di teatrino clandestino

ho visto qualche anno fa hedda gabler e ieri sera madre e assassina.
è incredibile quanto sia elastico il dispositivo teatrale, posta come unica condizione la presenza degli spettatori.
loro usano molto il video,* e qui la cosa è portata alle estreme conseguenze: dell'azione teatrale si vede un preciso simulacro videoproiettato e filtrato da un altro schermo, trasparente – le voci ci sono, invece, vere (alla fine dello spettacolo i due schermi si abbassano svelando gli attori e la scatola del teatro) – tranne quando, con un brusco scarto, ci si trova un attore in carne e ossa lì a un metro, in platea.
un meccanismo raffinato applicato a una materia cupa e viscerale: direi che serve, perché non si vuole spiegare ma far osservare, lavorare su piani diversi per esplorare diverse dimensioni dei personaggi (che prima di essere personaggi teatrali sono personaggi di un fatto di cronaca, personaggi televisivi, forse anche personaggi cinematografici, vista la citazione dell'ambientazione anni cinquanta). per questo, credo, il testo è ridotto all'osso – a una sceneggiatura che sa di esserlo, fatta salva la battuta finale «una cosa non sopporto: che di tutto si cerchi di fare poesia» – e giustamente banalizzata la tentazione di una spiegazione puramente sociologica del delitto.

uhm, sì, il tema dello spettacolo è una madre che uccide in puro stile film horror i due figli, ma nel parlare dello spettacolo a me veniva da dire – al posto di infanticidio, che comunque non andrebbe bene perché i figli non sono piccoli – matricidio: c'è materia per lo specialista, mi pare.

* «Quello che la cultura dell’immagine ci ha tolto, il teatro ce lo restituisce nella sua sola grande regola del qui e ora, ma trasfigurato, SPETTRO.» (tc)

ho rivisto viale del tramonto

sabato sera, mentre il piccolo p. (anni 1,5) dormiva nella stanza accanto tutta invasa di odore di bambino.
be’, quella di vedere il dvd con il videoproiettore di mio cognato dev’essere stata un’esperienza intensa, perché ho notato che oggi tendo a tenere le dita della mano un po’ adunche, quando lasciano la tastiera. (oh, magari è solo il freddo.)

inutile sperare in un incentivo statale sui videoproiettori, temo?

werner berg

Berg
sì, quando vedo una bella xilografia in bianco e nero mi abbandono a entusiasmi inconsulti, anche senza conoscerne minimamente l’autore (certo, eh, gli austriaci, i tedeschi, per queste cose…)
poi mi sono consolata perché werner berg non dev’essere poi famosissimo, se in rete ci sono solo informazioni in tedesco (criterio grossolano ma con una sua spietata plausibilità).

un breve profilo in inglese

la stanza delle incisioni al museo berg di bleiburg in carinzia (link alla galleria via life in the present)

una mostra fino al 30 gennaio a vienna.

negli ultimi due giorni

ho avuto una valanga di accessi da chiavi di ricerca riguardanti deep end di skolimowski. ipotizzo che l* person* interessat* sia(no) stat* folgorat* dalla visione del film a fuori orario, nella notte tra l’1 e il 2: ecco, io ovviamente mi sono dimenticata di registrarlo nonostante sapessi che lo programmavano. ma se voi, per caso… fatevi vivi!

bing

(il signor siegfried bing) amava munch e le tappezzerie di william morris; le stampe giapponesi e i vetri di tiffany. con buona pace di p. che quando gli si parano davanti troppi esemplari di arti applicate decreta iniziato lo smarronamento – parole sue; a questa mostra son riuscita a portarlo perché stavamo già dentro il museo van gogh.
comunque, il fatto è che, come siamo entrati, bing! mi sono trovata davanti i due quadri di rippl-rónai di cui mi ero infatuata in agosto alla galleria d’arte ungherese di budapest (e di cui, per continuare con gli scarabocchi, avevo annotato scrupolosamente i titoli).
ma cosa vuole da me rippl-rónai? che mi metta il cappello con la veletta? che tenga un canarino in una gabbia verde? lo dica, per favore.

a grande richiesta

perlomeno del mio guest blogger, s. il giardiniere, che ha praticamente dichiarato la settimana del gatto (vorrei far notare che io cerco di non indulgere troppo a frivolità e svenevolezze, ma qui mi si forza la mano!)

dunque, le immagini dal finale felino di colazione da tiffany: pensavo di aver preso il dvd insieme ad altri di audrey hepburn, e invece no, per l’ottimo motivo che ho vhs originali sia in italiano sia in inglese (però, se trovo qualcuno a cui darle quasi quasi lo prendo, il dvd – andiamo ad alzata di mano, fatevi avanti).
pertanto quelle che metto qui sono delle tenere foto da video, tutte belle sgranate e supersature.

Breakfastattiffanys1   Breakfastattiffanys2   Breakfastattiffanys3

(c’è anche il bacio, nascosto in un pop up perché s. non vuole vederlo, ché si commuove.)

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