monday bud blogging?

oggi dibattevo oziosamente tra me e me dell’opportunità di dedicare uno «scaffale» ai romanzi di ordine elencatorio-enciclopedico, quand’ecco mi giunge come una ventata d’aria fresca la proposta del Giardiniere di istituire un monday bud blogging. mica ci siamo detti bene in cosa potrebbe consistere (e si attendono i suoi prossimi contributi per scoprirlo), ma io, a vedere gli anemoni sbocciati sul suo balcone, trovo subito da apporre una glossa tristemente autobiografica: riguarda il balcone dove ho esiliato quest’estate la clivia che non amo più.

le volevo bene, l’avevo recuperata da un ufficio sottraendola all’artificiosa climatizzazione, e per alcuni anni siamo andate d’amore e d’accordo, con tanti fiori arancione. poi, non so. prima di tutto siamo rimaste male entrambe quando è caduta dal davanzale sul pavimento a causa di una finestra sbattuta, e il suo bel portavaso a strisce si è rotto. poi forse i gatti le hanno dato un morso di troppo e lei se l’è presa, fatto sta che non è stata più bella come prima. e intanto aveva prodotto un germoglio, e io avrei dovuto trapiantarlo, e invece non l’ho fatto. per finire, l’ho sottratta alla mia vista durante i mesi caldi per non avere sott’occhio questo mio fallimento… ma ora arriva l’autunno, e dovrò assumermi le mie responsabilità.

e voi, cosa esponete e coltivate (o cosa nascondete) sul balcone?

invidia

per chi la settimana prossima passerà le mattinate al cinema anteo di milano a vedere heimat 3 fresco fresco da venezia (ma le recensioni non ho voluto leggerle).
stavolta sono 6 film.

presentimenti

and now again
my thoughts are children
with uneasy faces
that awake and rise
beneath running skies
from buried places.

(fatti: 1. la mostra di don mccullin a milano è prorogata fino a domenica. 2. è arrivato il libro di philip larkin.)

labyrinth e maze

partendo da un sito sul labirinto medioevale, ho fatto un po’ di navigazione sull’argomento sempre attraente* dei labirinti, e mi è parso di capire che le due parole inglesi per indicarli abbiano polarizzato nell’uso significati diversi: labyrinth nei testi in rete è prevalentemente il labirinto bidimensionale, tracciato a terra o come motivo ornamentale, maze invece il labirinto tridimensionale, per lo più quello di siepi, da giardino.

navigando bisogna fare lo slalom tra siti per appassionati di giochi, siti per appassionati di mistero, siti che vendono e noleggiano labirinti.

tra i risultati di una ricerca in italiano prevalgono nettamente i noiosi usi metaforici della parola labirinto.

* specie se, gira gira, vi ritrovate sempre a disegnare oziosamente spirali, e se magari avete ogni tanto paura di perdere l’equilibrio. dico «se».

update 2006: the labyrinth society

ma quanto è bello

io la conoscevo bene di pietrangeli? una meraviglia, proprio.

le canzoni della colonna sonora.
un articolo in occasione del restauro del film.
link a un articolo accademico nella lista di furl del colonnino (a proposito, serve a qualcuno a parte me? passa inosservata? è noiosa?)
bibliografia:
io la conoscevo bene di antonio pietrangeli. infelicità senza drammi a c. di l. miccichè, lindau, 1999
un’invisibile presenza. il cinema di antonio pietrangeli a c. di g. martini, g. morelli e g. zappoli, il castoro, 1998.

tra l’altro è online in pdf (ma non comprende questo film) il catalogo della retrospettiva di pesaro l’età dell’oro. cinema italiano degli anni 60 (2000).

radio on

è il primo film di chris petit, coprodotto da wenders, noto perché inizia con un piano sequenza lungo tutta la durata di heroes (con tanto di strofa in tedesco; un’emozione supplementare è stata che trattandosi del primo rullo la pellicola era straziata e si sentiva malissimo) e per le riprese dall’interno di un’auto su strada bagnata inglese, colonna sonora radioactivity dei kraftwerk. c’è pure un’apparizione di sting, e nonostante questo il film mi è piaciuto molto.
del regista conoscevo il nome perché ovviamente ho sempre desiderato vedere radio on – con quel titolo lì e la mia fissa della radio, poi – ma c’è da notare che egli mi capitò tra i piedi anche un paio d’anni fa, ai tempi delle fatiche per sottotitolare uno dei suoi film girati in collaborazione con lo scrittore iain sinclair, london orbital (precedenti cospirazioni dei due: the cardinal and the corpse, the falconer, asylum). dopodiché, forse per masochismo, ho cercato di approfondire la conoscenza di sinclair e delle sue ossessioni psicogeografiche arrivando a imbarcarmi nella – lenta – lettura di lights out for the territory.
cp a sua volta scrive libri e recensioni letterarie.
è online pure il catalogo del festival di pesaro 2001 con la retrospettiva dedicata a cp e un suo articolo sul video digitale.

scriviamoci anche il nome dell’attore protagonista, la cui carriera, stando all’imdb, si è praticamente fermata lì: david beames. unica notizia su di lui trovata in rete: ha i capelli rosso fuoco, particolare ovviamente indecifrabile dal film.