
alle pupille (dopo una strana giornata indolenzita et dall’intervento del dentista et dalla capatina in piazza fontana): una buona galleria di stampe art déco, molte di moda.

alle pupille (dopo una strana giornata indolenzita et dall’intervento del dentista et dalla capatina in piazza fontana): una buona galleria di stampe art déco, molte di moda.
lui sta online, e ha una vita propria anche mentre qui la sottoscritta annaspa tra il secondo e il terzo lavoro (e di giorno decine di ristampe, il marasma delle copertine e dei copertinari, i risvolti da ricucinare ecc. ecc. leggere un libro? mai. pregusto il massimo lavoro di concetto necessario questa settimana: controllare le ciano di un libro di novecento pagine).
intanto, arriva gente di ogni tipo dai motori di ricerca:

e per fortuna che ogni tanto mi ricordo di guardare i referrer (un po’ a caso: sono abbonata a un servizio che me ne conserva solo 100), altrimenti mi sarei persa mirabilia e traduttrice (ciao!)
secondhand songs, a cover song database.
hanno sempre qualche particolare intrigante, che in tre giorni per la verità si si manifesta sotto forma di: presenza folgorante di john savage all’inizio (che poi sparisce), presenza consolante dell’omone buono david morse (già protagonista di the indian runner), presenza ammiccante di robbie robertson e soprattutto king’s highway di joe henry, canzone che non sentivo da anni, ora oggetto di riascolto ossessivo da una settimana. a me jh piaceva di più prima della svolta jazzata.

as jewels (made by tokens & coins, link via littleviews on new york city)
la «semplice lezione d’inglese» di munari, si può un po’ sfogliare su amazon.com.
– andare a dormire sfogliando un libro sulla scozia preso in prestito.
– andare domani pomeriggio alla triennale, sennò finisce la mostra di design ceco.
– andare a sentire i tuxedo moon lunedì prossimo al ciak (non avendo album recenti, ascolto questo).
quali fantasmi, fatto di tre atti unici, è più farsesco e meno metafisico dell'altro spettacolo, eppure risulta lo stesso inquietante perché usa questa caratteristica per giocare con la messa in scena e le finzioni (e più scarni sono i costumi di scena più grande è la finzione, gioco che arriva sempre pericolosamente vicino alla morte – questo nel primo e nel terzo atto, mentre il secondo ragiona più lievemente sulla vita parallela che ci si costruisce con le invenzioni, con la poesia, con l'illusione di un nuovo amore).
sabato, comprati jeans scampanati e ascoltata ad alto volume la ristampa in cd di marquee moon arrivata in aereo (sì certo, si trova anche sotto casa, ma comunque).
la sera precedente, rivisto per l’ennesima volta carlito’s way e capito per la prima volta che non si limita a citare gli anni settanta, è ambientato negli anni settanta.

morto un ipod bianco, se ne fa uno nero. (chi dicesse che ci sono modi migliori per passare una domenica di sole, avrebbe ragione.)