gli scaffali degli altri/3

non so, forse vorrebbe ormai un titolo più frivolo come «show me your shelf» o «vuoi salire a vedere i miei scaffali?», per questo svelamento di lacerti delle rispettive personalità attraverso tali scorci in qualche modo intimi. questi i contributi promessi: dal giardiniere, che si conferma un esteta in tutto e per tutto con questa immagine dalla luce raffinata in cui colette e forster si accostano in un’armonia di colori floreali, e da stefano, che per mancanza di spazio è passato, come me, alla disposizione dei libri in orizzontale (ma i miei stanno mooolto peggio, sono anche in doppia fila). qui l’occhio mi cade non sulle cose più illustri ma sul volumetto giallo dell’editrice bibliografica, di una collana ben nota a chi fa lavori di redazione, nonché sul manuale della perfetta gentildonna, di cui mi venne regalata a suo tempo una copia con autografo di busi. e già che ci siamo, un giretto sul blog di leslie weiner, che ha una galleria fotografica dal titolo eloquente.

sto ripassando

per il concerto dei current 93 di sabato.
in cd ho: thunder perfect mind, earth covers earth, lucifer over london, tamlin, all the pretty little horses (il disco dove i due fan di louis wain s’incontrano). in vinile looney runes e soft black stars. cose più vecchie: su cassetta. cose più nuove: niente.
mi vengono inoltrati resoconti entusiasti dai concerti di lisbona… speriamo bene. ero stata un po’ put off dal tema parareligioso del festival in cui sono inseriti i concerti di torino. come potrei spiegarlo, a tibet, che il suo folk apocalittico mi piace tanto ma del suo sedicente patripassianesimo non me ne importa niente? eh. (non sarò la sola, però.)

gli scaffali degli altri/2

letteralmente, stavolta: lo scatto logico è del Bibliotecario, che mi ha mandato delle foto della sua libreria. in quest’era elettronica potrebbe diventare prassi comune tra persone che iniziano a conoscersi, in ogni caso molto meglio che mettere le faccine sui weblog, secondo me.
del resto esiste un rispettabilissimo voyeurismo dello scaffale, che è il motivo per cui alle feste mi vedrete sempre schiacciata contro le pareti, non (solo) per fare tappezzeria ma per guardare che libri ci sono (se ce ne sono – e il nostro contributor condivide con me questa preoccupazione oltre che questa propensione).
una foto è di classici di lingua inglese, due sono miste – libri illustrati e non, di altezza simile. tra quelli qui a fianco alcuni li ho anch’io: i libri di griffin e sabine (però in italiano – ma c’è un altro libro di nick bantock! non lo sapevo!), seminario sulla gioventù, il libro degli gnomi (desiderato fin dall’infanzia ma comprato due anni fa).

intorno alla casa del signor palomar c’è un prato

«non è quello un posto dove naturalmente ci dovrebbe essere un prato: dunque il prato è un oggetto artificiale, composto di oggetti naturali, cioè erbe. il prato ha come fine di rappresentare la natura, e questa rappresentazione avviene sostituendo alla natura propria del luogo una natura in sé artificiale ma artificiale in rapporto a quel luogo.»
(calvino, palomar – citazione di seconda mano, non l’ho letto).

a come acqua

un dotto contributo del giardiniere a questi «lunedì vegetali» (io più tardi magari ne inserirò uno, letteralmente, terra terra. intanto anche untitled io mi ha aggiornato privatamente sul contenuto del suo balcone – a lei decidere se metterne a parte l’universo mondo; chiunque abbia un weblog ovviamente può aderire al mbb).
questa settimana le lussuose immagini proposte da s. galleggiano a pelo d’acqua e, per chi vuole, dall’acqua fanno emergere figure simbolo – rispettivamente – della vita, del sesso, della morte.

(del quadro di waterhouse – acqua anche nel nome dell’autore! – ho tenuto questa bella immagine anche se è un po’ tagliata. chi condivida la mia fissa sul confronto delle riproduzioni artistiche in rete può vedere, per esempio:
manchester art gallery
jwwaterhouse.com
un sito sui preraffaelliti)

deep end,

che è un finale ma anche il lato profondo della piscina, è il titolo originale di la ragazza del bagno pubblico di skolimowski (1970, è uno dei film «inglesi») e la pellicola che proiettano qui a milano è tutta rossa rossa rossa come i capelli di jane asher, che ha un impermeabile giallo lungo fino ai piedi e gli stivali bianchi. diana dors è grassa e si eccita pensando a georgie best. c’è quasi altrettanta neve che in radio on, ma è a colori. e se quello era un film tedesco girato in inghilterra, questo è un film inglese girato in germania (lo straniamento è benvenuto).
cercando link su questo film, ecco apparire:
un profilo di js da senses of cinema
il brano di cat stevens della colonna sonora (ma c’entrano anche i can)
una recensione dell’epoca.

suddenly

nikki sudden fa uscire un nuovo album e dovrebbe suonare in italia fra il 5 e il 15 novembre (oltre a fare, particolare interessante, un diluvio di date in germania).
è uno di quei personaggi che tendo a seguire volentieri – nonostante la faccenda possa rivelarsi a volte noiosa – per mera indulgenza e attaccamento viscerale a canzoni come shame for the angels. insomma, se riesco ad andarlo a sentire è facile che mi ci compri persino la maglietta (ammesso che ci sia).

update: ns arriverà probabilmente a fine novembre inizio dicembre, grazie a simone caltabellota e lain, che diventa anche un’etichetta discografica e gli pubblica il disco in italia (oltre a pubblicare tra i libri nientemeno che l’autobiografia di julian cope). gli perdoniamo la melissa? gliela perdoniamo.

louis wain (1860-1939)

i suoi gatti sono bruttissimi. antropomorfi, stucchevoli, tardovittoriani. eppure louis wain, popolarissimo in vita per le illustrazioni feline che divennero l’ossessione di tutta la sua esistenza, è oggi oggetto di culto (adorato da david tibet e nick cave, per dire), forse proprio perché il cattivo gusto delle sue immagini appare di una commovente ingenuità una volta messo tra virgolette dal suo destino maledetto.

gallerie: chris beetles e henry boxer.

wain’s kitten book.