gli inventari degli altri

boxes-mix-02dopo tanto vagolare in rete tra le più svariate collezioni di ephemera, sono lieta di ospitare un’immagine inedita: le scatole rétro del fratello del Giardiniere (quello che – salvo obiezioni – mi prenderò la libertà di indicare come il Bibliotecario, per non fare confusione).

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6 risposte a "gli inventari degli altri"

  1. stefano settembre 10, 2004 / 6:53 pm

    Eh… sappiamo tutti che il Bibliotecario ha un buongusto innato!

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  2. il Bibliotecario settembre 10, 2004 / 7:31 pm

    Il Bibliotecario è onorato di vedere ospitate le sue tanto effimere cose in uno dei blog che ha il potere di regalare una boccata d’aria fresca anche nelle più torride giornate milanesi. thank you and keep on the battle for beauty!

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  3. rose settembre 10, 2004 / 8:51 pm

    ah, ma l’utopia di far durare l’effimero ha molto a che fare con la bellezza, no? (e direi che se ne sente un gran bisogno in questi orrendi – ma non più di tutti gli altri – tempi. riemerge persino la pur perniciosa tentazione della torre d’avorio.)
    PS altri contributi iconografici saranno graditi.

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  4. s. settembre 13, 2004 / 9:35 am

    qualcuno però deve spiegare a un povero giardiniere che cosa ci fa una menorah in una collezione di scatole!
    s.
    ps in fatto di bellezza un giardiniere sa che è fatta di continui mutamenti dove sono da includere decadenza e morte – trasformazioni sempre ricche di novità.

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  5. Bibliotecario settembre 14, 2004 / 3:03 pm

    infatti a volte le scatole cadono e io per sbaglio ci cammino sopra…: decadenza perché si accartocciano tutte, morte perché le butto nel cassonetto della carta da ricliclo! trasformazioni ricche di novità perché magari diventano la scatola orribile di un telefonino in offerta promozionale da auchan!

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  6. avi dicembre 21, 2004 / 3:30 pm

    la menorah ricorda la luce che deve sempre brillare dentro come fuori di noi (Rashì, Talmud Bablì)e ci accocchia benissimo con le scatole che ci ricordano il tempo che noi abbiamo vissuto e che ha fatto di noi quello che noi siamo oggi [la maestrina]

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