non stiamo un pochino esagerando? (e se lo dico io.)
comunque ringrazio per l’abbondanza di across the universe, puro rapimento visivo, irresistibile anche se in fondo voleva solo dirti che le canzoni dei beatles sono sempre belle ieri e oggi e in qualsiasi condimento, che la gioventù è una gran bella cosa, che i 60s erano un periodo eccitante (più al greenwich village che a liverpool peraltro). ma del resto, perché non lasciarselo dire da julie taymor, lei c’era e ha pure lavorato con bread and puppet.
mixed reviews
di factory girl si possono solo guardare i vestiti (pare
ricostruiti o ritrovati con cura filologica); è imbarazzante quanto la
protagonista risulti poco carismatica, a dispetto di ciò che viene
ripetuto dall’inizio alla fine del film, la solita banale ricostruzione
di ascesa e caduta di un personaggio di culto, superficialissima e
stravista. (Say what you will about Andy Warhol’s movies —
they may have been boring, but at least they weren’t as dull as as
“Factory Girl”)
il mio preferito, pur nella sua voluta bizzarria, forse resta i’m not there. dovrei rivederlo.
(certo è proprio un gemello di across the universe, comprese citazioni di spettacolo circense – bizzarro, che siano stati girati quasi contemporaneamente.)


