quando si va a vedere le mostre

al pac di milano, una delle cose belle (oltre la mostra) è la lunga vetrata del pianterreno che dà sui giardini di villa belgiojoso.  ora, per la personale di grazia toderi, a sorpresa si trovano dei bellissimi vetri neri che filtrano il paesaggio come una specie di eclisse.  e al piano di sopra c’è nata nel ’63, con la bimba-bambola che cerca la sua orbita ispirata dell’allunaggio del ’69.
(le videoinstallazioni sono belle, ma sarà voluto che quelle grandi siano così sgranate? di nuovo la mia crociata anti-dvd nei luoghi pubblici.)

la mostra di buzzati

alla rotonda della besana pensavo finisse oggi, invece è prorogata fino all’11 febbraio. ci sono andata ieri, spinta da un affetto di vecchia data (probabilmente, anzi, ereditato da mio padre).
ci si trova dentro un mondo visivo veramente pop nell’uso di forme come l’illustrazione, la vignetta, il fumetto, l’ex voto, ma con la peculiarità che l’uomo era in realtà un surrealista nato nel 1906. il suo distacco e/o senso dell’umorismo si addice a entrambi i casi.

qualche tavola di poema a fumetti (il libro dovrebbe essere negli oscar ma, al contrario dei libri «veri» di buzzati, non risulta disponibile).

qualche quadro.

rintracciati almeno 3 usi dello spaccato architettonico di cui si parlava a proposito di perec.

jarvis cocker

Jarvisalbum
giovedì sera ai magazzini generali è stato veramente ultra-cool, non saprei come altro definirlo. (ne volevo dire già ieri sera, ma poi ci è arrivato in casa un amico di p. mollato di recente dalla fidanzata, che cerca di riprendersi organizzando un viaggio in india e gira con un cartone di primitivo di manduria nel bagagliaio della macchina – si è dovuto aiutarlo a bere il primitivo di manduria.)
dunque sono molto contenta che y. mi abbia telefonato per andare a sentire jaaarvis, sia perché io e lei non ci vedevamo da più di un anno sia perché il concerto è stato proprio bellissimo, lui è una magnifica rockstar che ti ipnotizza con i gesti delle sue mani quasi da creatura marfan, altissimo (per cui io, pur essendo vicina, l’ho visto benissimo per tutto il concerto) ed elegante nella sua camicina marrone con la giacca di tweed della moglie (o magari non era della moglie, ma è vero che aveva l’abbottonatura da donna), tanto compassato nelle chiacchiere tra un pezzo e l’altro, da cui si è ricavata una dose oltraggiosa di umorismo britannico per una sera sola, quanto intenso nelle canzoni – tutto l’album solista, comprese le 2 b-side e il brano nascosto – che partivano precisi e impeccabili, scandite da luci a led con lieti motivi retrò da lungomare di brighton.
delizioso l’affetto di jarvis per i suoi occhialoni da ex sfigato – con una faccia così, non vai da nessuna parte se non hai una personalità veramente speciale. un modello per generazioni di imbranati.

bis finale: satellite of love.
jarvcast

due film in costume

evasione, evasione, evasione…

visto alla fine della stessa settimana baciata da un passaggio televisivo di ipcress, the prestige mi ha deliziato dal primo sguardo di michael caine.  poi ci sono andata non sapendo (o avendo opportunamente dimenticato) che c'era bowie. bowie nei panni di tesla che duplica nerissimi cilindri e gatti è già culto, indipendentemente da ciò che si possa pensare di questo filmone a tinte forti sul doppio del doppio del doppio, da cui sono stata disponibilissima a lasciarmi conquistare e frastornare fino alla pazzesca invenzione finale. queste storie di acerrime, sovrumane rivalità sono sempre disturbanti, anche se hugh jackman non ha proprio questa grande intensità, no?  o sarà il personaggio? 😉
momenti grandguignoleschi, servi di scena ciechi, il 1900 che porta la scienza alle masse, il cinema come grande illusione e chi più ne ha più ne metta – certi film sembrano giovarsi di un tale accumulo, qui forse controbilanciato dal fatto di dover lavorare un pochino per seguire la trama letteraria e conquistarsi una visione stupefacente e soddisfacente  (anche se, come giustamente dice garnant, non commovente – ma in me qualche corda l'ha toccata, forse mi bastano un certo numero di annegamenti e di sorprese che mi fanno tornare bambina… sì, come spettatore ho collaborato, nonostante il meccanismo fosse così manifesto).
ma chi sa qualcosa di christopher priest?  pare che in italiano sia apparso solo un libro da fanucci.

quanto a marie antoinette, be' c'è decisamente troppa pasticceria, ma per il resto mi è piaciuto. il sottinteso storico è talmente lampante che non solo non se ne parla ma ostentatamente lo si ignora se non per gli indispensabili accenni, e così lo si sfrutta al massimo, cosa assai furba, con la mera complicità degli umori inquieti della colonna sonora postpunk. sofia coppola ha una sua grazia che apprezzo sempre, magari la potrebbe usare per qualcosa di un po' più sostanzioso? comunque, scendere le scale dopo sposati al suono di plainsong dei cure è una grande idea.

un questionario libresco

partorito da liseuse. che però non l’ha compilato!

