scaffali: storia del libro, della stampa, dell’editoria

• bruno blasselle, il libro dal papiro a gutenberg, universale electa/gallimard 1997
• lodovica braida, stampa e cultura in europa, laterza, bari 2000
• warren chappell e robert bringhurst, breve storia della parola stampata, sylvestre bonnard, milano 2004
cinquant’anni di un editore, einaudi, torino, 1983
• pierre-marc de biasi, la carta avventura quotidiana, universale electa/gallimard 1999
• riccardo falcinelli & marta poggi, grafogrifo, einaudi (stile libero extra), torino 2004 (graphic novel)
• eugenio garin, editori italiani tra ottocento e novecento, laterza, bari 1991
libri giornali e riviste a milano, a c. di fausto colombo, abitare segesta cataloghi, milano 1998
• blake morrison, la confessione di gutenberg, tea, milano 2002 (romanzo che non ho letto)
• alessandra oleotti e riccardo mezzanotte, breve storia dell’arte della stampa, biblioteca del vascello, roma 2003
• s.h. steinberg, cinque secoli di stampa, einaudi, torino 1982 (2001)

scaffali: alfabeto e scrittura

alfabeto in sogno. dal carme figurato alla poesia concreta, mazzotta, milano 2002
• lewis f. day, alfabeti antichi e nuovi. viaggio nel mondo dei caratteri, edicart, legnano 1992
• carol fiorile, fare calligrafia, stampa alternativa, roma 1992
• adrian frutiger, segni & simboli. disegno, progetto e significato, stampa alternativa/graffiti, roma 1997
• georges jean, la scrittura memoria degli uomini, universale electa/gallimard 1992
• massin, la lettera e l’immagine. la rappresentazione dell’alfabeto latino dal secolo viii ai nostri giorni, garzanti, milano 1995
• aidan meehan, celtic design. a beginner’s manual, thames and hudson, london 1991
• norio nagayama, shodo. la via della scrittura, stampa alternativa, roma 1993
• mark-alain ouaknin, i misteri dell’alfabeto. le origini della scrittura, atlante, monteveglio (bo) 2003
• francesco poli, mirella bandini, giorgio zanchetti, silvia bignami, verbovisuali. ricerche di confine fra linguaggio verbale e arte visiva, collana di quaderni dell’archivio di nuova scrittura del mart, skira, milano 2003
scritture. le forme della comunicazione, aiap, roma 1997

scaffali: type & graphic design

• angiolo bandinelli, giovanni lussu, roberto iacobelli, farsi un libro, biblioteca del vascello/stampa alternativa, roma 1990
• daniele baroni e maurizio vitta, storia del design grafico, longanesi & c., milano 2003
• lewis blackwell, i caratteri del xx secolo, leonardo arte, milano 1998
bodoni. l’invenzione della semplicità, guanda, parma 1990
• robert bringhurst, the elements of typographic style, second edition, hartley & marks, point roberts (wa)-vancouver, 1996
• brigida di leo, l’arte della tipografia, lupetti, milano 2000
dizionario della stampa e dell’editoria, sperling & kupfer, milano 1996
• giorgio fioravanti, leonardo passarelli, silvia sfligiotti, la grafica in italia, leonardo arte, milano 1997
• friedrich friedl, nicolaus ott e bernard stein, typography. an encyclopedic survey of type design and techniques throughout history, black dog & leventhal, new york 1998
• eric gill, an essay on typography, david r. godine, boston 1988
lexique des règles typographiques en usage à l’imprimerie nationale, imprimerie nationale, paris 1990 (1994)
• giovanni lussu, la lettera uccide. storie di grafica, stampa alternativa & graffiti, roma 1999
• giovanni lussu, libri quotidiani. la grafica dei «libri dell’unità» 1992-1997, stampa alternativa & graffiti, roma 2003
• sergio polano e pierpaolo vetta, abecedario. la grafica del novecento, electa, milano 2002
• rick poynor, typographica, laurence king publishing, london 2001
• manuela rattin e matteo ricci, questioni di carattere. la tipografia in italia dal 1861 agli anni settanta, stampa alternativa/graffiti, roma 1997
• jan tsichold, la forma del libro, sylvestre bonnard, milano 2003
typographers on type, ed. by ruari mclean, w.w. norton & co., new york 1995
un tipografo fra due culture. richard-gabriel rummonds, electa, milano 1999
• alain weill, le design graphique, découvertes gallimard, paris 2003

still life

mi è sempre piaciuto molto di più di «natura morta»: mi pare renda meglio il rapporto tra questo tipo di pittura e la natura che spesso prende come oggetto. ma a farmi appassionare al genere sono stati floreros e bodegones del seicento spagnolo, dove la terminologia suggerisce già una particolare densità, un rapporto più intenso con la realtà. in particolare zurbarán, in particolare questo quadro della national gallery di londra e il premetafisico – nulla di «naturale», qui – bodegon de cacharros del prado (ma pare ce ne sia un altro identico a barcellona).
il motivo della tazza con la rosa ritorna anche nel quadro degli agrumi che sta a pasadena, e c’è chi fa rientrare nel genere anche il disarmante agnus dei.

il prado naturalmente (!) è una specie di trionfo della natura morta: meléndez (anche con queso), i cardi di cotán e ramirez, e che dire della frutta candita o conservata di van der hamen (prado ma anche washington)?

per finire metto un link a el labrador come omaggio floreale al giardiniere di questo incolto weblog: caro s., torna, sono un po’ preoccupata, i roseti sono trascurati e bisogna preparare il sito per l’inverno…

sconcerti digitali

1. ieri sera ho messo nel computer il cd di songs for drella. all’altezza di a dream si è piantato e ha fatto piantare il pc (2 volte, perché ovviamente ho riprovato). dunque non ho potuto importare le ultime 3 canzoni. adesso, non è che posso andare in giro senza forever changed. dunque cerco di scaricarla – su limewire ce n’è una copia. che non si riesce a scaricare neanche a morire.

