
avendo declassato al balcone un paio di suppellettili devastate dalle unghie feline, pensavo di passare qualche momento sulla poltroncina a prendere il fresco (non che ce ne sia molto) ma la gatta non molla la postazione…
a palazzo della ragione alla fine l’ho vista, l’ultimo giorno – il catalogo era finito, era finita pure la brochure – aggirandomi turista fra i turisti in una milano torrida (ma è normale che ci siano tanti turisti? oggi sono entrata in 2 negozi di scarpe in via torino e c’era pieno di americani. segnalo sandali artigianali fiorentini da marco a 39 euro).
le foto dei servizi di k per la rivista look le ho guardate proprio religiosamente ma, dopo una prima sequenza molto rapina a mano armata e quell’altra bellissima sulllo sciuscià di brooklyn (e rocky marciano, sbirciato sulle stampe digitali che ornavano i muri – ma perché non mettere quel reportage in mostra?), l’adorazione è un po’ rientrata nei limiti dell’interesse per le foto d’epoca (insomma, che cosa non ci interessa, oggi, di una foto del ’47?) e della discutibile impostazione di una rivista d’attualità romanzata: un po’ fotoromanzo, a dirla tutta, e a giudicare dall’impaginazione dei servizi fotografici.
così è un po’ difficile dire se le raccapriccianti foto della debuttante e quelle buffe della coppia in viaggio in portogallo siano pura satira o concessione al gusto della rivista e del suo pubblico; e anche le immagini delle varie università/istituzioni per l’infanzia non si scostano molto dalla macchietta (benché ce ne siano alcune con scienziati pazzi degni di stranamore, e una trionfale incursione tra i freaks di un circo).
da vedere, comunque; addirittura trionfalmente se si tramuta in scusa per stare fuori casa e andare a mangiare il fritto misto. ma comprare uno dei libri curati da reiner crone, p. es. quello phaidon che si trova su ebay? boh, chissà.
aggiornamento su john cale a brescia l’11.9: la prevendita prosegue senza isterismi, ma sono finite le poltrone d’orchestra.

alla lush avevano capito tutto, mi hanno pure appioppato un campione di sapone rosa… annusarlo potrebbe forse aiutare un po’ a riprendersi dalla mostra di paul mccarthy. mi sono ricordata di andarci dopo aver letto susner, ed effettivamente lo spazio di palazzo citterio a brera ha dell’incredibile. ciò che ti segna di più forse è ritrovarsi a guardare il quieto, luttuoso autoritratto all’ingresso sotto la minaccia di urla terribili provenienti dal sotterraneo (terrore incombente che tutte le dementi nefandezze della decadenza messa in scena da mccarthy forse non arrivano a eguagliare – benché insomma, fra tutte le sgradevolezze organiche cui ci si può trovare di fronte a una mostra, questo è un bel vertice, va detto).
esci e per un attimo ti torna la gioia di vivere, finché non arrivi in piazza del carmine a constatare l’effetto del negozio di marc jacobs che ne monopolizza il lato sinistro: non ci sono manufatti particolarmente oltraggiosi ma il tutto stride, non va. il bar, poi, l’hanno messo all’estremità più vicina alla chiesa. se ci si aggiunge la quantità abnorme di tavolini con cui il ristorante di fronte invade il sagrato, eccoci a dire ciao ciao a una delle piazze più belle di milano (per la cronaca: poche, milano non è una città di belle piazze).
all’angolo per fortuna resiste il negozio tradizionale delle scarpe da sciura milanese: garlando (che per la comodità consiglio, mentre quelle di mj le sconsiglio – chissà perché la protagonista delle herbes folles di resnais si va a comprare le scarpe proprio dall’americano, con tutti i negozi che ci sono a parigi).

finché l’estate è fresca bisogna che ne approfitti per fare le scansioni – tra l’altro adesso sono più tranquilla perché ho prenotato un’improbabile combinazione di voli faidate per una vacanza in spagna (edreams che non dici la compagnia low cost fin dopo la prenotazione, ti odio. compagnie low cost che caricate 20 euro per una valigia, vi odio altrettanto).
dopo tanto odio, un po’ d’amore: io il pinocchio illustrato da mussino non ce l’ho (come si sa, il mio era quello salani), ma sul retro copertina di due libri bemporad (che stranamente recano entrambi la data del 1909 – forse non si indicavano le ristampe?) ho 2 belle pubblicità di quel fatidico 1911.


