soli, trovano nel vero amore un’occasione di riscatto e un motivo per affrontare la vita con coraggio e rettitudine.
il racconto invece è ben deciso nell’additare il fatto che ognuno si tiene la vita che ha (e che, forse, si merita). eppure, la protagonista del film è perfetta anche rispetto al libro:  la holly golightly di audrey hepburn è proprio quella che nel libro scrive «in transito» sul biglietto da visita al posto dell’indirizzo. sarà forse perché i personaggi del periodo d’oro della hepburn, quale più giudizioso o ingenuo, quale meno, sono tutti caratterizzati da un fermo desiderio d’indipendenza, artiste della rivolta senza provocazione (com’è giusto che sia prima del 68). e holly, il suo personaggio più spregiudicato, è anche la celebrazione di uno stile costruito con coerenza attraverso i film degli anni 50: vacanze romane, sabrina, funny face, arianna e persino guerra e pace.  con l’indispensabile complicità, in un periodo in cui creare una moda aveva ancora un senso (sociale), dei suoi zigomi assolutamente fotogenici e degli immancabili abiti di givenchy.

postille
1.  alcune altre immagini (in b/n) del film, la casa di holly e la crown imperial del 61 ferma davanti alla casa, un’opera d’arte contemporaneo-tipografica ispirata al libro di capote.
2. un’altra holly golightly
3. il post è così noioso perché sono appunti estratti da un vecchio articolo (road runner n. 2, s.d., ritrovato sabato scorso in fondo a un armadio)

le xilografie di félix vallotton

non si trovano molto di frequente riprodotte in rete (vedo che ne aveva raccolte alcune il weblog giornale nuovo).*

io sono abbastanza contenta di questo libricino che mi è ricapitato in mano l’altra sera, catalogo di una mostra romana dell’80, dove ne sono riprodotte 147 (tra cui dei bellissimi ex libris).

   

update 12.01.05: ho ripescato il pel di carota illustrato da vallotton, ca 1902 (jules renard, poil de carotte, avec 50 dessins de f. vallotton, flammarion 1938, comprato in italia per lire 10.000).

update settembre 2007: trovato la vita assassina, romanzo, con sette disegni dell’autore (molto simili alle stampe), adelphi 1987.

* now (2013) resources abound:

félix vallotton’s reinvention of the woodcut

félix vallotton’s woodblock prints

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