joseph cornell

Guggenheim Collection

sta sulla copertina dell’edizione adelphi dei già citati sillabari di parise perché pare che a lui piacesse molto. peraltro, piace anche a me.

in rete si può vedere parecchio cornell – webmuseum e tanti i musei veri: per esempio moma, national galleries of scotland, reina sofia, national gallery di washington.

da leggere: qualcosa dal new yorker.

 

solo nel 2011 sono arrivata al libro di charles simic su cornell, dime-store alchemy (ed. it: il cacciatore di immagini)

non proprio un percorso di lettura

alla fine, di libri delle vacanze ne ho letti solo tre. ghiaccio-nove di vonnegut si è trovato inaspettatamente ma non insensatamente contiguo (elementi fantascientifici usati in modo simile) a il paese delle meraviglie e la fine del mondo di murakami. poi finalmente austerlitz di sebald, che ora si trova inaspettatamente ma non insensatamente giustapposto a mattatoio n. 5 di vonnegut cominciato sul tram questa mattina andando al lavoro (non è solo che c’è la guerra, ma come v. parla di dresda via citazioni, all’inizio del libro).
austerlitz è proprio bello nonostante sia un romanzo, nonostante il drammone mitteleuropeo che la copertina adelphi promette e mantiene. per chi si bea nell’affabulante accumulo di informazioni sebaldiano ci vorrebbe invece un indice dei nomi e dei luoghi, se ne sente il bisogno nel riordinare cose che andrebbero tenute a mente:
andare ad anversa a vedere la stazione
a lucerna c’è il museo dei ghiacciai
claude simon che racconta di gastone novelli (ci sono opere di novelli al mart di rovereto)
cercare di vedere toute la mémoire du monde di resnais
(e avrà ragione sebald a proposito della bibliothèque mitterrand? per chi non l’ha letto: austerlitz la trova esecranda).

per una coincidenza

tra gli ultimi dischi comprati prima delle vacanze c’era anche la raccolta doppia del laibach anthems (doveva essere in offerta – erano anni che non pensavo ai laibach). e un paio di settimane dopo, ecco un’imprevista sosta a lubiana. a lubiana questo è l’anno della biennale di grafica organizzata dal mglc, il centro internazionale per le arti grafiche. alla mostra di grafica slovena alternativa degli ultimi 40 anni, al castello di tivoli, c’era un’intera parete di volantini e manifesti del neocollettivismo, dell’nsk (v. anche qui) e dei laibach, che sfortunatamente non ho fotografato. quanto alla biennale vera e propria alla sede della tobačna ljubljana (dove c’è anche un bizzarro museo del tabacco), andrebbe vista anche solo per l’inedita esperienza di visitare una mostra respirando costantemente un leggero, piacevolissimo odore di tabacco (tutto l’ambiente ne è completamente pervaso). la mattina di ferragosto, quando siamo partiti da lubiana, c’erano quindici gradi, pioveva e le foglie degli alberi al castello cadevano ingiallite. e anche stamattina fa un freddino…

gravemente impreparata

partecipo al gioco di società sui libri che si aggira per i weblog. credo di essere l’ultima, tutti l’hanno già fatto, quindi non chiederò a nessuno di rispondere a sua volta.
• qui si è già parlato parecchio di scaffali. dovendo fare una stima di quanti libri ho (non ci avevo mai pensato) ho copiato qualcun altro che aveva già risposto: contare il contenuto di un modulo di scaffale che si ripete e fare una moltiplicazione. non è che sia servito a molto, ci sono scaffali di forma diversa, libri di forma diversa. comunque saranno più di mille – milleduecento?  i libri miei e di p. restano abbastanza separati (i suoi non li ho contati), ma con pochi doppioni. ce li prestiamo volentieri. ci sono parecchi libri che non ho ancora letto (stanno per terra). mancano un sacco di libri che ho letto (nei periodi in cui leggevo di più prendevo i libri in biblioteca). in linea di massima sono separati per genere o argomento (saggi vari, libri di cinema, libri di musica, libri di editoria, libri di teatro, poesia, narrativa – a sua volta divisa più o meno per nazionalità – gialli, libri illustrati, guide turistiche, libri di cucina, dizionari).
• anche quando cerco di non comprarne, di libri, salta sempre fuori un progetto di lettura imprescindibile, un libro che bisogna avere per consultazione, e persino qualche minima ed economicissima tentazione collezionistica. però credo di non aver più comprato nulla dopo alcuni volumi che mi mancavano della serie grandi città del mondo touring, un paio di settimane fa.
sto leggendo: sillabari di parise l’ho quasi finito, leggendolo solo prima di dormire, i racconti hanno la misura giusta. come una medicina buona buona, due o tre racconti tutte le sere. sono quasi alla fine anche di last exit to brooklyn di hubert selby, che non va assolutamente letto prima di dormire. iniziati vari altri, ma averli iniziati non vuol dire che li sto leggendo.
• ultimamente – e stranamente – accolgo consigli sui libri; è un salvagente a cui aggrapparsi nel mare delle cose da leggere, che trovo sempre più inaffrontabile. anche dai weblog ne ho attinti parecchi, di spunti per portare in cima alla mia lista un libro (e leggerlo, addirittura). quanto a consigliare io, mi trovo in gravi difficoltà – ma siccome garnant, che mi ha passato il gioco di società, va in vacanza in russia, mi corre l’occhio qui a sinistra, allo scaffale di libri russi. sono quasi tutti di p., ce ne sono solo tre miei, che mi sento di suggerire (anche a chi non va in russia) nonostante la mia abissale ignoranza della letteratura slava in generale. scusate la traslitterazione, che diventa all’inglese dove non ho saputo mettere la pipetta.
leonid cypkin, estate a baden baden (letto per le buone recensioni)
michail kuraev, lo specchio di montachka (letto per caso)
sergej dovlatov, il parco di pushkin (letto perché consigliato da sedicinove – piaciuto molto anche a p., che ora non fa che leggere dovlatov ridendo ad alta voce).

land of the europlex

dopo aver a lungo rimandato l’esplorazione del nuovo multisala, 18 schermi dentro il centro commerciale, siamo stati attirati lì dentro dal film di romero. e (un po’ come nel film gli zombie sono mostri ma non cattivi quanto i cattivi vivi, e comunque non possono essere ignorati) gli indubbi vantaggi di un cinema dove si trova parcheggio, la coda è veloce, lo schermo grande e il sonoro impeccabile hanno reso difficile continuare a demonizzare la bizzarra cattedrale di viale sarca. esiste, occupa spazio, e la gente che cerca un posto dove andare ci va (anche se ciò significa passare un sabato sera di luglio ai tavolini di un locale finto messicano in un deserto improprio – guscio di marmo e plexiglas dove la cattiva musica echeggia sinistra).