verso le nove e mezzo, dall’ipod è partita gloria nella versione di patti smith. bah.
Autore: alba
quasi di lavoro
il font della copertina di jonathan strange & mr norrell sembra proprio blackbeard (fonthead design).
stavano insieme in un quaderno
bibliografie illustrate
sul sito qualcosa di giallo:
maurice leblanc.
fantomas.
hammett.
ed macbain negli omnibus, con le copertine di ferenc pinter.
v come vita, vanessa, virginia
ooggi, alla v dell’abbecedario del giardiniere, un suggerimento a visitare giardini d’oltremanica… almeno virtualmente. se riesco, più tardi cerco qualche immagine relativa alle dimore delle signore, su un libro che ho a casa.
(Io intanto rimango sommersa dalle bozze; la mia riflessione per il monday bud blogging potrebbe riguardare solo l’industria della carta.)

sulla loro vita, le loro passioni; sulla loro forza e fragilità, sulla loro arte, sulle lettere, gli amanti, i tentati e i riusciti suicidi sono state dette un sacco di parole. io amo il loro coraggio e i loro giardini: sissinghurst castle, charleston e monk’s house.
buona visione.
di musica
«steppin’ out di joe jackson aveva già in sé il germe di tutto il drum&bass» (paolo minella, che fa la migliore trasmissione musicale di radiopopolare)
l’estetica dell’ipod è radiofonica più che walkman-derivata (io sul tram)
stasera, tendenza all’ascolto compulsivo della marche pour la cérémonie des turcs di lully (colonna sonora di tous les matins du monde) dopo aver visto salmagundi del teatro delle albe.
tra i mille riferimenti contenuti in uno spettacolo apparentemente semplice – quasi banale nel scegliere il registro grottesco e allegorico – sono stata inspiegabilmente travolta dal rimando al barocco (inspiegabilmente mica tanto, in realtà è una ricaduta. ci sarà mica un dvd del molière di ariane mnouchkine, mi chiedo ora).
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photos by frank jump, taken in ny and elsewhere. (via scribblingwoman)
c’era una galleria simile francese, ma non trovo più il link. che fosse questo?
c’è qualcosa anche qui.
u come umbratile
lascio il settimanale post del giardiniere (al quale plaudo: mi piacciono i post tecnici) mentre me ne vo a tentare una gita di pasquetta sul po. non so se ne ricaverò materiale da monday bud blogging o solo un’indigestione. nel caso, comunque, oggi avrò imparato almeno che le shade loving plants in italiano si chiamano sciafile.

questa volta la scommessa era rappresentata da tre piccole aiuole esposte a nord-nordest e sovrastate da un filare di tigli. il committente voleva vederle fiorite in diverse stagioni dell’anno, e l’ombra rappresentava la sfida per un giardiniere inesperto.
gli amministratori, si sa, e gli italici in genere vanno matti per interventi del tipo «cosmesi floreale» con impiego en masse di fiori stagionali dai colori squillanti – viole, begonie, salvia splendens, tageti e altre amenità del genere – che oltre a sortire effetti raccapriccianti riportano le «sistemazioni a verde» dei nostri comuni direttamente all’epoca vittoriana con una cert’aria da stazioncina ferroviaria e nostalgia dell’infanzia tanto fuori luogo quanto imbarazzante per chi abbia un minimo di sensibilità in materia.
così, avendo escluso le orride impatiens e nuova guinea varie e dovendo fare i conti con un’ossatura sempreverde di lonicera nitida – avrei appreso più tardi che lonicera pileata è assai più affidabile e generosa – mi sono abbandonato all’impiego di alcune delle cosiddette «erbacee perenni» e «arbusti tappezzanti». questo il risultato all’indomani della realizzazione:

aiuola 1: lonicera nitida, vinca minor, hemerocallis, convallaria maialis

aiuola 2: lonicera nitida e spirea bumalda «gold flame»

aiuola 3: lonicera nitida, pachysandra terminalis e hosta fortunei aureomarginata.
non ho fatto in tempo a vedere queste aiuole raggiungere la cosiddetta maturità. il giorno successivo all’impianto erano completamente sparite alcune delle essenze impiegate: addio belle hosta! addio mughetti! e ciao bella. i cani, i pedoni, l’incuria dell’amministrazione preposta alla loro manutenzione hanno fatto il resto.
questo tipo di interventi serve a fare bella figura in occasione di elezioni e feste di paese. niente a che vedere con le cure di un giardiniere appassionato.
cover del mese
una nuova: futureheads, hounds of love.
una vecchia: dinosaur jr, just like heaven (riscoperta da p. che vorrebbe leggere blankets di craig thompson).
ieri sera
ho visto uomini in kilt camminare in corso buenos aires e ho sentito vittorio de seta dire che per la cultura cinematografica (dico io – stava parlando in particolare dell’arte dell’inquadratura) «la televisione è stata come la diga del vajont».
in questo momento mi viene da pensare che, se qualcuno pensa d’impressionarmi con il blando e tedioso canto religioso al megafono che si ode in questo momento fuori della finestra, dovrebbe giusto dare un’occhiata alla sicilia dei corti di de seta. non vedo che senso abbiano, oggi, certe esangui manifestazioni rituali pubbliche – ma sarò io che, come dicevo, non ho (mai) digerito bene (il venerdì santo).
che altro ho fatto questa settimana? ho ripensato a john foxx, che è tornato in attività ma pare faccia ambient music, accidenti a lui. risentita a volume altissimo la raccolta dai primi tre dischi degli ultravox (questo già sabato scorso, forse).
ho ricevuto un pacco di amazon, scoprendo così che sul dvd della tempesta di jarman ci sono due corti come extra, che nella biografia di marianne faithfull ci sono un sacco di foto, che what’s welsh for zen è un libro enorme.
consiglio l’ordinare così, un po’ a caso, per procurarsi il regressivo equivalente adulto di una sorpresa natalizia.

