che ho visto era riprodotta su una cartolina. non era la famosa copertina del new yorker del 76, bensì una vista analoga in cui si scorgeva new york partendo dal centro di parigi, se non ricordo male (forse la cartolina veniva proprio da lì e, adesso che ci penso, probabilmente non era di saul steinberg ma un’imitazione).
«Mettendoci nella scomoda situazione dell’emigrante, siamo di nuovo come dei bambini» aveva scritto. un esilio, l’infanzia stessa, ma un esilio miracoloso, pieno di visioni e incantesimi. le sue famose «carte geografiche», che partivano da Manhattan, addirittura dalla sua scrivania, non omettevano il cerchio magico Palas, un tempo nelle vicinanze. «sono tra i pochi che continuano e perfezionano il disegno dell’infanzia» confessava.
(…) Aveva tutti i motivi per accompagnarmi a Bucarest e tutti i motivi per evitare il ritorno.
(…) avremmo potuto bighellonare nei luoghi dove c’era, un tempo, il Paradiso Palas della sua infanzia. Aveva però deciso, alla fine, di partire per Milano, la città della sua giovinezza, sostituto più «safe» e con meno sorprese del passato. Invece dell’augurio di buon viaggio, mi aveva mandato la copia di una pagina di un libro su Bucarest, con una pianta in cui aveva cerchiato la zona incantata. «April 12, 1997. Dear Norman, questo è il mio cerchio magico: strada Palas off Antim – Strada Justitiei che interseca Calea Rahovei. Non è più rimasto nulla? Dai un’occhiata se hai tempo.»
Senza gli obblighi dell’ospite e della guida, ho tempo a iosa, il cerchio magico sarebbe nelle vicinanze, ma nnon ho la forza di contemplare il nulla. I bulldozer della dittatura avevano distrutto il Paradiso Palas, traslato definitivamente a New York, nella memoria del vecchio artista di East Side Manhattan.
(norman manea, il ritorno dell’huligano. una vita, trad. di marco cugno, il saggiatore 2004)
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