boxed in. e non ho neanche il tempo di rivedere il film, sigh.
nel frattempo, potremmo fare un (no, il) dibattito (no) sul tema: «la vita è a colori, ma il bianco e nero è più realistico» (frase di wenders, credo).
boxed in. e non ho neanche il tempo di rivedere il film, sigh.
nel frattempo, potremmo fare un (no, il) dibattito (no) sul tema: «la vita è a colori, ma il bianco e nero è più realistico» (frase di wenders, credo).
colonna sonora del film di jonathan demme: chi non se la ricorda?
era di tony fitzpatrick, che ora ha pubblicato in un libro le incisioni del suo abbecedario.

sì, quando vedo una bella xilografia in bianco e nero mi abbandono a entusiasmi inconsulti, anche senza conoscerne minimamente l’autore (certo, eh, gli austriaci, i tedeschi, per queste cose…)
poi mi sono consolata perché werner berg non dev’essere poi famosissimo, se in rete ci sono solo informazioni in tedesco (criterio grossolano ma con una sua spietata plausibilità).
un breve profilo in inglese
la stanza delle incisioni al museo berg di bleiburg in carinzia (link alla galleria via life in the present)
una mostra fino al 30 gennaio a vienna.
ho avuto una valanga di accessi da chiavi di ricerca riguardanti deep end di skolimowski. ipotizzo che l* person* interessat* sia(no) stat* folgorat* dalla visione del film a fuori orario, nella notte tra l’1 e il 2: ecco, io ovviamente mi sono dimenticata di registrarlo nonostante sapessi che lo programmavano. ma se voi, per caso… fatevi vivi!
si può vedere sul sito del museo delle belle arti di san francisco.
quadri di nicholson sul sito della mostra alla royal academy di londra.
la ragazza con il guanto rotto.
era ieri, lo so. (1700° anniversario del martirio, pare.)
tiepolo, bassano, dolci.
caravaggio.
altra iconografia.
particolare di veronese.
(il signor siegfried bing) amava munch e le tappezzerie di william morris; le stampe giapponesi e i vetri di tiffany. con buona pace di p. che quando gli si parano davanti troppi esemplari di arti applicate decreta iniziato lo smarronamento – parole sue; a questa mostra son riuscita a portarlo perché stavamo già dentro il museo van gogh.
comunque, il fatto è che, come siamo entrati, bing! mi sono trovata davanti i due quadri di rippl-rónai di cui mi ero infatuata in agosto alla galleria d’arte ungherese di budapest (e di cui, per continuare con gli scarabocchi, avevo annotato scrupolosamente i titoli).
ma cosa vuole da me rippl-rónai? che mi metta il cappello con la veletta? che tenga un canarino in una gabbia verde? lo dica, per favore.
perlomeno del mio guest blogger, s. il giardiniere, che ha praticamente dichiarato la settimana del gatto (vorrei far notare che io cerco di non indulgere troppo a frivolità e svenevolezze, ma qui mi si forza la mano!)
dunque, le immagini dal finale felino di colazione da tiffany: pensavo di aver preso il dvd insieme ad altri di audrey hepburn, e invece no, per l’ottimo motivo che ho vhs originali sia in italiano sia in inglese (però, se trovo qualcuno a cui darle quasi quasi lo prendo, il dvd – andiamo ad alzata di mano, fatevi avanti).
pertanto quelle che metto qui sono delle tenere foto da video, tutte belle sgranate e supersature.
(c’è anche il bacio, nascosto in un pop up perché s. non vuole vederlo, ché si commuove.)
non avevo mai visto strada a doppia corsia di monte hellman.
on route 66 filming two-lane blacktop (rolling stone 1970), sceneggiatura.
non si trovano molto di frequente riprodotte in rete (vedo che ne aveva raccolte alcune il weblog giornale nuovo).*
io sono abbastanza contenta di questo libricino che mi è ricapitato in mano l’altra sera, catalogo di una mostra romana dell’80, dove ne sono riprodotte 147 (tra cui dei bellissimi ex libris).
update 12.01.05: ho ripescato il pel di carota illustrato da vallotton, ca 1902 (jules renard, poil de carotte, avec 50 dessins de f. vallotton, flammarion 1938, comprato in italia per lire 10.000).
update settembre 2007: trovato la vita assassina, romanzo, con sette disegni dell'autore (molto simili alle stampe), adelphi 1987.
* now (2013) resources abound:
félix vallotton's reinvention of the woodcut