l’aria che tira

in queste mattine all’arena di milano c’era una manifestazione sportiva per le scuole (medie, credo). oggi ero già ben oltre l’ingresso, impegnata a chiedermi perché al parco sempione ferva il montaggio di baracchini da luna park in quaresima, quando mi è giunta all’orecchio una voce stentorea all’altoparlante che annunciava a beneficio delle scuole un concorso, consegna elaborati a fine marzo, premi ecc.
tema del concorso: «da grande farò l’imprenditore».
mi sono sentita improvvisamente in un film di terry gilliam, non so se mi spiego. oggi pomeriggio ho pensato di averlo sognato, e sono andata a cercare un link. (non che un link dimostri la realtà di qualcosa, come il cinema di fantascienza ben c’insegna, ma è sufficiente a finire di deprimermi, per il momento.)

in mancanza della febbre

una valida alternativa per sfuggire alla realtà che, si dice, ci circonda (come in «gettate le armi, siete circondati»), è vedersi un film alla tv.
e il satellite che ti propone? una dose massiccia di film di arthur penn. ieri bersaglio di notte, oggi la caccia (con robert redford giovanissimo e marlon brando che dice cose come «io non ne allevo bambini sopra una galera» e cammina coperto di sangue).
ora che male potrà mai farmi un notiziario?

bibi (una bimba del nord)

di karin michaëlisè uno dei pochi libri danesi che ho letto, sicuramente il primo – ora in effetti non me ne vengono in mente altri, a parte smilla –, sul quale tendono a fondarsi tutt’ora certe mie idee sulla danimarca ⬇️ a dispetto di solide suggestioni posteriori (che so, dreyer, il regno di lars von trier).  


da piccola avevo in casa questo volume vallardi 1958 – con otto tavole a colori ed oltre cento disegni «di edvig collin e bibi»; la prima edizione sembra essere del 1931, la versione – dal tedesco – è di emilia villoresi.

un po’ di anni fa ho trovato su una bancarella altri 4 volumi (che non ho letto) delle avventure di bibi, appartenenti alla prima edizione:
bibi e il suo grande viaggio, 1932,
bibi ha un amico, 1932,
bibi e le congiurate, 1935 (III ristampa), appartenuto alla biblioteca dell’istituto tecnico commerciale «nicola moreschi» di milano,
bibi si fa contadina, 1942. questo non è telato come i precedenti e ha conservato la sovracoperta sul cui retro spicca la pubblicità della collana di libri «giovinezza italica». poiché è il sesto volume, me ne manca uno, presumibilmente anteriore a bibi si fa contadina. non so se fosse stato tradotto anche l’ultimo (ho scoperto oggi che sono sette).

p come psicoanalisi, palle

oggi giaccio malata, ma mi trascino al computer per pubblicare un «doppio» nell’abbecedario del giardiniere: una p controversa, in partenza autocensuratasi in favore di p come potature – ma c’erano altre possibilità: p come pratoline; p come progetti, per sapere che cosa faccia nella vita questo giardiniere… finché non è riemersa dall’inconscio e dall’archivio di s. l’immagine che cercava, con quelle belle palle borchiate e quella gemma lucida che fa capolino in mezzo. a ognuno susciti pure le associazioni che si merita!
io come al solito ringrazio per il contributo, che contiene un suggerimento bibliografico e un’immagine complementare a queste. (comunque oggi, avendo la febbre, non dico che ho delle visioni mitologiche ma quasi… e sono reduce da notti in cui il Sogno si è scatenato alla sua massima potenza.)

è un fatto che il mondo vegetale ha sempre affascinato gli umani per le sue infinite possibilità di trasformazione e trasfigurazione. «dèi andavano un tempo», dice il poeta, e la vista degli uomini a quei tempi era come dilatata: apollo insegue dafne e lei si trasforma in alloro per sfuggirgli; zefiro spacca la testa a giacinto e apollo lo trasforma in un fiore (giacinto, di cui già si è detto un lunedì); narciso… be’ di narciso sappiamo fin troppo bene come è andata; ma forse non tutti conoscono la storia di come un cinghiale – o era marte in false sembianze? – lascia adone stecchito e venere lo trasforma in anemone, il fiore tinto dal suo sangue. e filemone e bauci? furono trasformati in cipressi? e chi si ricorda? il mondo vegetale è un mondo fluttuante come il nostro subconscio. non so se conoscete groddek: il giardiniere ha un debito nei suoi confronti e dedica alla sua memoria questa p del suo abbecedario, strizzando un occhio anche ad avi sul cui tavolo della cucina un giorno ha trovato questo.