riporta lo spettatore del teatro delle albe alla gloriosa alcina – ermanna montanari e le sue multiple personalità/voci protagoniste di una scena allucinata dove ogni altra presenza è fantasma. bene. un po’ meno bene, questa volta, l’intervento sonoro del maestro ceccarelli: pardon, ma il rock, dov’è?* ho avuto questa reazione un po’ contenutistica (certo di scarso interesse drammaturgico), un po’ fanzinara, da finta specialista, ma insomma, per spiegarmi perché lo spettacolo non mi abbia del tutto compreso (a teatro faccio così, di comprendere io m’importa poco, il viceversa è necessario): la musica non è bella. non è «spiritualmente» rock, e nemmeno rock sperimentale come vorrebbe. forse è rock abbastanza per scandalizzare l’anziano spettatore del teatro grassi che ha pensato bene di inveire ad alta voce nella prima parte dello spettacolo (prima di andar via), ma certo non per me. dico, vogliamo essere devastanti, come minimo – dico minimo – ci voleva thurston moore (ma dai, ci accontentavamo anche delle officine schwarz). non quella cosa tendente al metal, che contribuisce assai a rendere monocorde uno spettacolo molto intenso ma senza climax (forse per reazione, per me la parte più bella rimane quella meno esasperata, il primo monologo e lei che gira gira su se stessa, emergendo dal buio, immaginando… le clarisse col mascara).
* nello spettacolo è usato assai meglio un altro oggetto pop: la testa di topolino.