(se ne parlava qui)
ahimè, io ho trovato solo nel regno di ariele: drammi di shakespeare narrati da alberto bocchino (serie VI n. 9, 1933).


(se ne parlava qui)
ahimè, io ho trovato solo nel regno di ariele: drammi di shakespeare narrati da alberto bocchino (serie VI n. 9, 1933).



la casa che bisbiglia e ronza di klaus puth, unicopli 1997.
per il mio dizionario a colori italiano-inglese inglese italiano, la scuola 1982 (III ed. 1995), versione italiana di un libro francese del 1969.



con un benvenuto a chi arrivasse da le figure dei libri, e tanto per ribadire che qui i post sull’illustrazione sono quasi sempre conseguenza della passione per i libri vecchi… (per esempio quelli del cesto «3 euro» al negozio di giocattoli).
trovate nella copia di eccesso di zelo di starnone che stavo cercando di mollare al libraccio (per la cronaca, non l’hanno voluta)
il volumetto, edizione se, mi è riemerso da un cesto di libri oggi, a vent’anni esatti dal funerale di beckett.
and the sound of my voice all day long muttering the same old things I don’t listen to, non even mine it was at the end of the day, like a marmoset sitting on my shoulder with its bushy tail, keeping me company
finished reading una donna che fischia (a whistling woman), last instalment in what I see as the saga for well-read girls (though maybe I didn’t like it as much as the previous volumes, maybe because of the sect thing going on).
I’ve read most of the series in italian (except still life), but this time I’ve been wondering if all the adjectives and descriptions are just as tiresome in english (how can so many things be «seducenti»?).
well, now I’ve got children’s book ready for the holidays, so I’ll probably find out soon.
highlight (bill talking about shakespeare’s late comedies, notably the winter’s tale):

e già che ci siamo, auguri alla preziosa cinquantina di returning readers.

integro lo scaffale lisbeth zwerger, stavolta con le due storie di topi: il pifferaio di hamelin e lo schiaccianoci.
il gatto si è dimostrato poco interessato. io invece sono entusiasta e insieme cerco di elaborare il panico onirico da brulicare di topi – che mi appartiene in pieno – con cappelli rossi e trappoline meccaniche…

per festeggiare la felice conclusione del primo volume (più o meno due mesi di illuminazioni, parole non capite e non cercate sul vocabolario, assopimenti, divertimento – potevate dirmelo, che proust fa ridere –, crogiolamento parigino, ammirazione, sottolineature, tentazione di incrociare un amore di swann con i passages di benjamin; però tutto in dosi omeopatiche prima di dormire), sdrammatizzerei con un paio di echolalistes:
lista di frasi in ordine di difficoltà per imparare a leggere proust
lista di diversi modi per leggere proust (in particolare proust al lavoro, haha)
qualcuno doveva pur farlo, di portare all'estremo il perfezionismo descrittivo ottocentesco applicandolo a temi psico-sociologici con annesse divagazioni (poi doveva cambiare tutto: prima guerra mondiale, joyce).
il che può a tratti risultare intollerabilmente noioso, eppure tutto quello che c'è di moderno – la libertà di struttura, il fortissimo filo conduttore della memoria esistenziale – è una pacchia tale che si continua…