naked di mike leigh non è ancora uscito. malissimo.
dead man di jarmusch c’è in edizione italiana.
my own private idaho di van sant esce in versione inglese a fine maggio.
visioni
the shop around the corner
di lubitsch (scrivimi fermo posta) è un film pieno di… scatole. la scatola teatrale dell’unità di luogo (il negozio del titolo). la casella postale (p.o. box). la scatola per sigarette in similpelle con carillon, tormentone comico presente dall’inizio alla fine. le pile di scatole che i commessi spostano di qua e di là per il negozio. quando avrò capito che significa lo dirò; per adesso ho capito che è una commedia bella e cattiva, e che nel 40 si poteva ambientare un film di largo consumo in ungheria.
ieri sera
ho visto uomini in kilt camminare in corso buenos aires e ho sentito vittorio de seta dire che per la cultura cinematografica (dico io – stava parlando in particolare dell’arte dell’inquadratura) «la televisione è stata come la diga del vajont».
in questo momento mi viene da pensare che, se qualcuno pensa d’impressionarmi con il blando e tedioso canto religioso al megafono che si ode in questo momento fuori della finestra, dovrebbe giusto dare un’occhiata alla sicilia dei corti di de seta. non vedo che senso abbiano, oggi, certe esangui manifestazioni rituali pubbliche – ma sarò io che, come dicevo, non ho (mai) digerito bene (il venerdì santo).
che altro ho fatto questa settimana? ho ripensato a john foxx, che è tornato in attività ma pare faccia ambient music, accidenti a lui. risentita a volume altissimo la raccolta dai primi tre dischi degli ultravox (questo già sabato scorso, forse).
ho ricevuto un pacco di amazon, scoprendo così che sul dvd della tempesta di jarman ci sono due corti come extra, che nella biografia di marianne faithfull ci sono un sacco di foto, che what’s welsh for zen è un libro enorme.
consiglio l’ordinare così, un po’ a caso, per procurarsi il regressivo equivalente adulto di una sorpresa natalizia.
the a-z of doctor who
sul telegraph. in italia mi sembra avessero dato solo una serie con tom baker, devo dire che mi piaceva parecchio (la serie, e soprattutto la sigla di testa).
stavo mangiando il riso in bianco perché non mi sento bene, ma il gatto mi si è sdraiato sul braccio – non si sposta neanche mentre scrivo. al limite cerca di infilare una zampa nella scodella.
neverland
peccato, che un soggetto interessante e johnny depp siano finiti in un film così melenso e poco immaginifico.
un po’ di background su james matthew barrie. uno scozzese, ricordiamolo.
a searchable online version di peter pan.
project gutenberg etext.
la curiosità cinematografica del giorno.
e poi rinnovo il link al pp di rackham.
perderei volentieri un po’ di tempo a compilare un glossario parallelo del lessico di pp nelle versioni italiane – nella versione del 22 che ho in mano adesso la fata si chiama «tintinna», e neverland il «paese della favola». che campanellino e l’isola che non c’è siano eminentemente disneyani?
qualche notizia su seu jorge:
heimat 3
uhm, ho visto il primo episodio… perché mi è parso così banale? sarà il doppiaggio? sarà che non mi piace come sono diventati i protagonisti? sarà che del film corale non c'è quasi più nulla? sarà che è brutto?
stasera una replica di heimat 2 non me la toglie nessuno. metto il dvd dei lupi di natale e cerco di scordare che il muro tra hermann e clarissa sia mai crollato.
flickr
è troppo. davvero, è troppo. non so se avete visto:
one letter pool
typography
type
alphabet
graves, tombs and cemeteries pool
si potrebbero dichiarare ufficialmente superati tutti i photoblog collaborativi a tema, non fosse che in flickr ci trovo qualcosa di dispersivo che un po’ mi respinge. chi è tutta questa gente? perché in due clic mi ritrovo a vedere* lo scendiletto o gli avanzi della colazione di chi ha scattato la foto? paura. sarà il suo bello, naturalmente.
(* su flickr si possono creare set di foto e selezionarle a gruppi a seconda della parola assegnata come tag, ma sulla pagina personale stanno tutte insieme, in una promiscuità un po’ indecente.)
in mancanza della febbre
una valida alternativa per sfuggire alla realtà che, si dice, ci circonda (come in «gettate le armi, siete circondati»), è vedersi un film alla tv.
e il satellite che ti propone? una dose massiccia di film di arthur penn. ieri bersaglio di notte, oggi la caccia (con robert redford giovanissimo e marlon brando che dice cose come «io non ne allevo bambini sopra una galera» e cammina coperto di sangue).
ora che male potrà mai farmi un notiziario?
link del giorno:
the big lebowski random quote generator.
poi, mi è tornato in mente ieri sera che ho una vhs di bullitt da regalare: chi la vuole alzi la mano e commenti.