o come…

è un lunedì veramente tetro. stare in ufficio fa venire così sonno che preferirei dissodare qualche aiuola a scopo coltivazione diretta anche se non è stagione, fuori al freddo, con le scarpe pesanti. oggi l’inventario del giardiniere oscilla tra filari ordinati e quel simbolo del selvatico che è l’ortica – forse un po’ meno selvaggia da quando è ingrediente sbandierato di sciampi e ravioli (ma a toccarla da viva, si prende la sua rivincita).

Ortocondominialeorti o ortica? «to be rational or to be natural?» questo è il dilemma. per selvatico che voglia apparire, un giardino sarà sempre un artefatto. un orto-giardino a maggior ragione. ho come l’idea che siano state le piante ad addomesticare l’uomo e non viceversa. dalla coltivazione della terra sono nate così tante arti… dalla delimitazione di un campo la geometria. dall’osservazione dei cicli vegetali lo studio degli astri. dalla proprietà di un pezzo di terra la scienza del diritto. dall’entità di un raccolto e dal confronto con quello dell’anno prima i numeri e l’algebra. da un pisello la genetica!

sarà come sarà. piante e giardini ci stregano a tuttora e siamo divisi fra un villandry che sazia corpo e anima e l’ortica che si intreccia al latte di gallinaornithogalum umbellatum – e sfama vermi e lumache. senza bisogno delle nostre cure.

5 risposte a "o come…"

  1. allure gennaio 24, 2005 / 5:31 pm

    anch’io preferirei dissodare terreni piuttosto che
    ..
    Ma c’è un ma che mi vergogno un po’ a confessare: ho orrore di vermi e altro come da esempio su foglia da te mostrata. Sto scrivendo stringendo i denti, lo so che sembra paradossale ma è così. Adoro le piante, mi piace il giardinaggio ma guai se trovo una di quelle bestiacce. E’ un dramma per me anche lavare le verdure di cui faccio gran consumo essendo vegetariana.
    Pensa rose, che un giorno mi improvvisai contadina su un terreno che mi è stato lasciato in eredità. Non riesco a esprimerti la gioia di stare nella campagna a “zappare” fino a che non trovai il primo bruco e poi..a dozzine.
    Non sto a raccontarti quel che seguì dopo perchè ho già un vago malessere che rischia di diventare meno vago.
    Bello il sito di cui al link.

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  2. FF gennaio 24, 2005 / 8:11 pm

    Ah rose,
    io vengo dal contadinume e non ci trovo niente di rilassante né di bello. solo tanto sudore, tanta fatica, tante schiene rotte (la terra sta molto in basso, per esempio quando devi prendere gli asparagi)…
    Però come scrivi tu, starei ore a leggerti: non avevo mai visto gli sviluppi della coltivazione in quest’ottica, grazie 🙂

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  3. rose gennaio 24, 2005 / 9:41 pm

    di certo anche s. (l’autore di questi post alfabetici del lunedì, e delle foto) sarà pronto a ridimensionare i miei snobistici entusiasmi per la zappa. che però, insisto, potendola prendere a piccole dosi… io poi sono schizzinosa quanto a invertebrati, ma ho sempre pensato che potrei esserlo meno a frequentare di più il genere. il bruchino non mi dispiace; il vermetto ignudo, non nego, mi è già meno simpatico (e se ce ne sono tanti e brulicano, allure, capisco bene la reazione viscerale).

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  4. s. gennaio 25, 2005 / 9:37 am

    non credere rose, anch’io sono un giardiniere in pantofole! come vedi, faccio spesso più considerazioni che pratica! però i lombrichi non dovete toccarmeli (metaforicamente è ovvio, perché nella pratica potete prenderli in mano giocarci… gulp!). io li saluto come manna dal cielo quando ne incontro, ce n’è di terre ricchissime, altre meno. una volta ne ho trovati anche nei miei vasi! più infidi sono i teneri bruchi che nel giro di una notte possono trasformare le foglie di un’ipomea del negombo in tanti straccetti bucherellati… però li capisco – serve energia per reinventarsi farfalla! e la terra?

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  5. allure gennaio 25, 2005 / 11:31 am

    Era così tanto il ribrezzo, il santo protettore di quegli esseri mi perdoni :-), che ho anche commesso un errore : lombrichi brrrrr
    non bruchi per i quali nutro pari sentimento comunque.

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