2. non vorrei far rivoltare derrida nella tomba, ma il download di dischi con questo sistema rappresenta l’affermarsi del decostruzionismo nell’approccio al concetto di album. già la funzione random dei lettori cd, a me, mai piaciuta; ma qui è tutto in disordine, una cosa spa-ven-to-sa.

3. ho trovato per la prima volta in un anno un disco che gracenote ha fatto fatica a riconoscere (sarah 611cd).

ancora di pile e scaffali e, ovviamente, di polvere *

vorrei fare mia la categoria del discopolvere individuata da emmebi: visto che sono fresca di riordino dei cd, proclamo subito discopolvere il recente night and day II di joe jackson (delusione proporzionale all’amore per night and day, ovviamente), oltre a cose più vecchie come il terrificante – e premonitore nel titolo – dust di peter murphy, thanksgiving di boo hewerdine (ex bible), southpaw grammar di morrissey (che mi ha impedito di ascoltare tutti i suoi seguenti compreso l’ultimo. ho paura). insomma, tendo a peccare per fiducia nel vecchio talento, più che per attrazione verso il nuovo: sono stata più brava a decidere acquisti come gli ark (il primo) e i franz ferdinand, mi piacciono (ma ho 3 dischi degli ash, e anche ai tempi so di aver ascoltato solo 1977). ce ne saranno certo altri di questi esemplari, annidati negli scaffalini ikeaguinea, ma è meglio se la polvere arriva al punto di renderli invisibili. vorrei proprio darli via, diciamolo. però rimane sempre un dubbio, come per i vestiti che non metti mai. e se un giorno lo ascolto con più attenzione e scopro che è bello? e se è colpa mia che non ero nello stato d’animo di apprezzarlo o non l’ho ascoltato abbastanza per arrivarci? l’insicurezza è in agguato, ma dubito che riuscirà mai a riscattare questi album dalla loro aura inutile. discopolvere sei e discopolvere ritornerai.

* tutte le volte che si parla di polvere, tenere presente che chi scrive è allergica agli acari.

scaffali: agatha christie

ho recuperato il lotto di gialli degli spensierati anni dieci (i miei) da una cassapanca un po’ umida. uff, sono tantissimi, non ho voglia di copiarmi i titoli e ho una scusa per non farlo. a quanto pare avevo già tentato un inventario:

(sul verso c’è solo «N or M 1941 Quinta colonna»).

22 oscar gialli,
4 gialli,
1 classico del giallo (trappola per topi, 1979),
1 volume della serie «tutti i racconti di agatha christie»,
1 giallo economico classico newton compton (!),
3 tascabili inglesi fontana di cui uno (ma ne devo avere un altro coevo da qualche parte) del 67, per la precisione un mese più vecchio di me

e inoltre un omnibus:
hercule poirot. l’ora della verità, a c. di a. tedeschi, traduttori vari, 1975 (rist. 1979; è uno di 5 omnibus mondadori* dedicati ad a.c.)

hercule poirot. l’ora della verità, a c. di a. tedeschi, traduttori vari, mondadori, omnibus gialli, 1975 (rist. 1979; è uno di 5 omnibus* dedicati ad a.c.)

(qui qualcosa su ferenc pintér)

Bibliografia secondaria:
• sara cortellazzo e dario tomasi, agatha christie il giallo il cinema, aiace, torino 1986.
• emma ercoli, agatha christie, il castoro 144, la nuova italia, firenze 1978

(bella copertina)

* gli omnibus di una volta. li fanno ancora, ne abbiamo uno di ellroy: grafica di copertina orrenda, volume cartonato ma fresato e ricoperto di carta orrenda, interno stampato su carta igienica (e già che ci siamo, andrebbe additato al pubblico ludibrio anche il genio che un po’ di anni fa ha deciso di comporre tutti i libri mondadori in palatino).

la ragazza di nome johnny:

non c’è nessuno come lei. nessuno con la sua libertà di sfidare gli stereotipi – di genere, soprattutto, ora anche della vecchiaia (e io sono sempre alla ricerca di modelli per invecchiare).

c’è stato glad day proiettato dietro il palco, e il nuovo classico my blakean year.

la storia di quando rimbaud rischiò di morire a milano: svenne per la fame in piazza del duomo, ma una vedova lo portò a casa sua e gli diede da mangiare. (domani è il 150° della nascita.)

l’attaccamento a certe icone, in barba al rischio di banalità: sullo schermo marlon brando, jim morrison, la mano di papa luciani per wave.

il divertimento di fare una cover di george michael – proponendosi come father figure assai più credibile.

il bis perfetto: because the night, trampin’, gloria.
che suggerisce perché lei sia una leggenda: per lo stile – che si riassume tutto nell’uso della voce – più che per la musica. e infatti il suo pezzo più famoso (e il suo primo successo) è una cover, il secondo pezzo più famoso è suo per metà. così bello che non si può consumare mai. lo saprà, che a noi fa pensare all’atalante di jean vigo?

e la musica? è il calore di un rock classico che funziona alla perfezione (per chi come me tende a non apprezzare tanto le chitarre soliste, lenny kaye è una cura), ma innervato e inquinato da quella voce che senza tante cerimonie attacca con pissing in a river e così in un attimo torna al suo posto, sotto la pelle di chi ascolta. proprio un bel concerto.

[a quanto mi ricordo ci sono state anche redondo beach, free money (forse anche break it up?), beneath the southern cross, gandhi, people have the power, alcune piccole prediche, perdonabili, grazie al suo bellissimo sorriso.]