agosto è finito e fin qui tutto bene

cioè, la gente d’estate muore come mosche, il polline d’ambrosia è arrivato e in questo momento ho uno strano dolore intercostale, ma insisto nella leggerezza estiva sentendo il podcast del dottor djembé di david riondino (l’ho scoperto in macchina il 15 agosto – a dire la verità, nelle vacanze mi sembra di non avere quasi fatto altro che sentire radiotre).

finora è stato abbastanza facile: milano ancora vuota, il nuovo tragitto per andare al lavoro che me la fa sembrare meno brutta, prendendo il tram davanti ai nanetti e passando davanti al lotto un po’ alla lower east side del piccolo circo, dove abitano dei coniglietti bianchi e neri (giuro, non è il doping antiallergia, recherò prove fotografiche).

peraltro le gite agostane mi hanno visto contemplare commossa cani, pecore, capre, mucche e persino la fugace visione di un cervide non meglio identificato sul sentiero (capriolo femmina?) che ora mi ritrovo quasi identico sulla copertina del disco nuovo di david sylvian (opera di ruud van empel).

hitchcock e new york

Una cosa che mi sono spesso chiesto in seguito: perché non avevo mai fatto nessun tentativo di visitare l’America fino al 1927? Me lo chiedo ancora adesso. Incontravo costantemente degli americani, ero in grado di leggere perfettamente una carta di New York e conoscevo a memoria gli orari dei treni americani, perché mi facevo spedire gli orari ferroviari: era il mio passatempo preferito. Potevo descrivere New York, dove si trovavano i teatri, i grandi magazzini. Quando parlavo per un po’ di tempo con degli americani, mi chiedevano: «Quando c’è andato l’ultima volta?». Io rispondevo: «Non ci sono mai stato». Non è strano?

(il cinema secondo hitchcock di françois truffaut, pratiche editrice, parma 1985, p. 102)

the stranglers

al rolling stone un sabato sera, senza cornwell ovviamente (ma che tamarro è questo baz warne?), e purtroppo senza neanche il batterista jet black settantenne, mettono su ugualmente un concerto che sono contenta di aver visto. spiccio ma efficace. del resto fanno un greatest hits tour, quindi ce n'è per tutti, pure le cover walk on by e all day and all of the night (next best thing rispetto al sentire i kinks, suppongo.)

al ritorno, il quartiere è affollatissimo per la festa pre-sgombero del centro sociale pergola. all'una e un quarto fuochi artificiali: dalla finestra del terzo piano si vedono benissimo, sembrano fatti per noi… un paradossale buon anno a un quartiere assediato dai cantieri, che estromette la macchia di colore dell'ultimo centro sociale della zona.  bisognerà inventarsi qualcos'altro.

lo sgombero del centro sociale conchetta a milano

(le forze dell'ordine hanno messo i sigilli ieri mattina) dovrebbe suscitare indignazione per diversi motivi, non c'è bisogno di avere particolari simpatie per gli spazi occupati e autogestiti:
– cox 18 è un vero centro culturale di storica rilevanza cittadina;
– lo stabile di via conchetta 18 da anni è del comune, che dovrebbe solo ringraziare il collettivo per come usa lo spazio e per la sua presenza costruttiva nel quartiere (anche se non può ne vuole metterci un marchietto sopra); 
– c'era già una causa civile in corso da mesi per definire l'uso dello stabile.

speriamo che l'ambiente della cultura milanese, se ne esiste uno, prenda posizione contro l'ottusità e l'ignoranza, invece di lasciare nel loro brodo le realtà autonome che – per quanto scomode per una certa tendenza a dire la loro in modo poco conciliante con l'amministrazione cittadina in carica, ops – sono una presenza vitale, vivace, necessaria.
bisogna mettere bene in chiaro la situazione (e domani, in corteo, evitare che saltino fuori i soliti mitomani che fanno casino e
provocano – l'unica cosa più irritante degli assessori ottusi). facciamoci prendere sul serio.

informazioni varie su carmilla
aggiornamenti sulle iniziative pro cox 18 su radio onda d'urto e indymedia

oggi un giro in centro

cominciato per vedere una mostra sul terrorismo a milano. non sapevamo con precisione cosa fosse, ma trattandosi del museo di storia contemporanea abbiamo detto: perché no?
è presto detto, perché no: trattasi di un percorso (definito, bleah, «viaggio emozionale») di pannelli con (poche) foto e una narrazione tipo bigino degli anni di piombo con scarni dati sugli episodi salienti (semplificati semplicisticamente); a questa narrazione si alternano frasi a effetto sulla «tragicità» degli atti di terrorismo e profili e testimonianze delle/sulle vittime del terrorismo alla cui memoria la mostra è dedicata, memoria rispettabilissima ma che in questo approccio «emozionale» (una volta la parola italiana era «emotivo» e il senso non cambia) monopolizza con il banale ricatto «lacrime per vite stroncate» qualsiasi avvicinamento alla comprensione storica. al di là della novità dell’approccio «emozionale», l’intenzione è la solita: quell’andare al di là delle ideologie che è l’atteggiamento più ideologico che ci sia. non entro neanche nei dettagli della superficialità del tutto, pare una ricerca fatta al doposcuola, e trattandosi di milano, facciamo bene attenzione a non nominare neppure pinelli, mi raccomando (che tra l’altro, stranamente, p. crede di aver riconosciuto in una foto: messaggio subliminale?)
non è segnalato un curatore; pare più che altro un’installazione – con l’appeal della cronaca nera – fatta da qualche agenzia dedita a organizzare eventi et similia, che il comune poteva benissimo piazzare in qualche luogo di passaggio in centro, se voleva – ciò non mi avrebbe stupito – ma per un museo è squalificante. quanto al fatto che ci vengano portate le scolaresche, si può solo indignarsi.

il pomeriggio è migliorato con una visita al negozio humana (un charity shop in italia! sono commossa) di via cappellari 3, accanto al duomo – dietro la libreria mondadori e accanto al negozio kipling – che svende al 50% fino al 7/2. pare ci sia da due anni, e non mi dite niente?

la nebbia a milano

è ormai più rara della neve. un regalo, quindi, questa vigilia di natale ovattata che stamattina sfumava i contorni del cantiere impregilo di via melchiorre gioia, appannando le vetrate appena montate ai primi piani delle strutture a esse dell’«altra sede» della regione, le cui impalcature salivano nel nulla come fiabesche strutture di una città fantasma (chiedo venia, ho finito ieri sera di leggere neverwhere di neil gaiman). nella nebbia sfumavano pure le cime del pirellone e del grattacielo di via galvani vuoto da anni per i lavori di bonifica dell’amianto. insieme alla scossa di terremoto di ieri pomeriggio, una benvenuta destabilizzazione simbolica del centro direzionale.