ho visto uomini in kilt camminare in corso buenos aires e ho sentito vittorio de seta dire che per la cultura cinematografica (dico io – stava parlando in particolare dell’arte dell’inquadratura) «la televisione è stata come la diga del vajont».
in questo momento mi viene da pensare che, se qualcuno pensa d’impressionarmi con il blando e tedioso canto religioso al megafono che si ode in questo momento fuori della finestra, dovrebbe giusto dare un’occhiata alla sicilia dei corti di de seta. non vedo che senso abbiano, oggi, certe esangui manifestazioni rituali pubbliche – ma sarò io che, come dicevo, non ho (mai) digerito bene (il venerdì santo).
che altro ho fatto questa settimana? ho ripensato a john foxx, che è tornato in attività ma pare faccia ambient music, accidenti a lui. risentita a volume altissimo la raccolta dai primi tre dischi degli ultravox (questo già sabato scorso, forse).
ho ricevuto un pacco di amazon, scoprendo così che sul dvd della tempesta di jarman ci sono due corti come extra, che nella biografia di marianne faithfull ci sono un sacco di foto, che what’s welsh for zen è un libro enorme.
consiglio l’ordinare così, un po’ a caso, per procurarsi il regressivo equivalente adulto di una sorpresa natalizia.
uhm, ho visto il primo episodio… perché mi è parso così banale? sarà il doppiaggio? sarà che non mi piace come sono diventati i protagonisti? sarà che del film corale non c'è quasi più nulla? sarà che è brutto?