memorize the city

mentre in irlanda del nord c’erano le elezioni, la settimana scorsa, mi dibattevo ancora nella lettura di the star factory di ciaran carson.
come shamrock tea  – dove ogni capitolo ha il nome di un colore, e dentro le storie di famiglia si mescolano alle vite dei santi e all’esplorazione dei coniugi arnolfini , ma con un bizzarro filo narrativo – è un libro che  si dà una struttura rigida, nominalista (in questo caso i capitoli son quasi tutti intitolati a luoghi e strade di belfast) per potersi poi permettere il massimo della soggettività e della libertà.
consultazione (magari in ordine alfabetico) di vecchi stradari e mappe, ricordi d’infanzia, sogni, storia materiale ricostruita partendo da vecchi oggetti casalinghi-libri-indumenti, storie etimologiche tra inglese e irlandese, una lunga disamina del film odd man out (che conferma che è tutto girato in studio) e di alcune fotografie d’epoca, storie di modellismo, radio, francobolli, lo spettro del titanic e molti altri ingredienti lievitano in una specie di biografia (molto autobiografica) di una città. libro bello, arduo, pedante.
la prosa di cc non risulta tradotta in italiano – e per la verità si capisce anche il perché – però sarebbe bello provarci…

the world atlas 1967

Waero in ufficio che ridevo da sola, a leggere il post di mirumir sull’incresciosa abbondanza di diacritici sbagliati in un libro di recente pubblicazione: l’incubo del redattore comune – disarmato sia davanti all’alfabeto cirillico sia davanti alle deliranti trascrizioni che l’italiano spesso si trascina dietro dai libri in inglese e francese – si è trasformato in un ipercorrettismo che distribuisce a piene mani pipette sulla pagina tipografica.

da queste parti non si licenzierebbe una ciano del genere senza aver scomodato almeno uno pseudoslavista, ma confesso che nei casi di emergenza ci si trastulla con un bigino di provenienza non sospetta.

Wa_table

trattasi dell’utile tabella di confronto cirillico/trascrizione scientifica/trascrizione anglosassone presente nel volume dell’indice di uno dei miei possessi più cari: la seconda edizione dell’atlante mondiale russo, quella dedicata al cinquantesimo anniversario della rivoluzione (consultabile su richiesta, escluso dal prestito).

baudrillard è morto

a 77 anni; l’ho saputo il 7 marzo 2007. 
nel 1987 feltrinelli pubblicava l’unico libro di baudrillard che ho, l’america. gli altri suoi libri precedenti li si consultava per motivi studio (allora il pensiero francese «andava»), questo invece lo si leggeva – alla ricerca di una chiave interpretativa nostra, europea – mentre si cavalcava con l’immaginazione tra cinema e musica statunitensi, in fuga dall’edonismo reaganiano. anzi, forse lo presi proprio dietro suggerimento di qualche trasmissione musicale, di stereonotte  o radiotre. oggi ne trovo citati dei brani sul blog di platinette (altre citazioni citabili qui, sicuramente anche altrove – io mi ricordo solo: «modrrni si nasce, non si diventa») e il libro è stato riedito da SE.  bel libro.
(intanto sono passati vent’anni, e in america non ci sono ancora stata.)

dalla parte delle bambine,

Fazzolettolo storico libro di elena gianini belotti, l’ho letto con estremo interesse –€“ l’unica cosa che sono riuscita a fare questa settimana oltre a coltivare la collezione dei fazzoletti printex di calolziocorte – non solo perché, malgrado i tempi siano cambiati, fa impressione quante cose siano rimaste uguali ancora oggi nell’imposizione dei ruoli di genere (viene voglia di obbligare alla lettura tutte le amiche madri), ma anche perché è stato scritto proprio quando ero piccola.
insomma parla di cose che non posso ricordare anche se c’ero, di altre che ricordo (quell’asilo noioso e un po’ repressivo dove non volevo andare, non credo di essermelo inventato), e mi permette di capire meglio la mia strategia di sopravvivenza di bambina (che consisteva perlopiù nello stare per conto mio a leggere: avevo un carattere che lo consentiva e la libertà  di farlo. sono stata fortunata.)

un questionario libresco

partorito da liseuse. che però non l’ha compilato!

