la prima manifestazione dell’anno

be’, a una pigra come me, lo sdegno civile fa bene: si cammina. e di gente a camminare, oggi a milano in difesa della legge 194, ce n’era TANTISSIMA, con in più il soddisfacente bonus sisters are doin’ it for themselves che insomma, non è mica tanto da dare per scontato.
(adesso però mi accingo passare una domenica asociale, come più mi si confà.)

il primo live dell’anno

già che si è qui a struggersi lavorando come asinelli nella metropoli lombarda, perché negarsi una serata a prima vista un po’ senile ed elettorale, in realtà più che altro gradevolmente milanese – enzo jannacci non l’avevo mai visto dal vivo; martedì sera accompagnava dario fo nella sua tragicomica dichiarazione di amore-odio verso la città di cui vuole diventare sindaco, e mi è sembrato così bravo e commovente – con la sua ottima band – che alla fine ero contenta di aver trovato posto solo seduta per terra sotto il palco.
quanto alla candidatura del giovane ottantenne, che mi ha sempre lasciato assai perplessa, forse l’altra sera ci ho intravisto un senso: una specie di forza della disperazione, la possibilità di «votare un pazzo», come dice lui, in contrasto con le misurate proposte dei concorrenti candidati, che non faticano ad apparire inadeguate se davvero ci si immedesima un po’ con gli enormi problemi di questa città. (sì, sto prendendo troppo seriamente le primarie.)

quali sono tue cinque strane abitudini?

(catena passata da cadavrexquis.)
be’, a quanto si legge in giro, non sono l’unica ad avere difficoltà a riconoscere la stranezza delle proprie abitudini. le mie sono particolarmente irrilevanti… compensiamo con la quantità.
– la più strana, direbbe chiunque mi conosca, è di tenere un blog e consultare spessissimo internet, guarda un po’.
– poi, provo sempre a far troppe cose insieme (come: scrivere questo post, guardare la dolce ala della giovinezza in tv, scaricare musica, fare un tè, limarmi le unghie).
– sfoglio (e di solito anche leggo) giornali e riviste a partire dal fondo, mi viene così.
– porto le lenti a contatto solo nel fine settimana, in vacanza o la sera; al lavoro metto gli occhiali.
– devo sempre avere con me un pacchetto di fazzoletti di carta, per un naso non solo allergico agli acari ma che ha l’abitudine di sternutire così, a capocchia.
– d’inverno non faccio che produrre tisane e zuppe di verdura.
–  per pura ansia, compro tanti libri che poi non leggo.

visto che in molti hanno già compilato il modulo, raccolga il testimone chi gradisce… e siate più strani!

libri arrivati a natale

nella pigna c’è una costa che non si vede: un mese in campagna di james lloyd carr (pubblicato ora anche in tascabile da fazi, tr. di silvia castoldi). appena lette le prime pagine ovviamente mi sono ricordata perché il titolo era così familiare: per via del film di pat o’connor con colin firth, un classico del cinema britannico anni 80. torno a leggere, poi una sobria pizza al trancio per evadere da certe besciamelle che mi son toccate per la befana, arrivederci.

viggo e i suoi fratelli (+ more 80s music)

(att., spoiler)
a history of violence
: una storia (clinica, si potrebbe dire), un passato di violenza, ma anche «una storia della violenza», quasi una teoria della violenza: un film stilizzato – già il piano sequenza iniziale sembra fatto per intrecciare inestricabilmente la violenza alla quotidianità –  con una sceneggiatura che sembra una dimostrazione geometrica, perché la violenza le è necessaria. se tom non fosse stato joey, non potrebbe compiere il suo atto di eroismo. se tom non tornasse a essere joey, ancora e ancora, i suoi figli rimarrebbero orfani. la violenza esiste, non può non esistere, può essere accettata, può essere addirittura perdonata, ma non c’è mai un pareggio, la violenza crea un continuo squilibrio tra ragione e torto, tra moralità e immoralità, e il residuo c’è sempre, la colpa.
penso che il film di cronenberg mi abbia fatto particolarmente impressione perché solo domenica scorsa avevamo visto il primo di una montagna di dvd in prestito, lupo solitario (the indian runner, 1991) di sean penn, ispirato a highway patrolman di springsteen, film nel quale il personaggio di viggo mortensen, sempre lui, torna dal vietnam – come già in riflessi sulla pelle? o era la seconda guerra mondiale, o la corea… – e dice al fratello poliziotto: non capirò mai perché se lo fai tu sei un eroe, se lo faccio io mi sbattono in galera. (quella di frankie non è la violenza eletta a sistema dalla malavita, ma la reazione di chi non si adatta, di chi non può davvero mandar giù che il mondo sia com’è.) nothing feels better than blood on blood – ma le occasioni di smentire il ritornello proprio non mancano, nella stessa canzone, figuriamoci nella vita (r.: è grave che mi sia immedesimata in tutt’e due i fratelli? p.: è strano che tu ti sia immedesimata nei fratelli…).
volendo, confrontare il finale dolente ma caldo del film di sean penn con quello devastante di cronenberg. siamo sempre dalla parte del fratello «buono» – solo che qui il fratello buono ha appena fatto saltare le cervella a quello cattivo.