1. Finisci sempre i libri che inizi? (oppure ti appelli a Pennac ecc ecc)
 
– quasi sempre (se comincio a leggere un libro è perché m’interessa, quindi voglio sapere com’è) però capita che alcuni li pianti lì involontariamente abbastanza all’inizio, con l’idea di riprenderli prima o poi.

2. Come scegli i libri? Sei il tipo impulsivo o segui metodici filoni di lettura?
   
– d’impulso, ma con associazioni e occasionalmente manie monografiche.

3. Che riviste e/o giornali e/o inserti e/o rubriche di recensioni leggi regolarmente?
   
regolarmente quasi nulla. alias del manifesto, lo straniero.

4. Consigli di letture: meglio un amico o D’Orrico?
 
– meglio un blog 🙂 però delle suddette pubblicazioni mi fido abbastanza.

5. Multilettore o monolettore: leggi più di un libro contemporaneamente?
   
– spesso sì. perché gli argomenti sono diversi, o perché uno si può portare in borsetta e l’altro no… al momento, sono due da leggere davvero e due che si possono leggere a pezzi. altri due stanno pericolosamente scivolando verso il punto  1, ma forse li recupero. altri cinque o sei, o dieci hanno un segnalibro dentro, ma ormai non ha alcun senso tenercelo.

6. Dove preferisci procurarti le tue letture: libreria (=soldi che vanno, nuova zavorra che viene in casa…) o biblioteca (il libro che volevi tu lo hanno già prenotato per i prossimi due anni, addio al piacere del profumo di carta intatta…)?
   
– libreria, più che altro per pigrizia. se avessi vicino a casa una bella biblioteca a scaffale aperto, ci andrei.

7. Leggi per amor di lettura o cova in te un nuovo scrittor giovane (o meno giovane)?
– questa è proprio una domanda bizzarra. spero che anche chi scrive legga per amore, non per «lavoro». poi è bello anche leggere per lavoro, ma dipende… dal lavoro.

8. La tua lettura preferita in bagno?
– non leggo in bagno, ma quand’ero piccola mi portavo il catalogo postal market.

9. Cosa leggi sui mezzi di trasporto (se hai la “fortuna” di fare il pendolare)?
– tragitto breve… ci vuole un libro che mi motivi a tirarlo fuori dalla borsa, più raramente una rivista. attualmente mccarthy’s bar di pete mccarthy.  in un certo periodo ho letto la trilogia di pennac quasi tutta in autobus.  e quando prendevo il treno, allora leggevo veramente molto!

10. Il film tratto dal romanzo: visione prima o dopo il libro?
 
– dopo! questa l’ortodossia, ma a volte ovviamente capita anche il contrario.

11. Leggendo trovi una parola sconosciuta: te la appunti e la cerchi nel dizionario o fai finta di niente, fidandoti del tuo intuito lessicale e mollemente adagiandoti sulla tua pigrizia?
– sempre fatto finta di niente, sin dalla più tenera età. infatti, a furia di dedurre il senso dal contesto, mi sono fatta anche idee bizzarre. continuo così con le 2 lingue straniere che leggo (inglese e francese).

12. Il libro che ti ricorda un grande amore:
– accidenti, non ce l’ho un libro così.

13. Il libro giusto per l’estate (meglio prepararsi per tempo):
– ho provato, ma non riesco a fare abbinamenti col tempo atmosferico. rispetto alla disponibilità di tempo delle vacanze, ovviamente viene da pensare a libri lunghi! ma se non vai in vacanza in macchina, ci vogliono libri leggeri… una volta al mare ho letto the moor’s last sigh di rushdie col metodo 11. comunque ci vuole: un bel giallo.

14. Il libro giusto per l’inverno (anche se non fa freddo, ci siamo ancora):
– per quest’inverno: un giorno all’anno di christa wolf. sempre: romanzi classici dell’ottocento – qui mi è venuto l’abbinamento atmosferico, non so perché. anche: saggistica che tenga sveglio il cervello. va sempre bene: un bel giallo.

15. Consigliami il tuo libro cult:
io di solito non consiglio nulla, al limite potrei citare: alice nel paese delle meraviglie, la cognizione del dolore, la vita istruzioni per l’uso, guida galattica per autostoppisti. (se cult invece vuol dire una scoperta fantastica che conosciamo solo in quattro, sono impreparata.)