è un altro illustratore dei libri blu carabba sempre essenziale, stilizzato. specialità: fiamme e architettura, da:
la capanna indiana di bernardin de saint-pierre, s.d.
i fanciulli della foresta del capitano marryat, s.d. (purtroppo mi sa che c’è solo il volume 1)
novelle stiriane di peter rosegger, 1933
c’è qualche notizia sul solito benemerito letteratura dimenticata.




regista e attore, è scomparso prematuramente in questi giorni. non ne avevo idea ma oggi ho sentito alla radio, a hollywood party, che era discendente della famiglia della casa editrice.
nella pila di libri da mesi in attesa dello scanner c’era anche il piccolo libro dei viaggi di gulliver (salani 1933). riduzione di alice massie, illustrazioni di may smith (tutta la collana dei piccoli grandi libri viene da una serie inglese, credo edita da humphrey milford)

domani alle 21, alla casa della cultura di milano, una serata in ricordo di enrico livraghi (scomparso 20 anni dopo la chiusura del suo epocale cineclub, l'obraz)
dopo quietube, ecco readability.
«It’s a shame that such tools are even necessary. If you were creating a
site whose purpose is to provide articles to read, wouldn’t you want to
make it perform that task really well? Make the articles readable?
Rather than add features that degrade this performance? (I
know, you cynics; these sites’ fundamental purpose isn’t to provide the
news, but to make money for shareholders or the company, but I’m being
idealistic.)» (phil gyford)

purtroppo ero in un posto un po’ infelice (ai concerti si sta o vicino o lontano, a stare in mezzo non vedo nulla tranne quando salto, specie in una piazza acciottolata lievemente in discesa), però non mi lamento: la visuale appannata ha contribuito a farmeli ascoltare un po’ come se fosse ieri, a parte che, intendendo ieri come il 1990 al rolling stone di milano, accanto non avrei avuto uno che usava l’iphone per riconoscere jane says fra i pezzi diffusi durante l’attesa… ma non divaghiamo.
dunque non si sa se allora ero più vulnerabile o se il ricordo si confonde con l’asprissimo disco live alla bbc, ma in confronto, stavolta, ho sentito un concerto tondo come le bolle luminose che c’erano sul palco, gradevole come i colori da caramella delle luci (belle – la band che attacca con cecilia ann in controluce fa un figurone, epica).
certo, urlato e frenetico dove doveva, ma – complice forse il volume non alto imposto dal centro città; comunque si sentiva bene – elaborato, rodato, rifinito come un classico. ciò che, giustamente, è.
mi è piaciuto tanto, e ti pareva; più peculiare sarebbe a questo punto ricordarsi se l. ha mai finito il video di bone machine (era bone machine?) per girare il quale era necessario un uccello morto e salire sul tetto del duomo con la sua camera vhs. un ricordo bizzarro che non mi ha mai abbandonato.
gruppo prevalente sulle tshirt: sonic youth.
che un concerto venisse interrotto a metà per pressione sulle transenne non mi era mai capitato, neanche in stadi strapieni dove stavi in piedi pur senza sostenerti tanta era la gente. forse i pacifici romagnoli organizzatori avrebbero dovuto assoldare qualche energumeno in più… va be’, ci abbiamo guadagnato una surreale conversazione su neil young fra kim deal e frank black.
comunque negli ultimi anni pare si vada di continuo a ferrara, e tutte le volte tempo bellissimo.