grazie ai machiavellici palinsesti dei canali satellitari, ieri sera mi ha perseguitato prima morendo per quasi tutta la durata del fuggitivo di carol reed – odd man out – come un predecessore del dead man di jarmush, in una belfast ricostruita in studio (ma mi dicono che il pub ricorda moltissimo il vero crown bar) che con l’avanzare della notte e della neve diventa sempre più metafisica, mentre i personaggi intorno a lui sono sempre più surreali e la salvezza sempre più lontana;
e poi, più vecchio, perseguitando paul newman alias agente mackintosh (ma in originale non si chiamava così) sempre in irlanda, nella repubblica stavolta. e morendo di nuovo, sempre per ferite da arma da fuoco.
cipria
con l’eccezione di porco rosso,
perché mi sono scordata che era mercoledì (e non ho mai trovato il dvd consigliato da s.), intendo tra oggi e domani recuperare, alla retrospettiva di milano, molto miyazaki perduto (purtroppo i film vecchi sono in beta): oggi totoro ed eventualmente nausicaa, domani kiki e principessa mononoke, oppure principessa mononoke e laputa, ora vediamo.
antonio rubino
il manuale di bond
il codice a barre
dal giappone, design barcode tenta la barcode revolution. la merce si fa cute fin nel minimo dettaglio. forse andrebbe disapprovato (rimanga la bruttezza del codice come indice dello spietato meccanismo commerciale, nonché della grande integrazione di tutte le merci!), ma ovviamente mi piace. (via jean snow)
memoria e fotografia
«il ricordo è intermittente, ha dei vuoti […] ho un’idea che mi piace: nel sogno la memoria è cinematografica, le persone si muovono; nel ricordo da svegli la memoria è fotografica, procede per immagini fisse, da una meravigliosa immobilità definitiva».
(giulio bollati in intermittenze del ricordo. immagini di cultura italiana a cura di rosa tamborrino, edizioni fondazione torino musei; cit. in raffaele manica, scatti di una famiglia editoriale, «alias» 1.7.2006)
cose
raccolgo da garnant in un momento di ozio:
5 cose nel mio freezer:
cold pack di vario genere (per le giunture di p.)
ghiaccio per il gin tonic (anche in formine a conchiglia e stella di mare)
cornetti algida
minestrone confezionato
busta di funghi affettati confezionati (presi in stagione più adatta e non usati)
5 cose nel mio armadio:
ramponi da montagna
un vestito nuovo con un’improbabile stampa di fenicotteri (h&m è così economico…)
collezione di camicette vecchie o pseudotali
scatola con varie paia di stivaletti che non stanno nella scarpiera
pupazzo imbottito con campanellino, ricordo di un gatto defunto
non ho la macchina, ma nella macchina di p. ho delle c90 degli anni che furono (non si sente più quasi nulla, e sono ancora più inutili da quando il registratore dell’autoradio si è bloccato)
5 cose nella mia borsa:
fazzoletti di carta, sempre e comunque, per naso allergico
bollettino per pagare l’ici (solo oggi)
astuccio messicano all’uncinetto con agendina taccuino e penne colorate
lattina di caramelle anberries (contenente un avanzo e 2 cicche)
occhiali da sole da miope
la fava di santorini
dovrebbe essere il frutto del lathyrus clymenum, che nei siti italiani si chiama cicerchia porporina (ma pare che da noi non si raccolgano i baccelli). si presenta come una specie di lenticchia gialla sgusciata, non l’ho portata a casa perché 11 euro al sacchetto sono un po’ tantini anche per un legume raro.
ieri sera ho fatto l’insalata di lenticchie della cuoca petulante, buonissima, anche se di certo farla con le lenticchie in scatola sarà antimacrobiotico.
l’ex ospedale psichiatrico
paolo pini di milano, ad andarci solo di sera per gli spettacoli (come la lettura da elsa morante del teatro delle albe la settimana scorsa), resta un luogo misterioso, accogliente come un parco e inquietante come una struttura dismessa. questa volta si entrava nella ex mensa, un padiglione piastrellato che sa di muffa.
letto negli stessi giorni il racconto che dà il titolo a mandami a dire di pino roveredo.
poi ho anche visto constantine, che un po’ c’entra e un po’ no – se lo vedi fino alla fine aspettando le apparizioni di tilda swinton, vieni ricompensato dal lucifero («lou») dai piedi neri interpretato da peter stormare.





