domani è il 30 gennaio

data nefasta della storia irlandese. alla tv cult dà il film bloody sunday, io invece sono andata al dal verme (nella finora inesplorata sala piccola) a sentire paul brady.
credo abbia trovato il pubblico un po' troppo timido ma non si è certo lasciato smontare: nonostante avesse il raffreddore ha sfoderato il suo bel vocione e ha cantato da solo un'ora e mezzo.  pur non essendo uno dei miei irlandesi preferiti – le sue canzoni sono molto descrittive, quotidiane nelle emozioni che evocano, poco visionarie – si è fatto apprezzare, soprattutto nel vecchio pezzo sugli operai irlandesi in inghilterra nothing but the same old story e nei pochi traditional: il concerto si è concluso con una trionfale homes of donegal.
(ovviamente ci sono stati anche momenti di chitarrismo sfrenato apprezzato dagli intenditori.)

the stranglers

al rolling stone un sabato sera, senza cornwell ovviamente (ma che tamarro è questo baz warne?), e purtroppo senza neanche il batterista jet black settantenne, mettono su ugualmente un concerto che sono contenta di aver visto. spiccio ma efficace. del resto fanno un greatest hits tour, quindi ce n'è per tutti, pure le cover walk on by e all day and all of the night (next best thing rispetto al sentire i kinks, suppongo.)

al ritorno, il quartiere è affollatissimo per la festa pre-sgombero del centro sociale pergola. all'una e un quarto fuochi artificiali: dalla finestra del terzo piano si vedono benissimo, sembrano fatti per noi… un paradossale buon anno a un quartiere assediato dai cantieri, che estromette la macchia di colore dell'ultimo centro sociale della zona.  bisognerà inventarsi qualcos'altro.

lo sgombero del centro sociale conchetta a milano

(le forze dell'ordine hanno messo i sigilli ieri mattina) dovrebbe suscitare indignazione per diversi motivi, non c'è bisogno di avere particolari simpatie per gli spazi occupati e autogestiti:
– cox 18 è un vero centro culturale di storica rilevanza cittadina;
– lo stabile di via conchetta 18 da anni è del comune, che dovrebbe solo ringraziare il collettivo per come usa lo spazio e per la sua presenza costruttiva nel quartiere (anche se non può ne vuole metterci un marchietto sopra); 
– c'era già una causa civile in corso da mesi per definire l'uso dello stabile.

speriamo che l'ambiente della cultura milanese, se ne esiste uno, prenda posizione contro l'ottusità e l'ignoranza, invece di lasciare nel loro brodo le realtà autonome che – per quanto scomode per una certa tendenza a dire la loro in modo poco conciliante con l'amministrazione cittadina in carica, ops – sono una presenza vitale, vivace, necessaria.
bisogna mettere bene in chiaro la situazione (e domani, in corteo, evitare che saltino fuori i soliti mitomani che fanno casino e
provocano – l'unica cosa più irritante degli assessori ottusi). facciamoci prendere sul serio.

informazioni varie su carmilla
aggiornamenti sulle iniziative pro cox 18 su radio onda d'urto e indymedia

ieri sera ho visto il film valzer con bashir

e ho pensato un po' a questo tornare bambini per cui cerchiamo di spiegarci a vicenda le cose, anche quelle più tremende, con i disegni di spiegelman-satrapi-delisle-joe sacco, e ora quelli di david polonsky per la storia di ari folman – forse è il primo film che vedo definito «documentario d'animazione» – sui ricordi dei veterani israeliani della guerra in libano.
ci sarebbe da riflettere su come nasce questa esigenza espressiva, io ci vedo un bisogno di decantazione-essenzializzazione-stilizzazione rispetto sia all'overdose di immagini di cronaca sia allo sfocare della memoria.
mentre a pensarci bene le illustrazioni per l'infanzia fanno più spesso il contrario, arricchiscono una linea narrativa abbastanza semplice, aggiungono dettagli.
la storia di folman è complessa, e forse l'uso dell'animazione permette di aggirare un po' l'ostacolo costituito dal lavorare su quello che a me pare lo specifico degli specifici cinematografici, il rapporto del cinema con il sogno e la memoria. 
comunque il film è bellissimo, viene dal paese dove è nata la serie tv in treatment, e nel suo indagare i meccanismi della psiche mi fa temere come al solito la loro rilevanza sul piano sociale (cosa per cui mi angoscio molto – per fortuna non sono del mestiere, altrimenti sarei sempre lì a diagnosticare psicosi collettive, traumi storici, perversioni politiche ecc. ecc.).
tra l'altro l'inizio mi ha ricordato immediatamente il l'ottimo libro di rawi hage, de niro's game (che avrà perso tutti i suoi potenziali lettori grazie al melenso titolo italiano e relativa copertina), e i cani randagi di beirut: torme di cani di razza abbandonati dai ricchi scappati in francia durante la guerra, masnade di cani che infestano le strade bombardate, veri e propri dogs of war.
appropriata la citazione da apocalypse now (i soldatini che fanno surf): valzer con bashir arriva come vent'anni fa i film sulla guerra del vietnam di vent'anni prima, a esplorare la paranoia bellica dei bravi ragazzini spediti a caccia di «terroristi».