1. Finisci sempre i libri che inizi? (oppure ti appelli a Pennac ecc ecc)
 
– quasi sempre (se comincio a leggere un libro è perché m’interessa, quindi voglio sapere com’è) però capita che alcuni li pianti lì involontariamente abbastanza all’inizio, con l’idea di riprenderli prima o poi.

2. Come scegli i libri? Sei il tipo impulsivo o segui metodici filoni di lettura?
   
– d’impulso, ma con associazioni e occasionalmente manie monografiche.

3. Che riviste e/o giornali e/o inserti e/o rubriche di recensioni leggi regolarmente?
   
regolarmente quasi nulla. alias del manifesto, lo straniero.

4. Consigli di letture: meglio un amico o D’Orrico?
 
– meglio un blog 🙂 però delle suddette pubblicazioni mi fido abbastanza.

5. Multilettore o monolettore: leggi più di un libro contemporaneamente?
   
– spesso sì. perché gli argomenti sono diversi, o perché uno si può portare in borsetta e l’altro no… al momento, sono due da leggere davvero e due che si possono leggere a pezzi. altri due stanno pericolosamente scivolando verso il punto  1, ma forse li recupero. altri cinque o sei, o dieci hanno un segnalibro dentro, ma ormai non ha alcun senso tenercelo.

6. Dove preferisci procurarti le tue letture: libreria (=soldi che vanno, nuova zavorra che viene in casa…) o biblioteca (il libro che volevi tu lo hanno già prenotato per i prossimi due anni, addio al piacere del profumo di carta intatta…)?
   
– libreria, più che altro per pigrizia. se avessi vicino a casa una bella biblioteca a scaffale aperto, ci andrei.

7. Leggi per amor di lettura o cova in te un nuovo scrittor giovane (o meno giovane)?
– questa è proprio una domanda bizzarra. spero che anche chi scrive legga per amore, non per «lavoro». poi è bello anche leggere per lavoro, ma dipende… dal lavoro.

8. La tua lettura preferita in bagno?
– non leggo in bagno, ma quand’ero piccola mi portavo il catalogo postal market.

9. Cosa leggi sui mezzi di trasporto (se hai la “fortuna” di fare il pendolare)?
– tragitto breve… ci vuole un libro che mi motivi a tirarlo fuori dalla borsa, più raramente una rivista. attualmente mccarthy’s bar di pete mccarthy.  in un certo periodo ho letto la trilogia di pennac quasi tutta in autobus.  e quando prendevo il treno, allora leggevo veramente molto!

10. Il film tratto dal romanzo: visione prima o dopo il libro?
 
– dopo! questa l’ortodossia, ma a volte ovviamente capita anche il contrario.

11. Leggendo trovi una parola sconosciuta: te la appunti e la cerchi nel dizionario o fai finta di niente, fidandoti del tuo intuito lessicale e mollemente adagiandoti sulla tua pigrizia?
– sempre fatto finta di niente, sin dalla più tenera età. infatti, a furia di dedurre il senso dal contesto, mi sono fatta anche idee bizzarre. continuo così con le 2 lingue straniere che leggo (inglese e francese).

12. Il libro che ti ricorda un grande amore:
– accidenti, non ce l’ho un libro così.

13. Il libro giusto per l’estate (meglio prepararsi per tempo):
– ho provato, ma non riesco a fare abbinamenti col tempo atmosferico. rispetto alla disponibilità di tempo delle vacanze, ovviamente viene da pensare a libri lunghi! ma se non vai in vacanza in macchina, ci vogliono libri leggeri… una volta al mare ho letto the moor’s last sigh di rushdie col metodo 11. comunque ci vuole: un bel giallo.

14. Il libro giusto per l’inverno (anche se non fa freddo, ci siamo ancora):
– per quest’inverno: un giorno all’anno di christa wolf. sempre: romanzi classici dell’ottocento – qui mi è venuto l’abbinamento atmosferico, non so perché. anche: saggistica che tenga sveglio il cervello. va sempre bene: un bel giallo.

