questo secondo eduardo di santagata,

quali fantasmi, fatto di tre atti unici, è più farsesco e meno metafisico dell'altro spettacolo, eppure risulta lo stesso inquietante perché usa questa caratteristica per giocare con la messa in scena e le finzioni (e più scarni sono i costumi di scena più grande è la finzione, gioco che arriva sempre pericolosamente vicino alla morte – questo nel primo e nel terzo atto, mentre il secondo ragiona più lievemente sulla vita parallela che ci si costruisce con le invenzioni, con la poesia, con l'illusione di un nuovo amore).

this seventies show

sabato, comprati jeans scampanati e ascoltata ad alto volume la ristampa in cd di marquee moon arrivata in aereo (sì certo, si trova anche sotto casa, ma comunque).
la sera precedente, rivisto per l’ennesima volta carlito’s way e capito per la prima volta che non si limita a citare gli anni settanta, è ambientato negli anni settanta.

nella categoria «traduzione»

non scriverò mai niente di serio, ormai l’ho capito – servirà invece come stupidario…
oggi ero in tram, e su un autobus che mi passava accanto ho visto ciò che si poteva ben temere:  con tutti i titoli di film che ormai si lasciano in originale (anche roba lunga e impronunciabile per l’italiano medio come me and you and everyone we know), questo l’hanno dovuto tradurre. e come l’hanno tradotto? V per vendetta.

r.i.p.

mi tocca confessare il misfatto – una cosa che non è assolutamente da me, lo giuro, dovete credermi, inspiegabile, incredibile (ma indubbiamente un segnale preoccupante). sabato scorso ho messo l’ipod in lavatrice. ringrazio tutte le persone carine che hanno pubblicato in rete resoconti apparentemente genuini di ipod risorti da lavaggio e centrifuga, una volta evaporata l’umidità: per qualche giorno mi hanno aiutato a sperare… ma il lavaggio a 60 gradi è stato veramente troppo (lo dicono anche le istruzioni, che la temperatura di, ehm, stoccaggio non deve superare i 45 – forse con un lavaggio delicato sarebbe andata meglio?).  se qualcuno vuole un ipod morto, è pulitissimo, più bianco che mai. solo per un breve momento, verso mercoledì, si è sentito girare l’hd rotto. le cuffie invece funzionano ancora.
per fortuna non mi ricordo assolutamente di quanti di quei 20 GB di musica non ho backup. e per fortuna avevo già preso un lavoro extra, che forse mi permetterà di impadronirmi in primavera di una di queste creature (peraltro prive di connessione firewire, ohibò). per ora si soffre in silenzio, è il caso di dirlo.

dov’era finito

griffin dunne? ecco che me lo trovo a fare il cattivo in un episodio di law and order c.i., tanti anni dopo aver incarnato gli incubi – da me fedelmente coltivati – di fuori orario e un lupo mannaro americano a londra. devo dire che non è cambiato molto (solo, a tratti, manifesta una leggera somiglianza con il deprecabile andy garcia). la serie mi pare buona; aspetto con impazienza le stagioni con annabella sciorra.