(charing cross, londra) forse mi ricorda questo episodio di agente speciale (se fossi meno pigra andrei a fare uno screen grab di mackidockie court), fatto sta che mi ci sono persa volentieri…
chi lo sapeva che lì c’era marchpane? i compagni di viaggio mi davano per scomparsa in una falla spaziotemporale mentre sceglievo come souvenir un paio di tavole di rackham (quelle che si recuperano da copie rovinate), cercando – per non soffrire troppo – di non guardare neppure tutte quelle meravigliose prime edizioni di libri per bambini vecchi e antichi.
recuperando notizie dopo il blackout allergico, mi sono accorta che jim carroll è morto l'11 settembre. (quel giorno neppure io mi sentivo molto bene, alla groucho marx o woody allen che dir si voglia.)
di questo personaggio commovente a me piacevano i dischi ma prima o poi mi deciderò a leggere basketball diaries, sulla lista da 25 anni almeno (prima impossibile da trovare, però negli anni 90 fu tradotto per frassinelli da tulliodobner, e dopo ancora avrei pure potuto comprarmelo online…) non ho neppure visto il film con dicaprio, is it any good?
(notoriamente l’unico momento dell’anno in cui riesco a fare qualche lettura non ridotta a uno stillicidio di dieci pagine per volta.)
grazie a p. che mi passa i libri di fantascienza, ho letto: – il distopicamente imprescindibile la svastica sul sole di p.k. dick – le sirene di titano di vonnegut, che ha avuto lo sgradito effetto collaterale di farmi ridimensionare il pur amato douglas adams: c’era già quasi tutto lì dentro, direi. oh, finalmente conosco il significato di stonehenge.
poi: – il biglietto stellato di aksënov: delizioso, ma forse mi aspettavo qualcosa di più… di meno… leggero (guarda te che pregiudizi si fa uno sulla letteratura russa). denuncia la sua origine di romanzo a puntate, ma resta un documento affascinante. – vertigini di sebald: il mio amato w.g. al suo più idiosincratico e malaticcio. a parte l’uso fastidioso della punteggiatura tedesca nella traduzione italiana, una meraviglia. dall’inizio in cui riprende la teoria di stendhal per cui «non bisognerebbe mai comprare riproduzioni di begli scorci e belle vedute che si ammirano viaggiando. la riproduzione infatti finisce per sostituirsi totalmente al ricordo che abbiamo di qualcosa, anzi, si potrebbe addirittura dire che lo distrugge» (proprio sebald che implora i passanti di scattare foto-documento per lui, quando non ha la propria macchina fotografica) al capitolo finale su un sofferto ritorno al paesello dell’infanzia, cosa che ha incredibilmente imbricato la lettura alla successiva, il caso saint-fiacre di simenon, in cui maigret indaga sul borgo natio.
e proust cosa c’entra? be’, sabato mi sono procurata questa nuova pigna per il comodino. man mano che (se) procedo a demolirla, potremmo fare la rubrica «proust at 42» (l’età in cui lui scriveva e io leggo). vedremo.
art director della garzanti negli anni 60/70 (biografia)
1960. il romanzo è stato poi ristampato da editori riuniti e da e/o nella stessa traduzione di lucia p. rodocanachi ma con il titolo originale, una morte in famiglia.1963. traduzione di ervino pocar.1968
1970. sul retro si vedono altre copertine della collana riprodotte in bianco e nero
1973, traduzione di serena vitale. sul retro si vedono altre copertine della collana riprodotte in bianco e nero.
1973. serie di gialli svedesi.1977. omnibus comprendente la pratica ipcress, un cervello da un miliardo di dollari, un posto caro per morireil tascabile è del 1982, ma viene il dubbio che riutilizzi l’illustrazione di un’edizione precedente.
trovando questo libro a prezzo abbastanza conveniente su ebay, non ho più pensato alla faccenda del pacco internazionale: il pacco internazionale, a differenza del pacco celere italico, in caso di assenza del destinatario non viene lasciato dall'ignava sda presso l'ufficio postale di zona, bensì riportato nella sperduta landa di cinisello, nel magazzino presso la tangenziale e la superstrada. l'anno scorso mi ci accompagnò pi a ritirare una certa borsetta francese di colore rosa, vabbé. questa volta ho espiato la dimenticanza affrontando il viaggio tanto temuto con i mezzi: soluzione radicalchic, ovvero la nuova metrotranvia dietro casa (che i manifesti leghisti di cinisello proclamano inutile, reclamando il ripristino dei vecchi autobus) + camminatina di un quarto d'ora. arrivare dalla superstrada sarà più comodo ma non si vede villa ghirlanda, la biblioteca di cinisello dove ha sede un nuovo museo di fotografia, circondata da grazioso parco. comunque, a parte il superamento dei miei tabù riguardanti l'hinterland, il senso dell'escursione si è rivelato essere il seguente: mentre aspettavo l'apertura dell'ufficio dell'ignava sda, altri due passi nel fresco mattino di primavera mi hanno portato sulla soglia della storica arti grafiche amilcare pizzi. e quando sono venuta in possesso del mio libro, cos'ho scoperto? che flammarion l'aveva stampato da amilcare pizzi. anche i gatti a volte tornano a casa.
è il libro che mi ha allietato il weekend. pubblicato da little nemo, riproduce tutte le copertine del titolo seguendo come filo conduttore la cronologia degli oscar. pare interessante anche il catalogo pubblicato a suo tempo da segni & disegni (pure a torino) pintér non c'è più, ma c'è un sito. (i miei maigret di pintér erano qui)
Una cosa che mi sono spesso chiesto in seguito: perché non avevo mai fatto nessun tentativo di visitare l’America fino al 1927? Me lo chiedo ancora adesso. Incontravo costantemente degli americani, ero in grado di leggere perfettamente una carta di New York e conoscevo a memoria gli orari dei treni americani, perché mi facevo spedire gli orari ferroviari: era il mio passatempo preferito. Potevo descrivere New York, dove si trovavano i teatri, i grandi magazzini. Quando parlavo per un po’ di tempo con degli americani, mi chiedevano: «Quando c’è andato l’ultima volta?». Io rispondevo: «Non ci sono mai stato». Non è strano?
(il cinema secondo hitchcock di françois truffaut, pratiche editrice, parma 1985, p. 102)