15. Consigliami il tuo libro cult:
io di solito non consiglio nulla, al limite potrei citare: alice nel paese delle meraviglie, la cognizione del dolore, la vita istruzioni per l’uso, guida galattica per autostoppisti. (se cult invece vuol dire una scoperta fantastica che conosciamo solo in quattro, sono impreparata.)

citazione ad apertura casuale

l’avevo già visto ma non avevo mai contribuito – è ora di raccogliere da liseuse il suggerimento seguente:

prendere il libro più vicino
sfogliare sino a pagina 123
contare le prime 5 frasi della pagina
riportare nel blog le 3 frasi seguenti
suggerire il gioco ad altri 3 blogger

senza barare, se no che gusto c’è 😉
il libro più vicino – senza spostare altri oggetti – è diario di parigi 1965-1968 di ornella volta.

A Saint-Etienne il compositore Pierre Boulez tiene una conferenza nel quadro della settimana di musica contemporanea: «La nostra vita musicale rispecchia una cultura in procinto di morire e che morirà ancora più in fretta se riceverà qualche opportuno spintone».

martedì 14 maggio
Il generale de Gaulle parte in viaggio ufficiale per la Romania, con il proposito di incoraggiarne l’indipendenza nazionale. Lascia detto di voler parlare alla Francia il 24 maggio e crea così una notevole suspense.

se poi superqueen, garnant e pessimoesempio avessero voglia di farlo… (rifarlo? qualcuno mi sa che ci è già passato!)
io potrei quasi continuare con una pila di libri ancora non letti che ho qui vicino:  un modo come un altro per setacciare spunti, in fondo – o comporre un testo nuovo col solito pretesto del procedimento «casuale».

il libro georges perec, a life in words

di david bellos riporta il disegno di saul steinberg (pubblicato nel volume the art of living) che fu tra le fonti d’ispirazione di la vita istruzioni per l’uso.

invece non so che illustrazione sia quella del mio tascabile (che nell’edizione in commercio adesso è riprodotta a colori).

tutto ciò è per me molto importante (v. anche ‘sto vecchio post), anche se sono troppo raffreddata per parlarne diffusamente.

 

un bigino su halloween

oggi in treno mi sono letta il libricino la notte delle zucche, che ho trovato utile nel ricostruire in breve origini e tradizioni di festività precristiane e cristiane del periodo autunnale e non solo.
mi sento di consigliarlo con un disclaimer: essendo un libro dell’editrice cattolica àncora, è fornito di capziose parti ideologiche introduttive e conclusive, che peraltro si possono benissimo saltare se non interessano. (io ormai sono così «disintossicata» che ogni tanto, trovando una frase involuta e incomprensibile rispetto al filo del discorso, mi chiedevo: e questo che significa? riconoscendo solo in seguito la natura prettamente ideologica di certe osservazioni. senza neanche irritarmi, tanto profondo era il disinteresse!)

ancora febbricitanti

qui ci si consola con la prima stampante a colori dopo anni di severità laser postscript in bianco e nero, si attende per domani un computer da scrivania da 20 terrificanti pollici dopo altrettanti anni di amato portatile (portato principalmente dal soggiorno alla cucina e viceversa), si rimpiangono ottocenteschi scambi epistolari dopo aver letto cox, pensando che non s’è mai visto in our lifetime un servizio postale tale da consentirli.

a chi potesse interessare (…), un link sulla vexata quaestio: erano forse di un componente dei procol harum i dischi usciti negli anni 70 a nome matthew ellis/obie clayton? no, erano di michael cox.

ada

contrariamente a quanto pensavo, ho dovuto mettere insieme qualche idea sull’ada di fanny & alexander, e mi si è accumulato qualche link nabokoviano:
sinossi del romanzo e link utili su wikipedia;
il sito zembla dell’università della pennsylvania;
il museo nabokov a san pietroburgo;
un libro che visualizza i colori sinestetici delle lettere dell’alfabeto secondo nabokov;
un articolo sui colori in ada sulla rivista online ardis (ex monthly?) di fanny & alexander;
breve intervista agli zapruder, responsabili delle immagini negli spettacoli di f & a.