l’inventario è una tendenza contemporanea?

sono sempre di più i collezionisti del dettaglio triviale, dice un articolo di alias di sabato scorso (scan qui sotto, in assenza di legittima copia online), che prende spunto dalla recensione del libro l’originale miscellanea di schott per additare uno spettro di produzione e consumo culturale che va dagli enciclopedisti nominalisti al reality show, passando, e qui vi voglio, per gli «accaniti compilatori di liste in internet». l’idea è che si tratti non solo di un rimedio all’«horror vacui prodotto da un sapere sempre più parcellizzato», ma di una «maggiore consapevolezza della complessità» (uhm, nei reality, non so…) che porta a una curiosità diffusa e a tessere un sapere «orizzontale», collettivo, in cui ognuno è portatore di un pezzetto, per quanto piccolo. impossibile da concepire senza la rete, aggiungerei. dei weblog l’articolo non parla, ma insomma, è ovvio.

un link ai limiti dell’arte: ellie harrison e il day-to-day data project. (avevo anche qualche link su sophie dalle).

la gatta di via g.

l’ho vista già diverse volte andando e tornando dall’ufficio. è magra, ma se sta in via g. vuol dire che qualcuno le dà da mangiare. la gatta di via g. è miagolona e coccolona, e usa stare sul sedile di uno scooter parcheggiato lì, che ormai ha la fodera tutta bucherellata. l’unico incontro in cui ho potuto fotografarla era serale, e l’unica mia arma la piccola automatica, perciò le immagini sono venute o con l’orrido flash oppure mosse.

con «tre segretarie in gamba»

continua l’inventario collaborativo: c’era chi ne invocava la copertina giorni fa, e chi l’ha prontamente esibita. (ovviamente si tratta del giardiniere e del bibliotecario, che ringrazio molto.)
trattasi dunque di outline for a secretary di angela mack, edito a londra da chatto & windus, nell’edizione italiana f.lli fabbri editori, n. 2 dei libri deliziosi – collana per signorinette, 1957.

come da manuale

se a milano c’è la neve, sono contenta come una biscia (almeno, mi hanno detto che si vede che sono contenta come una biscia). come da manuale faccio le mie tonte foto, e ne metto una qui. è stato l’unico giorno da mesi in cui mi aggiravo senza scarpe pesanti né berretti, però mi sono avvoltolata nella sciarpa turchese che fa sempre una gran scena.

a vedere lo showcase di stan ridgway

ci sono andata (dopo aver valutato che rimini e udine erano veramente un po’ troppo lontane, per me, per un concerto acustico – l’unico tipo di concerto che gli ex famosi si possano permettere dalle nostre parti, pare). c’erano parecchi quarantenni going on 13, cioè parecchi sul totale delle persone, a dir tanto un centinaio. c’era questo signore molto arguto che ha fatto da solo quasi un cabaret di storie di una hollywood minore e canzoni alla chitarra (e un po’ d’armonica), e quando fa così è veramente una delizia, anche se, a differenza di altri musicisti della sua età, sembra uno zio un po’ invecchiato.

avevo anch’io la mia storiellina mesta da raccontare, quella sulla trasmissione radio d’alta lombardia che da metà anni 80 a metà anni 90 ha portato il nome del suo disco the big heat: ne ho cavato un autografo sulla copertina del sette pollici, che tutto il giorno era stato nel tepore della borsa di lana in attesa di tornare giovane, vent’anni dopo.
io di solito non chiedo autografi (unico precedente, il periodo in cui inseguivo il nasone di andy white su e giù per queste terre nebbiose), ma visto che era presente – senza che ci mettessimo d’accordo – pure il titolare della trasmissione radio d’alta lombardia, bisognava fare un’eccezione.

la scaletta invece era di brani relativamente recenti. ho scordato il primo, ma c’è stato qualcosa da holiday in dirt (beloved movie star e garage band 69), il traditional long black veil, poi train of thought, overlords. citazioni citabili a valanga, ora mi ricordo solo: «vi faccio una canzone che non conoscete, ma non importa; l’importante è che la sappia io».
niente tastiere causa momentaneo smarrimento bagagli da parte dell’alitalia. grazie alitalia.

n come…

n come… non lo so, e dunque mi regalo una visione di primavera. un tappeto precoce di «occhi della madonna». si chiamano proprio così! mille occhi di uccelli che guardano il cielo e se ne infischiano di nomi e alfabeti.

questi fiori si affacciano immancabilmente alla mia memoria e nel mio immaginario accompagnati a quelli – altrettanto minuti e stupefacenti – del «centocchio dei campi» o «mordigallina» che gli anglofoni chiamano scarlet pimpernel.
adoro le erbacce e questi piccoli fiori – nonostante si tratti «solo» di fiori di campo (fiori di marciapiede, ormai!) e nonostante ne abbia imparato i nomi: veronica persica, anagallis arvensis, galinsoga parviflora, chelidonium majus

ecco: n come nomi.
se un giorno perdessi la vista, mi rimarrebbero i nomi.

(ma come, «non lo so»? dopo tanto parlare di abbecedari, io
lo sapevo benissimo, a che cosa doveva corrispondere la lettera n in
questo gioco alfabetico-naturalistico del lunedì. non ho suggerito… però vedo che il giardiniere è arrivato alla stessa conclusione. questo
post di s. invita a pensare alle piante dell’infanzia, e io ne ho una
senza nome: quelle foglie pelosette verde scuro, un po’ a forma di
cuore, che si attaccavano ai vestiti e quindi si usavano per inventare
costumi e ornamenti. non ho veramente idea di che erba possa essere.)

motivi per alzarsi la mattina, un lunedì

forse la soddisfazione di chiudere un libro importantissimo per il fatturato aziendale? mah. forse la notizia della fugace presenza di stan ridgway a milano oggi?

la risposta sta nel fatto (mai verificatosi prima, a quanto ricordo) che sono uscita di casa con un quarantacinque giri e un pennarello nella borsa. quel test che gira in questi giorni sulla «età interiore» mi dà 29 anni. going on 13, direi.

una birretta ci sarebbe stata bene

invece la proposta era di passare all’inaugurazione della mostra di dave mckean, ma non avevo voglia di tornare fin là e di trovarmi, appunto, dentro un’inaugurazione (la tipica cosa che ti fa saltare la cena, e io divento un po’ urfida, a saltare la cena).
mi sa che ci vado un altro giorno – è sulla strada per tornare dall’ufficio – a vedere che ha combinato mckean par diventare famoso, dopo le copertine di neil gaiman (io ho solo un albo di sandman e uno di death, primi anni 90).  lunedì ci sono i cortometraggi.