life along the borderline a ferrara

Palco e così abbiamo avuto la fortuna di vedere in italia la replica di un evento londinese di cui si favoleggiava l’autunno scorso… non vorrei che john cale mi diventasse come certi musicisti stranieri che arrivano in italia un giorno sì e uno no, perderebbe il suo fascino!
ma per ora non c’è pericolo. nella scatolina di legno dipinto del teatro all’italiana cale sedeva – uomo d’azione e non di vane parole, nonostante la circostanza commemorativa – al centro di una macchina musicale potente, che irradiava la sua leggendaria abilità di produttore.  alle canzoni di nico è successo questo: hanno acquistato strumenti, calore, energia, pur mantenendo la loro qualità spettrale grazie a un particolare lavoro sulle voci.  john cale ha il vocione splendido di sempre (sempre più sorprendente per me con l’avanzare degli anni) che avvolge le canzoni di intensità e distacco (o rimpianto, non so cos’è, una cosa caratteristica sua).  sarei contenta se qualcuno di questi pezzi continuasse a eseguirlo nei suoi tour (sempre ottima la band).  a peter murphy, pure col vocione, ma più ieratico, il ruolo di citare atmosfere teutoniche, teatrali, decadenti come solo lui sa fare (love you peter, nonostante il diradamento tricologico – ma perché nel finale avevi la borsetta a tracolla e poi sei sparito? avevi un altro impegno?).  a soap&skin, la più giovane, donna e di lingua tedesca, il compito di avvicinarsi senza rimpianti all’originale.  mark linkous ha esordito con una voce pesantemente filtrata e lisa gerrard l’ha seguito invadendo il teatro con l’effetto eco (non l’avevo mai vista dal vivo ma ho avuto l’impressione che la voce non l’abbia tirata fuori tutta, e mi è un poco dispiaciuto l’atteggiamento da diva svampita; comunque un appropriato pendant femminile a peter murphy).  mark lanegan: altra declinazione del vocione, bravo, senza smancerie (saranno questi i jim morrison che ci toccano oggi? uno se lo chiede).  più incisiva la partecipazione dei mercury rev, soprattutto  per jonathan donahue (qui ritratto con contorno di conigli), che con mark linkous era la voce maschile-ma-fragile della serata e si è esibito in splendide imitazioni di david tibet (qui ritratto con contorno di gatti) in una versione di evening of light che potremmo definire, se l’aggettivo non fosse abusato, ipnotica.  questo è stato anche il peregrino momento star trek della serata – considerato che si era parlato di star trek nel pomeriggio (e io di solito non parlo mai di star trek, non vedo star trek, non penso a star trek)  la cosa, devo dire, mi ha colpito.

setlist
recensione
flickr

morrissey in romagna

mi sembra un'idea carina.  nella pratica, un lunedì e martedì di luglio a rimini potrebbero esserlo di meno.
comunque, la prevendita comincia lunedì sui soliti ticketqua-ticketlà.

sempre per la serie rockstar attempate: stay tuned per il nostro reportage su shane mcgowan da rockinidro (13 giugno).

amanda palmer

è la prima persona un po' famosa che sento citare come influenza determinante i legendary pink dots (e i risultati si vedono, si potrebbe dire).  yeah, amanda!  guarda, vado anche a risentirmi il vinile di asylum per capire come mai è il tuo album preferito (il mio era the crushed velvet apocalypse).

quest’anno per il primo maggio

sono andata a vedere morire di lavoro di daniele segre. il film è molto bello, un documentario di interviste tutte in primissimo piano, un po' alla errol morris, con un'analogo capacità di fotografare l'umanità delle persone davanti all'obiettivo senza cadere nel sentimentalismo né mancare loro di rispetto (ovviamente si tratta spesso di testimonianze drammatiche).

l'autore se lo porta in giro personalmente in dvd, perché la rai ha rifiutato di trasmetterlo e non ha distribuzione; quindi, se avete sottomano un cinema parrocchiale, una biblioteca o posti così, invitatelo.

grande folla a milano

per l'evento imprescindibile del 25 aprile:

il salone del mobile.

i negozi tutti aperti, il corteo che passa da corso europa invece che da corso vittorio emanuele… ma che festa nazionale è? arrivare in centro con la testa del corteo è stato straniante: ti sentivi in minoranza rispetto a chi faceva shopping.

nonono, stavolta mi è sembrato più utile l'appuntamento con l'anpi di zona, nella fattispecie la sezione della barona.  (vabbe', i partigiani erano una scusa: in piazza miani io e r. abbiamo metaforicamente issato lo striscione del fan club di alessandro robecchi.)

moderatamente

continuo a divagarmi leggendo i blog di moda inglesi e francesi, ma mi sono anche un po’ stufata.
e quelli italiani dove sono??
oltre ai superbi editoriali di superqueen, mi dilettano solo l’armadio del delitto e rock and fiocc.

ma poi, in rete non trovo nessuna fonte veramente sfiziosa sugli italiani indipendenti: sarti, stilisti, artigiani…
dove sono?

dal mio armadio (più che altro, ormai, si tratta di scatole e recipienti vari) emergono alcune sparse indicazioni…

nati matti: carini gli abiti in jersey tagliato al vivo
– altro jersey e linee fluide da torino: quincy
– a milano si si trovano sempre anche le ben note lavgon
self made sta in via bertini, milano, sito non pervenuto
– ho pure uno sciarpone di sartoria vico

se volessi altra lana la prenderei su etsy da giia.