sono sempre di più i collezionisti del dettaglio triviale, dice un articolo di alias di sabato scorso (scan qui sotto, in assenza di legittima copia online), che prende spunto dalla recensione del libro l’originale miscellanea di schott per additare uno spettro di produzione e consumo culturale che va dagli enciclopedisti nominalisti al reality show, passando, e qui vi voglio, per gli «accaniti compilatori di liste in internet». l’idea è che si tratti non solo di un rimedio all’«horror vacui prodotto da un sapere sempre più parcellizzato», ma di una «maggiore consapevolezza della complessità» (uhm, nei reality, non so…) che porta a una curiosità diffusa e a tessere un sapere «orizzontale», collettivo, in cui ognuno è portatore di un pezzetto, per quanto piccolo. impossibile da concepire senza la rete, aggiungerei. dei weblog l’articolo non parla, ma insomma, è ovvio.
un link ai limiti dell’arte: ellie harrison e il day-to-day data project. (avevo anche qualche link su sophie dalle).











