volevo appuntarmi due cose

Annefrank_1su quante volte ho letto da piccola il diario di anna frank, su quella volta che non sono entrata nella casa di anna frank, sulla madre di anna frank che è morta ad auschwitz il 26 (sì, il 26) gennaio del 45 mentre il padre è vissuto un giorno di più ed è tornato ad amsterdam, ma le ragazze no perché erano a bergen belsen e c’è stato tempo perché morissero là a febbraio o marzo. per dire anche di tutti quelli di cui non si sa.
però radio popolare ha tradimento ha fatto sentire di nuovo le voci dei reduci e mi è venuto da piangere, e poi mi si è piantato firefox (devo ammetterlo: sul mio powerbook a volte firefox si pianta, quando ho molti tab aperti).
consiglierei dunque ai passanti di correre a leggere il post di garnant e a vedere le foto di katherine.

ieri notte ho scritto mentalmente un post

sul tema: «cose da non fare quando si passano le consegne di una mansione in ufficio».
era livoroso, quindi dev’essere una fortuna che me lo sia dimenticato e non abbia alcuna voglia di scriverlo davvero.
forse perché stamattina mi sono disintossicata andando non in ufficio ma a parlare (pur sempre di lavoro, è vero) a una classe di diciotto giovini.
ma voi insegnanti come fate? ho finito a mezzogiorno e sono tuttora esausta, un po’ agitata, e ho mal di gola. dei tempi delle supplenze avevo dimenticato gli effetti collaterali.

poisongalore

è il bellissimo nome del sito di sergio polano (docente di storia delle arti decorative e industriali ed estetica alla facoltà di architettura di venezia e autore del libro abecedario), con un blog che segnala risorse su grafica e design e un altro che raccoglie gli articoli di s.p. sull’argomento.

ma i weblog accademici italiani, in generale, come sono? ci sono? la cosa mi incuriosisce, appena ho tempo faccio una ricerchina.

o come…

è un lunedì veramente tetro. stare in ufficio fa venire così sonno che preferirei dissodare qualche aiuola a scopo coltivazione diretta anche se non è stagione, fuori al freddo, con le scarpe pesanti. oggi l’inventario del giardiniere oscilla tra filari ordinati e quel simbolo del selvatico che è l’ortica – forse un po’ meno selvaggia da quando è ingrediente sbandierato di sciampi e ravioli (ma a toccarla da viva, si prende la sua rivincita).

Ortocondominialeorti o ortica? «to be rational or to be natural?» questo è il dilemma. per selvatico che voglia apparire, un giardino sarà sempre un artefatto. un orto-giardino a maggior ragione. ho come l’idea che siano state le piante ad addomesticare l’uomo e non viceversa. dalla coltivazione della terra sono nate così tante arti… dalla delimitazione di un campo la geometria. dall’osservazione dei cicli vegetali lo studio degli astri. dalla proprietà di un pezzo di terra la scienza del diritto. dall’entità di un raccolto e dal confronto con quello dell’anno prima i numeri e l’algebra. da un pisello la genetica!

sarà come sarà. piante e giardini ci stregano a tuttora e siamo divisi fra un villandry che sazia corpo e anima e l’ortica che si intreccia al latte di gallinaornithogalum umbellatum – e sfama vermi e lumache. senza bisogno delle nostre cure.

l’inventario è una tendenza contemporanea?

sono sempre di più i collezionisti del dettaglio triviale, dice un articolo di alias di sabato scorso (scan 1 e 2, in assenza di legittima copia online), che prende spunto dalla recensione del libro l’originale miscellanea di schott per additare uno spettro di produzione e consumo culturale che va dagli enciclopedisti nominalisti al reality show, passando, e qui vi voglio, per gli «accaniti compilatori di liste in internet». l’idea è che si tratti non solo di un rimedio all’«horror vacui prodotto da un sapere sempre più parcellizzato», ma di una «maggiore consapevolezza della complessità» (uhm, nei reality, non so…) che porta a una curiosità diffusa e a tessere un sapere «orizzontale», collettivo, in cui ognuno è portatore di un pezzetto, per quanto piccolo. impossibile da concepire senza la rete, aggiungerei. dei weblog l’articolo non parla, ma insomma, è ovvio.

un link ai limiti dell’arte: ellie harrison e il day-to-day data project. (avevo anche qualche link su sophie dalle).

la gatta di via g.

Gattag1 l’ho vista già diverse volte andando e tornando dall’ufficio. è magra, ma se sta in via g. vuol dire che qualcuno le dà da mangiare. la gatta di via g. è miagolona e coccolona, e usa stare sul sedile di uno scooter parcheggiato lì, che ormai ha la fodera tutta bucherellata. l’unico incontro in cui ho potuto fotografarla era serale, e l’unica mia arma la piccola automatica, perciò le immagini sono venute o con l’orrido flash oppure mosse.