scaffali: agatha christie

ho recuperato il lotto di gialli degli spensierati anni dieci (i miei) da una cassapanca un po’ umida. uff, sono tantissimi, non ho voglia di copiarmi i titoli e ho una scusa per non farlo. a quanto pare avevo già tentato un inventario:

(sul verso c’è solo «N or M 1941 Quinta colonna»).

22 oscar gialli,
4 gialli,
1 classico del giallo (trappola per topi, 1979),
1 volume della serie «tutti i racconti di agatha christie»,
1 giallo economico classico newton compton (!),
3 tascabili inglesi fontana di cui uno (ma ne devo avere un altro coevo da qualche parte) del 67, per la precisione un mese più vecchio di me

e inoltre un omnibus:
hercule poirot. l’ora della verità, a c. di a. tedeschi, traduttori vari, 1975 (rist. 1979; è uno di 5 omnibus mondadori* dedicati ad a.c.)

hercule poirot. l’ora della verità, a c. di a. tedeschi, traduttori vari, mondadori, omnibus gialli, 1975 (rist. 1979; è uno di 5 omnibus* dedicati ad a.c.)

(qui qualcosa su ferenc pintér)

Bibliografia secondaria:
• sara cortellazzo e dario tomasi, agatha christie il giallo il cinema, aiace, torino 1986.
• emma ercoli, agatha christie, il castoro 144, la nuova italia, firenze 1978

(bella copertina)

* gli omnibus di una volta. li fanno ancora, ne abbiamo uno di ellroy: grafica di copertina orrenda, volume cartonato ma fresato e ricoperto di carta orrenda, interno stampato su carta igienica (e già che ci siamo, andrebbe additato al pubblico ludibrio anche il genio che un po’ di anni fa ha deciso di comporre tutti i libri mondadori in palatino).

altri reperti da altre case

c’era una volta un pannello di compensato su cui lasciavo sedimentare cartoline, ritagli, foto, icone della più varia provenienza. alcune immagini le avevo già tratte in salvo, ma il grosso del mucchio l’ho recuperato solo di recente: l’effetto che faceva è più o meno questo. si aveva un po’ il culto del bianco e nero, allora,tanto è vero che si faceva un sacco di arte della fotocopia – a parte fanzine e flyer, conservo ancora certa carta da lettera il cui retro si presentava così o così (se l’autore si riconosce, si faccia avanti!)

stasys eidrigevicius

stava lì, in tutte queste gallerie online sulla grafica polacca (nonostante sia lituano), stava lì in silenzio e io non lo sapevo. fino a ieri. rivelazione, e un improvviso intenso desiderio di partire per varsavia: dico, ci sono posti sulla terra dove i manifesti dei film negli anni ottanta erano così

(stasys, wish you were here di david leland; andrzej pagowski, after hours)

ma che differenza antropologica c’è tra noi e i polacchi? siamo poi sicuri di avere lo stesso dna? cosa c’è di polacco in me che nonostante kieslowski mi ostinavo a negare?
(insomma, la solita domanda che uno comunque si fa e si farebbe ovunque si trovasse – cosa ci faccio qui?)

galleria di opere originali su stasys on the net.

giuro che non lo faccio apposta

ma mi ritrovo circondata dalla reginetta della garzantina dei simboli,* per fortuna qui in funzione prettamente ornamentale (non starei ad attribuire significati eccessivamente profondi alle copertine dei dischi). devo avere in casa anche un tappetino per topo a forma di rosa rugiadosa, e da molto prima di assumere per puro caso questo – bah – nom de clavier.

altre copertine che mi sono venute in mente: power, corruption and lies dei new order (il quadro è un cesto di rose di fantin-latour), the flowers of romance dei pil, e di certo voi ne avrete altre ancora – prima cercando i link ho inciampato in american beauty dei grateful dead (american beauty è il nome di una rosa e la rosa è, apprendo ora, il fiore nazionale degli stati uniti, pensa un po’).

* due pagine e mezzo; volendo, ecco un simpatico bigino.

10.10.04 altri reperti: attack of the grey lantern dei mansun e glyph di harold budd e hector zazou.