lo sgombero del centro sociale conchetta a milano

(le forze dell'ordine hanno messo i sigilli ieri mattina) dovrebbe suscitare indignazione per diversi motivi, non c'è bisogno di avere particolari simpatie per gli spazi occupati e autogestiti:
– cox 18 è un vero centro culturale di storica rilevanza cittadina;
– lo stabile di via conchetta 18 da anni è del comune, che dovrebbe solo ringraziare il collettivo per come usa lo spazio e per la sua presenza costruttiva nel quartiere (anche se non può ne vuole metterci un marchietto sopra); 
– c'era già una causa civile in corso da mesi per definire l'uso dello stabile.

speriamo che l'ambiente della cultura milanese, se ne esiste uno, prenda posizione contro l'ottusità e l'ignoranza, invece di lasciare nel loro brodo le realtà autonome che – per quanto scomode per una certa tendenza a dire la loro in modo poco conciliante con l'amministrazione cittadina in carica, ops – sono una presenza vitale, vivace, necessaria.
bisogna mettere bene in chiaro la situazione (e domani, in corteo, evitare che saltino fuori i soliti mitomani che fanno casino e
provocano – l'unica cosa più irritante degli assessori ottusi). facciamoci prendere sul serio.

informazioni varie su carmilla
aggiornamenti sulle iniziative pro cox 18 su radio onda d'urto e indymedia

ieri sera ho visto il film valzer con bashir

e ho pensato un po' a questo tornare bambini per cui cerchiamo di spiegarci a vicenda le cose, anche quelle più tremende, con i disegni di spiegelman-satrapi-delisle-joe sacco, e ora quelli di david polonsky per la storia di ari folman – forse è il primo film che vedo definito «documentario d'animazione» – sui ricordi dei veterani israeliani della guerra in libano.
ci sarebbe da riflettere su come nasce questa esigenza espressiva, io ci vedo un bisogno di decantazione-essenzializzazione-stilizzazione rispetto sia all'overdose di immagini di cronaca sia allo sfocare della memoria.
mentre a pensarci bene le illustrazioni per l'infanzia fanno più spesso il contrario, arricchiscono una linea narrativa abbastanza semplice, aggiungono dettagli.
la storia di folman è complessa, e forse l'uso dell'animazione permette di aggirare un po' l'ostacolo costituito dal lavorare su quello che a me pare lo specifico degli specifici cinematografici, il rapporto del cinema con il sogno e la memoria. 
comunque il film è bellissimo, viene dal paese dove è nata la serie tv in treatment, e nel suo indagare i meccanismi della psiche mi fa temere come al solito la loro rilevanza sul piano sociale (cosa per cui mi angoscio molto – per fortuna non sono del mestiere, altrimenti sarei sempre lì a diagnosticare psicosi collettive, traumi storici, perversioni politiche ecc. ecc.).
tra l'altro l'inizio mi ha ricordato immediatamente il l'ottimo libro di rawi hage, de niro's game (che avrà perso tutti i suoi potenziali lettori grazie al melenso titolo italiano e relativa copertina), e i cani randagi di beirut: torme di cani di razza abbandonati dai ricchi scappati in francia durante la guerra, masnade di cani che infestano le strade bombardate, veri e propri dogs of war.
appropriata la citazione da apocalypse now (i soldatini che fanno surf): valzer con bashir arriva come vent'anni fa i film sulla guerra del vietnam di vent'anni prima, a esplorare la paranoia bellica dei bravi ragazzini spediti a caccia di «terroristi».

film delle vacanze

– film italiani
come dio comanda
di salvatores: che dire, pessimo.
pranzo di ferragosto di gianni di gregorio: surrealismo estivo con vecchiette vere, arriva con la spontaneità di certi… film francesi.
– film francesi
racconto di natale di desplechin: meno male che si chiama così, sennò non usciva neppure a natale (natale che, se contiamo anche le 2 commedie, contava sugli schermi milanesi un anomalo totale di ben 4 film francesi). accorgimenti narrativi elegantissimi, tema familiare antiretorico, elementi teatrali giocati molto bene, attori bravi, insomma gran film. appare un ormai brizzolato hippolyte girardot, e pare che desplechin, amico di eric rochant, avesse collaborato alla sceneggiatura dell’indimenticato un mondo senza pietà.
stella di sylvie verheyde: con la parzialità dovuta a un film sull’infanzia di una mia coetanea (riscattata dal fatto che per motivi sociologici non mi posso identificare tanto con la protagonista, al limite con l’amica paffuta che va bene a scuola), dico che mi è piaciuto molto.  anni 70, ma non mi è sembrato nostalgico. qui le canzoni di stella.
– film americani
changeling di clint eastwood: due ore con clint non sono mai sprecate, ma queste per l’appunto sono più di due ore e il film diventa troppo lungo (troppe espressioni di angelina diverse solo per gli splendidi vestiti, e decisamente troppa esecuzione). film tremendo in senso buono, ma meno riuscito dei suoi ultimi 6 o 7. comunque a febbraio già ne esce un altro. questi anziani mi fanno impazzire, con woody allen sono già indietro di 2 film.

oggi un giro in centro

cominciato per vedere una mostra sul terrorismo a milano. non sapevamo con precisione cosa fosse, ma trattandosi del museo di storia contemporanea abbiamo detto: perché no?
è presto detto, perché no: trattasi di un percorso (definito, bleah, «viaggio emozionale») di pannelli con (poche) foto e una narrazione tipo bigino degli anni di piombo con scarni dati sugli episodi salienti (semplificati semplicisticamente); a questa narrazione si alternano frasi a effetto sulla «tragicità» degli atti di terrorismo e profili e testimonianze delle/sulle vittime del terrorismo alla cui memoria la mostra è dedicata, memoria rispettabilissima ma che in questo approccio «emozionale» (una volta la parola italiana era «emotivo» e il senso non cambia) monopolizza con il banale ricatto «lacrime per vite stroncate» qualsiasi avvicinamento alla comprensione storica. al di là della novità dell’approccio «emozionale», l’intenzione è la solita: quell’andare al di là delle ideologie che è l’atteggiamento più ideologico che ci sia. non entro neanche nei dettagli della superficialità del tutto, pare una ricerca fatta al doposcuola, e trattandosi di milano, facciamo bene attenzione a non nominare neppure pinelli, mi raccomando (che tra l’altro, stranamente, p. crede di aver riconosciuto in una foto: messaggio subliminale?)
non è segnalato un curatore; pare più che altro un’installazione – con l’appeal della cronaca nera – fatta da qualche agenzia dedita a organizzare eventi et similia, che il comune poteva benissimo piazzare in qualche luogo di passaggio in centro, se voleva – ciò non mi avrebbe stupito – ma per un museo è squalificante. quanto al fatto che ci vengano portate le scolaresche, si può solo indignarsi.

il pomeriggio è migliorato con una visita al negozio humana (un charity shop in italia! sono commossa) di via cappellari 3, accanto al duomo – dietro la libreria mondadori e accanto al negozio kipling – che svende al 50% fino al 7/2. pare ci sia da due anni, e non mi dite niente?