film delle vacanze

– film italiani
come dio comanda
di salvatores: che dire, pessimo.
pranzo di ferragosto di gianni di gregorio: surrealismo estivo con vecchiette vere, arriva con la spontaneità di certi… film francesi.
– film francesi
racconto di natale di desplechin: meno male che si chiama così, sennò non usciva neppure a natale (natale che, se contiamo anche le 2 commedie, contava sugli schermi milanesi un anomalo totale di ben 4 film francesi). accorgimenti narrativi elegantissimi, tema familiare antiretorico, elementi teatrali giocati molto bene, attori bravi, insomma gran film. appare un ormai brizzolato hippolyte girardot, e pare che desplechin, amico di eric rochant, avesse collaborato alla sceneggiatura dell’indimenticato un mondo senza pietà.
stella di sylvie verheyde: con la parzialità dovuta a un film sull’infanzia di una mia coetanea (riscattata dal fatto che per motivi sociologici non mi posso identificare tanto con la protagonista, al limite con l’amica paffuta che va bene a scuola), dico che mi è piaciuto molto.  anni 70, ma non mi è sembrato nostalgico. qui le canzoni di stella.
– film americani
changeling di clint eastwood: due ore con clint non sono mai sprecate, ma queste per l’appunto sono più di due ore e il film diventa troppo lungo (troppe espressioni di angelina diverse solo per gli splendidi vestiti, e decisamente troppa esecuzione). film tremendo in senso buono, ma meno riuscito dei suoi ultimi 6 o 7. comunque a febbraio già ne esce un altro. questi anziani mi fanno impazzire, con woody allen sono già indietro di 2 film.

oggi un giro in centro

cominciato per vedere una mostra sul terrorismo a milano. non sapevamo con precisione cosa fosse, ma trattandosi del museo di storia contemporanea abbiamo detto: perché no?
è presto detto, perché no: trattasi di un percorso (definito, bleah, «viaggio emozionale») di pannelli con (poche) foto e una narrazione tipo bigino degli anni di piombo con scarni dati sugli episodi salienti (semplificati semplicisticamente); a questa narrazione si alternano frasi a effetto sulla «tragicità» degli atti di terrorismo e profili e testimonianze delle/sulle vittime del terrorismo alla cui memoria la mostra è dedicata, memoria rispettabilissima ma che in questo approccio «emozionale» (una volta la parola italiana era «emotivo» e il senso non cambia) monopolizza con il banale ricatto «lacrime per vite stroncate» qualsiasi avvicinamento alla comprensione storica. al di là della novità dell’approccio «emozionale», l’intenzione è la solita: quell’andare al di là delle ideologie che è l’atteggiamento più ideologico che ci sia. non entro neanche nei dettagli della superficialità del tutto, pare una ricerca fatta al doposcuola, e trattandosi di milano, facciamo bene attenzione a non nominare neppure pinelli, mi raccomando (che tra l’altro, stranamente, p. crede di aver riconosciuto in una foto: messaggio subliminale?)
non è segnalato un curatore; pare più che altro un’installazione – con l’appeal della cronaca nera – fatta da qualche agenzia dedita a organizzare eventi et similia, che il comune poteva benissimo piazzare in qualche luogo di passaggio in centro, se voleva – ciò non mi avrebbe stupito – ma per un museo è squalificante. quanto al fatto che ci vengano portate le scolaresche, si può solo indignarsi.

il pomeriggio è migliorato con una visita al negozio humana (un charity shop in italia! sono commossa) di via cappellari 3, accanto al duomo – dietro la libreria mondadori e accanto al negozio kipling – che svende al 50% fino al 7/2. pare ci sia da due anni, e non mi dite niente?