vista alfine la retrospettiva narcolepsy a milano. pensato troppo a jan svankmajer e stasys. pensato alquanto a john cale (per questi motivi, e perché tra video visibili nella mostra – tra l’altro mal allestita – non c’era il film), notati i bellissimi gatti.
Autore: alba
link del giorno:
the big lebowski random quote generator.
poi, mi è tornato in mente ieri sera che ho una vhs di bullitt da regalare: chi la vuole alzi la mano e commenti.
segnalo
a simone, l’uomo lain, casomai ripassasse da queste parti, che gli eventi sulle rockstar più o meno perdute degli anni ottanta vanno promossi proprio fino allo sfinimento, a prova di fan attorno ai quaranta avviluppato dal suo day job, una o più famiglie, varie menate e crisi esistenziali.
ciò per dire che dopo essermi persa il concerto di nikki sudden in dicembre (ma del resto nessuno fra i conoscenti interessati l’aveva saputo), rischiavo di perdermi anche julian cope. ora invece so (che viene in italia per l’uscita dell’autobiografia), e giovedì 10 alle 18.30 cercherò di scapicollarmi alla feltrinelli di piazza piemonte. ma suona anche un pochino, oppure no?
poi, stamattina ho telefonato al numero di cellulare trovato fortunosamente sul tenerissimo flyer di robyn hitchcock (erano secoli che non vedevo una fotocopia su carta giallina): parli con un inglese che prende il tuo nome e ti farà trovare i biglietti, dice, quando martedì 8 attraverserai milano per raggiungere le scimmie – inteso come locale – alle 20.30.
bisogna forse evincere da tutto ciò che per rockstar e fan perduti degli anni ottanta è meglio andare a letto presto? (mannò, pensiamo piuttosto agli orari anglosassoni.)
attese
a me pareva che firefox in inglese dicesse «waiting for…» e il nome del sito che stava caricando.
ora, in italiano dice «attendere per» (al posto di «in attesa di» o roba del genere).
mi dà un fastidio tale che quasi quasi lo reinstallo in lingua originale.
di teatrino clandestino
ho visto qualche anno fa hedda gabler e ieri sera madre e assassina.
è incredibile quanto sia elastico il dispositivo teatrale, posta come unica condizione la presenza degli spettatori.
loro usano molto il video,* e qui la cosa è portata alle estreme conseguenze: dell'azione teatrale si vede un preciso simulacro videoproiettato e filtrato da un altro schermo, trasparente – le voci ci sono, invece, vere (alla fine dello spettacolo i due schermi si abbassano svelando gli attori e la scatola del teatro) – tranne quando, con un brusco scarto, ci si trova un attore in carne e ossa lì a un metro, in platea.
un meccanismo raffinato applicato a una materia cupa e viscerale: direi che serve, perché non si vuole spiegare ma far osservare, lavorare su piani diversi per esplorare diverse dimensioni dei personaggi (che prima di essere personaggi teatrali sono personaggi di un fatto di cronaca, personaggi televisivi, forse anche personaggi cinematografici, vista la citazione dell'ambientazione anni cinquanta). per questo, credo, il testo è ridotto all'osso – a una sceneggiatura che sa di esserlo, fatta salva la battuta finale «una cosa non sopporto: che di tutto si cerchi di fare poesia» – e giustamente banalizzata la tentazione di una spiegazione puramente sociologica del delitto.
uhm, sì, il tema dello spettacolo è una madre che uccide in puro stile film horror i due figli, ma nel parlare dello spettacolo a me veniva da dire – al posto di infanticidio, che comunque non andrebbe bene perché i figli non sono piccoli – matricidio: c'è materia per lo specialista, mi pare.
* «Quello che la cultura dell’immagine ci ha tolto, il teatro ce lo restituisce nella sua sola grande regola del qui e ora, ma trasfigurato, SPETTRO.» (tc)
invisible library
è un catalogo di libri esistiti solo nella finzione letteraria: imaginary books, pseudobiblia, artifictions, fabled tomes, libris phantastica [sic], and all manner of books unwritten, unread, unpublished, and unfound. (via ilike).
l’idea è quella dell’enciclopedico e italico mirabiblia di zanichelli (assaggio).
altri repertori del genere?
vista la stagione
mi sembra doveroso un pensierino al giardino di edward.
pattern in macro
ho rivisto viale del tramonto
sabato sera, mentre il piccolo p. (anni 1,5) dormiva nella stanza accanto tutta invasa di odore di bambino.
be’, quella di vedere il dvd con il videoproiettore di mio cognato dev’essere stata un’esperienza intensa, perché ho notato che oggi tendo a tenere le dita della mano un po’ adunche, quando lasciano la tastiera. (oh, magari è solo il freddo.)
inutile sperare in un incentivo statale sui videoproiettori, temo?
brivido in ufficio!
finalmente un’illustrazione degna per quella che una mia collega chiamava genialmente «la pinzatroce» (è la pinzatrice con i punti grossi).
già che ci sono incollo qui anche un’insensata (e presto interrotta) raccolta di materiale sulle macchine da scrivere giganti:
quelle delle fiere americane, in questo caso l’atlantic city typewriter della ditta underwood, 1916 (see big stuff for information)
c’era una macchina da scrivere gigante nei vecchi fumetti di batman, ma non ho trovato immagini.
il cancellino gigante di oldenburg
al cinema:
una coreografia del 37 di bobby connolly (forse ripresa da fellini)
bowie in absolute beginners
the typewriter of life in bombay talkie di ivory, citata anche da salman rushdie
(ma c’è chi dice che ne abbiamo una anche a roma)

