citazione ad apertura casuale

l’avevo già visto ma non avevo mai contribuito – è ora di raccogliere da liseuse il suggerimento seguente:

prendere il libro più vicino
sfogliare sino a pagina 123
contare le prime 5 frasi della pagina
riportare nel blog le 3 frasi seguenti
suggerire il gioco ad altri 3 blogger

senza barare, se no che gusto c’è 😉
il libro più vicino – senza spostare altri oggetti – è diario di parigi 1965-1968 di ornella volta.

A Saint-Etienne il compositore Pierre Boulez tiene una conferenza nel quadro della settimana di musica contemporanea: «La nostra vita musicale rispecchia una cultura in procinto di morire e che morirà ancora più in fretta se riceverà qualche opportuno spintone».

martedì 14 maggio
Il generale de Gaulle parte in viaggio ufficiale per la Romania, con il proposito di incoraggiarne l’indipendenza nazionale. Lascia detto di voler parlare alla Francia il 24 maggio e crea così una notevole suspense.

se poi superqueen, garnant e pessimoesempio avessero voglia di farlo… (rifarlo? qualcuno mi sa che ci è già passato!)
io potrei quasi continuare con una pila di libri ancora non letti che ho qui vicino:  un modo come un altro per setacciare spunti, in fondo – o comporre un testo nuovo col solito pretesto del procedimento «casuale».

tra natale e capodanno

visto grizzly man, un altro film di herzog su un personaggio eccentrico e dedito a imprese folli, tra ammirazione e lucida distanza.
dormito al freddo. (tormentone pseudoverdiano: «amami al freddo».)
fotografato gatti.
brindato con 17 parenti.
provata la febbre un numero imprecisato di volte.
ricevuto 1 capo patagonia, regalati 2 capi patagonia.
ricevuti e accesi 2 lumini natalizi.
combinate cene con 3 coppie di amici.
riattivata la vecchia penna stilografica (le cartucce sono vecchie e l’inchiostro fa una strana puzza.)
letto metà del libro di christa wolf.
aggiornato il triste schema di excel che fa da rubrica perché si riesce a stampare in una pagina sola.
imparato a distinguere arturo martini da alberto martini. (scoperto che il padre del secondo fu insegnante del primo.)
fatte analisi del sangue.
trovata nebbia a bollate.
preso il tè con miss brodie.
visto il film di monicelli dove tatti sanguineti fa il generale fascista.
comprato albo grande di dylan dog, e ora me ne vado a letto a leggerlo. 37.2.

segue:
fatti biscotti allo zenzero, ma con farina integrale e senza uova: così così.
in fuga dai cibi natalizi: mangiato giapponese 2 volte e riso in bianco 2 volte.
sconfitta grossa zucca (una classica Marina di Chioggia?)

per una giornata grigia

– sul sito di boo hewerdine ci sono tanti mp3, fra cui graceland dei bible (via fingertips guide to free mp3s).
finora potevo vantarmi di non aver mai mai mai messo in un post il testo di una canzone, dunque è il momento di sgarrare (è persino meglio oggi di vent’anni fa).

Would I give you money?
I don’t know
the free-est things in life are best
and so, put me to the test
now…

And when I die
will you build the Taj Mahal?
wear black every day of your life?
I doubt it

You will never see Graceland…

All my wanting, all my waiting, all my working
all my wickedness
for all my yearning, inside I’m shutting down

You will never see Graceland…

– kristin hersh e un walking problem che potrei avere anch’io (e non ho neanche un cane). confermo che sentendo musica in cuffia si zompa più volentieri nelle pozzanghere.

they might be giants non ti lasciano mai solo: fanno podcast, webradio, persino le suonerie per il telefono (mi piacerebbe tanto avere phone phone phone).

il libro georges perec, a life in words

di david bellos riporta il disegno di saul steinberg (pubblicato nel volume the art of living) che fu tra le fonti d’ispirazione di la vita istruzioni per l’uso.

invece non so che illustrazione sia quella del mio tascabile (che nell’edizione in commercio adesso è riprodotta a colori).

tutto ciò è per me molto importante (v. anche ‘sto vecchio post), anche se sono troppo raffreddata per parlarne diffusamente.

 

1969

è l’anno di nascita di badly drawn boy, visto ieri sera affrontare la sua data italiana per il tour filospringsteeniano di born in the uk con una tale emotività che la gente invece di seccarsi è stata comprensiva.  si è proclamato pissed off perché la chitarra era fucked up, ha interrotto il concerto per andare a fumare e calmarsi, ha detto che eravamo un pubblico splendido, si è dimenticato thunder road prima del ritornello e l’ha piantata lì, se l’è presa perché uno dal suddetto pubblico gli ha gridato get a grip, ha detto che eravamo un pubblico splendido, ci ha raccontato che era distratto perché col tour si perde il compleanno della figlioletta…
per me è il berretto, è impossibile stare sotto i riflettori con un berretto di lana, sfido chiunque a non innervosirsi.
comunque in coda a the shining ha fatto un breve medley con the first picture of you dei lotus eaters, il che per me è valso la serata (astenersi facili commenti malevoli).  quasi quasi gli compravo la tea towel – mai visto un tale articolo come gadget da concerto. (certo è la band meno glamour mai vista nella storia, e se ne sono viste.)

1969, però, è anche il bellissimo disco di julie driscoll ristampato quest’anno, trovato e sentito oggi.

ah, la scuola

direi che è per il post di ieri di superqueen, alle prese con alti e bassi della vita dell’insegnante, che mi è venuto da ripescare l’unica riflessione rimasta sulla mia lontana esperienza di supplente (viene dal retro di una fotocopia dell’orario delle lezioni stampato con una stampante ad aghi, a voi la datazione).
non molto edificante, forse, ma allora mi parve d’aver capito qualcosa.

non lo sanno, ma il loro disinteresse può essere crudele.   d’altro canto è importante che mantengano un punto dentro gli occhi dove io non posso arrivare, la capacità di di-vertirli o anche di chiuderli, magari proprio in classe.   a un sedicenne sentire se stesso è sufficiente, come convincerlo che qualcosa di più importante gli si può (se poi si può) inviare dal di fuori.   dalla cattedra, da dove bisogna stare attenti alle ragazze del primo banco (diligenti e linguacciute) ma soprattutto alla fila in fondo, proprio di fronte a me: da là, dove sono i lunghi ricci capelli chiari di a. e s., arriva simpatia epidermica ed occasionalmente strafottenza intellettuale, il senso dell’umorismo più attraente ma anche l’indipendenza distratta che è l’altra faccia della loro spensieratezza.   s. specialmente sorride, e non sa che questo mi autorizza a pensarlo diverso da come è.  ma si accorgono, comunque si accorgono, che nel maggior sapere del professore potrebbe esserci qualcosa di prepotente, che non deve avere niente a che fare con loro.  per istinto, non si fideranno.   così devono essere,  non lo devono sapere, che per me è più importante che per loro.  devono anche essere liberi di rovinare tutto, di mostrare che non gliene importa niente proprio quando sono arrivata a pensare che sono intelligenti.   più di tutto bisogna che difendano (anche se non lo sanno) il diritto a buttare via l’ora che io voglio rendere utile, a litigare con me per spendere ciò che io voglio risparmiare: allegri e prodighi di tempo, perché gli piace che passi, sanno che c’è di meglio, poi.  per fortuna non si accorgono che io non lo so più.