per il pomeriggio a milano: nuvoloso, ma non dovrebbe piovere. massima 18 °C.
Autore: alba
ultimamente in treno
mi capitano cose bizzarre. stamattina, complice la giornata piovosa, all’edicola della stazione mi sono concessa un acquisto particolarmente voluttuario (e, confesso, blog-indotto). salita in carrozza, dunque, sono sprofondata nella lettura di dampyr finché, verso la fine dell’albo – forse perché il treno si era fermato – ho alzato gli occhi. e invece del piatto familiare paesaggio che mi aspettavo ho visto una gola verde invasa da una nebbia spettrale e un fiume, in basso, sotto il ponte di ferro su cui il treno sostava.
– che era successo?
a. mi ero addormentata e stavo sognando
b. il treno aveva cambiato inopinatamente percorso
c. avevo sbagliato treno.
piccoli abbecedari d’america
negli alfabeti di joseph reed (pittore padre di mack reed, l’autore del bellissimo weblog heavy little objects – la cui collezione purtroppo si è fermata in febbraio).
due link
via the letter:
una raccolta di logotipi (il sito è russo, quindi ce ne sono diversi russi)
e una di banconote dal mondo (mai visto il dollaro dell'antartide?)
scaletta mattutina e un quiz facilissimo
se oggidì mi ritrovassi a fare radio, trascriverei le liste migliori dell’ipod lasciato in «casuale – brani» e metà del lavoro sarebbe già fatto.
starlight da songs for drella
that new song di badly drawn boy
moving the river dei prefab sprout
low expectations di edwin collins
qui est in, qui est out di serge gainsbourg
paradiesseits degli einstuerzende neubauten
(a proposito, di chi è questa bocca? a me sembrava ovvio, ma pare non lo sia così tanto, dunque cimentatevi.)
zafferano
questo avrei dovuto scriverlo ieri, ma comunque: non ho trovato in rete ricette di biscotti allo zafferano italici, farò io un esperimento.
intanto:
thin almond saffron cookies.
biscuits au safran.
galletas al azafrán
e le brioscine allo zafferano svedesi.
colgo l’occasione per rimandare a uno stupendo link già suggerito in passato: il risotto patrio secondo carlo emilio gadda.
i maximo park
sono di questi giovini del nord abbastanza fortunati da avere a disposizione tutta la musica inglese dai beatles al punk alla new wave, per scrivere i loro pop single. e una bella attitudine per il gioco dell’esprimere quel tanto di disperazione sublimabile nell’arco di una canzone. (il che per me è sufficiente a lasciarmi perseguitare da apply some pressure per tutto il fine settimana – conoscevo già the coast is always changing, ma mi aveva colpito meno.)
fa un po’ secret garden metropolitano
la presenza dell’ex vivaio tra via gioia e via galvani a milano, circondato da muri di mattoni rossi e da un edificio in rovina, con il suo sentiero nel bosco visibile solo da un cancello chiuso. quando ci sono passata davanti, ieri, c’era ancora il camper della campagna di protesta (blog) contro i progetti della regione per l’area verde, con rocco tanica che arringava un gruppo di vecchietti.
perché non sono vegetariana
mi scuso per il titolo pomposo alla bertrand russell, questa cosa che ogni post deve avere un titolo, per motivi d’archiviazione, mi fa impazzire.
comunque, penso d’averlo capito: razionalmente non avrei nulla in contrario, tant’è vero che di carne ne mangio pochissima. però non sopporto di impormi da sola un divieto che diventi una norma assoluta (molto simile a quelle religiose che aborro), dal momento che sono ben lungi dall’averlo interiorizzato in modo che sia un comportamento spontaneo e non un’autoimposizione. questo anche senza contare il trauma del distacco da una tradizione cultural-alimentare che valuto come positiva (per la verità, uno dei pochi casi in cui valuto una tradizione come positiva).
dunque, per ora il principio del piacere continuerà a prevalere ogni volta che mi si parerà dinanzi una fetta di salame buono – perché se è cattivo, invece, ovviamente va boicottato, e mangiarlo sì che sarebbe immorale.
tormentone
per il fine settimana mi sono fatta una doll da sera, con un naso più azzeccato, ma anche con un principe azzurro.
