(istituto di propaganda libraria, 1971) raccoglie scatti con cui de biasi ha collezionato una serie a-z di lettere incise sulle piante, alcune ben riconoscibili come tali, altre la cui immagine appare quasi costruita, astratta, in particolare le lettere intagliate sulle foglie delle agavi.
l’unico testo è una breve introduzione di nantas salvalaggio in cui è riportata una dichiarazione del fotografo: «è curioso, ma gli autografi arborei scompaiono una volta varcata la manica. gli inglesi non firmano i loro sentimenti sulle cortecce degli alberi. non sanno manovrare i temperini? oppure hanno delle piante un rispetto che i latini ignorano?»
(ma forse ora, trent’anni dopo, anche da noi latini l’abitudine si sia un po’ estinta.)
Autore: alba
se si è un po’ in fuga da questa estate precoce
va bene andare a vedere last days. non che si debba per forza desiderare un’estate fredda e piovosa in un paese freddo e piovoso, e men che meno di avere degli amici così bastardi, benché ascoltino venus in furs ad alto volume. ma è chiaro che in quel silenzio, in quella casa, in quel verde si sarebbe anche potuto star bene, che da quelle chitarre poteva uscire qualcosa di bello, che le sorprese esistono, come vedere un bambino amish diventare un rocker occhialuto (chiedo scusa, era un pezzo che non mi aggiornavo sulla carriera di lukas haas). le mie cognizioni sullo stato di washington e la foresta pluviale rimangono scarsissime, affidate soprattutto a un thriller di nora roberts letto per lavoro anni fa, ma potrebbero tornarmi utili ora che devo uscire per commissioni in questa calura.
partita per la riunione della rete vendita
con la deprimente idea di limitarmi al tragitto stazione-albergo-stazione, e gravata dell’unica responsabilità di portare un paio di libri voluminosi, avevo tolto dalla borsa la macchina fotografica. così non posso dimostrare l’esistenza delle distese di papaveri sulla linea ferroviaria milano-genova, e neppure che la mattinata si è conclusa a sorpresa sulla terrazza del museo del mare (un’improvvisa esperienza di luce e odore di porto, un caldo già estivo da cui difendersi, in testa l’arrivo di artemisia a genova, 1638, come lo scrive anna banti).
citty citty bang bang
di ian fleming, vallardi 1979 (garzanti 1965) è illustrato da john burningham (vari disegni; un’intervista) e famoso per il film, che in italiano aveva una canzone di rita pavone. io non lo conoscevo ma sono ben contenta di averne scovata una copia venerdì scorso, durante un’insperata ora d’aria pomeridiana, nella famigerata libreria di corso 22 marzo.

i cavoli a merenda
qui si torna sempre a parlare di crocifere, prima o poi (e magari ti dicono, a cosa serve un blog: ricordo che così ho rimediato un’ottima ricetta del caldoverde, più volte sperimentata quest’inverno).
delizia del fine settimana, i cavoli a merenda di sto, con la principessa che ha una voglia di cavoli strascinati sulla guancia.
clic sulla foto per per scoprire i multiformi talenti di tofano, tra cui la fotografia.
presente!
all’appello di mammara: un bel questionario musicale.
1. volume totale dei file musicali: circa 13 gb sull’ipod (la stragrande maggioranza legali, eh). sull’hd non li tengo perché ho un computer antico capace la metà dell’altro aggeggio, non c’è posto.
2. l’ultimo CD che ho comprato: ok, confesso. in via sperimentale e per biechi motivi economici, ultimamente ho provato a staccarmi dall’oggetto cd e a comprare da itunes, se trovo quel che cerco. poi ne faccio una copia su cd da un euro (e qui vedo i lettori più raffinati fuggire reprimendo a stento conati di vomito). lo scorso fine settimana ho preso così gli album nuovi di i am kloot e eels. l’ultimo cd vero e proprio sarà stato 3 mesi fa, anche perché non trovo il tempo di andare nei negozi. (alla vendita per corrispondenza cerco di resistere, ma non so quanto durerà.)
3. canzone che sta suonando ora: teenage fanclub, everything flows (phew, un bacio alla riproduzione casuale che mi fa fare bella figura).
4. cinque canzoni che ascolto spesso (ultimamente) o che significano molto per me: la tendenza all’ascolto ossessivamente ripetuto non fa differenza tra singoli squisitamente stagionali (i già citati maximo park, apply some pressure; dogs die in hot cars, i love you ’cause i have to) e brani teoricamente eterni, magari riportati in auge proprio dalla rinnovata disponibilità digitale (di recente: nico, the fairest of the season, paul roland, the great edwardian air raid, sylvian, buoy). ciò mi ricorda, anche se non c’entra, una tale lista di canzoni preferite in assoluto che ho cominciato a stilare tempo fa – ma siccome non ho fissato un limite numerico, non la finirò mai.
5. persone a cui passo il testimone: non ho capito se devono essere cinque, e se poi tolgo dalle mie ristrette frequentazioni in rete i già coinvolti… direi se hanno voglia, superqueen e cadavrexquis, che hanno gusti musicali abbastanza diversi dai miei.
che faccio,
lo butto, il gioco da tavolo scotland yard con il suo tabellone illustrato del centro di londra?
in mancanza di repliche di mary tyler moore
la sequenza dei titoli.
la mappa dell’appartamento di mary.
c’è una cover degli husker du della sigla, love is all around (oltre a quella di joan jett).
la trilogia del signor ahi
di franco matticchio (due sue tele qui) mi è planata davanti grazie a p. qualche giorno fa. la storia – una surreale novella per immagini alla gorey – viene edita da nuages dopo essere stata pubblicata nel 1985 su linus, se ho capito bene.
a qualcuno potrà sembrare di riconoscere il signor ahi, e direi non a torto, visto che a un certo punto della trilogia ci si imbatte proprio nei residenti.
(plauso ai gusti musicali di fm, tanto più per la sua scelta di illustrare per una mostra dell’anno scorso la copertina di pink moon di nick drake.)
