ristampe degli anni 80 o quasi

arrivate in regalo…

the scream di siouxsie and the banshees: dal libretto sembra di capire che non solo la scelta della copertina (foto di paul wakefield), ma forse anche del titolo il dell’album abbia a che fare con il film del 68 the swimmer (un uomo a nudo con burt lancaster, di cui conservo una vhs registrata da odeon), a sua volta ispirato al racconto di john cheever (testo).

cocteau twins, la raccolta di singoli lullabies to violaine, per pomeriggi di vacanza ipnotici e vagamente amniotici. 

ancora guanti

è assolutamente necessario un altro post frivolo prima di tornare  al lavoro, domani. nonostante tutti i guanti nuovi di quest’inverno (a sinistra, guanti a righe lunghi di gallo: esosi, ma tengono veramente caldo), ho le mani rovinatissime a furia di pulire verdura per le zuppe invernali e la sproporzionata quantità di salsa verde prodotta ieri pomeriggio.

sotto, gli assurdi guanti di pelle verde da cui non si separa mai la regale jeanne moreau nello sceneggiato sui templari tratto da  les rois maudits di maurice druon, pieno di tutte quelle amabili nefandezze di storia francese (confesso che sono riuscito a guardarne due puntate quasi solo per i guanti verdi.)

pinochi

quando cerco di mettere in comunicazione il piccolo antro dei libri vecchi con la rete, non sempre il risultato è soddisfacente. per esempio sull’illustratore enrico pinochi ho trovato soltanto qualche scarna notizia e un paio di vignette disneyane (mentre sono parecchi i volumi illustrati da lui se si cerca su maremagnum).
queste tavole a due colori vengono dai volumi mondadori della storia di allegretto e serenella di v. brocchi già citata.

   
   

nel salotto dei franz ferdinand,

vestiti come i beatles in un’arena rossa un po’ televisiva, dalle luci raffinate, le cose lampanti sono: che kapranos non ha assolutamente la voce dei dischi (neanche l’accento scozzese, delusione), e che l’accelerazione applicata alle canzoni per ottenere un concerto tirato non fa loro molto bene – se ne avvantaggiano solo i superballabili take me out, michael, this fire suonata in chiusura (certo non la mia preferita dark of the matinee, usata come sottofondo per la scenetta di presentazione della band). dopo un concerto divertente, né più né meno, da rivalutare i meriti della produzione negli album dei ff, e la casuale benedizione per cui la musica, diceva wilde, «ci crea un passato che ignoravamo, e infonde un senso di dolore finora ignoto alle nostre lacrime». indipendentemente dalle intenzioni dei musicisti forse, e per fortuna.

la mostra «artaud. volti/labirinti»

al pac di milano è curata da jean-jacques lebel e dominique païni, dunque cinefila e tendente all’installazione audiovisiva, dunque un po’ vuota, alla fine (ma molto moderna, molto iconografica), almeno rispetto al mio «trauma da artaud» riportato studiando il teatro e il suo doppio o ritrovandomi per caso al centre pompidou davanti agli autoritratti butterati e parlanti di quel che era stato il muto bellissimo monaco della giovanna d’arco di dreyer, il marat di abel gance.
comunque, che tristezza leggere su questo piccola guida milanese giovanile e supercool che la grandezza di artaud non fu teorica ma «letteraria, biografica». che m’importa se la cultura giovanile pullula di giovani fans delle «avventure schizoidi» di artaud, quando, se c’è ancora qualcosa di vedibile a teatro, lo si deve principalmente ad artaud? qui persino la follia non è accidente biografico ma efficacissima teoria (e, se si può non gradire che i curatori propongano uno scritto di deleuze che occupa in videoproiezione un’intera parete, sul valore politico della pazzia non si può che concordare. il testo dovrebbe essere «schizophrénie et société» in encyclopædia universalis vol.14, 1975, pp.733-735).
non saprei dire se la mostra sia bella – di certo artaud icona del novecento al pac lo si ritrova, a tutto tondo. basta non fermarsi lì.

dictionnaire des idées reçues

ieri sera mi è capitato in mano il dizionario dei luoghi comuni di flaubert. vedo che flaubert è nato il 12 dicembre 1821.

bionde: più calde delle brune (v. brune).
brune: più calde delle bionde (v. bionde).
epoca (la nostra): tuonare contro la medesima. lamentare il fatto che è priva di poesia. chiamarla epoca di transizione, di decadenza.
immaginazione: sempre vivace. diffidarne. quando non se ne ha, denigrare quella altrui. per scrivere romanzi, basta avere immaginazione.
lince: animale celebre per il suo occhio.
stampa: scoperta meravigliosa. ha fatto più male che bene.
vecchio: in caso di inondazione, tempesta ecc., i vecchi del posto non ricordano d’averne mai vista un’altra simile.