Autore: alba
per la serie
le avventure di rose sui sentierini dell’informazione: cercando un link (per scrivere un commento da un’altra parte) sono capitata sulla rivista della motta golem l’indispensabile e lì, guarda caso, ho trovato qualcosa sulla dendrocronologia.
t come tempesta
oggi il post del giardiniere arriva sotto un cielo cupo. un piccolo thriller su una quercia abbattuta dalla tempesta: anche se è una quercia urbana mi ha fatto pensare ai temporali nei boschi, a cui non si assiste ma di cui si trovano le tracce camminandoci in mezzo in pomeriggi asciutti e sicuri. a quello che rimane dopo l’intervento del giardiniere o della forestale: ai ceppi delle piante sconosciute (alla loro vita, magari lunga come quella della sequoia della donna che visse due volte), e di quelle con cui si è diviso qualche anno in un certo posto (penso a un certo abete di mia conoscenza, che ora purtroppo sta a tocchetti sotto una tettoia).
lo schianto di una farnia in seguito al temporale estivo. fummo chiamati d’urgenza. si dovette intervenire con funi e motoseghe. dell’imponente quercia non resta che una sezione di tronco a raccontare i suoi anni…
qualche notizia su seu jorge:
heimat 3
uhm, ho visto il primo episodio… perché mi è parso così banale? sarà il doppiaggio? sarà che non mi piace come sono diventati i protagonisti? sarà che del film corale non c'è quasi più nulla? sarà che è brutto?
stasera una replica di heimat 2 non me la toglie nessuno. metto il dvd dei lupi di natale e cerco di scordare che il muro tra hermann e clarissa sia mai crollato.
ho cominciato a leggere
la misteriosa fiamma della regina loana di eco. l’avevo preso perché sapevo che era illustrato e autobiografico, quindi si inseriva nei miei percorsi, ma non speravo neanche lontanamente di trovarci proprio (si parva licet)… un inventario: la compilazione di un elenco delle cose che ci hanno fatto diventa un modo per trovarsi o ritrovarsi (o ritrovare il tempo perduto, vabbé).
immagino che come romanzo debba risultare deludente, perché la storia è proprio un pretesto, una scatola. che, certo, si è sempre rivelata molto capiente, ma forse siamo ancora alla ricerca di altre forme espressive che diano conto dell’intreccio di in-formazioni che ci affolla la mente, che diventa la mente (una volta mi è venuto in mente come sottotitolo per un weblog: unwinding the mind) e che io, per dire, immagino sì vicine alla narrazione ma lontane dalla fiction.
comunque ritrovo qui lo struggente relativismo echiano – si può dire? – che a studiare semiotica negli anni ottanta veniva da trovare davvero illuminante (specie a me che lo vedevo contrapposto alle teorie del senso «con l’ancora» propugnate all’università cattolica).
da quel che ho leggiucchiato di recente in rete, peraltro, mi pare che la semiotica sia ampiamente passata di moda, ovvero diventata così mainstream da esaurire un po’ il suo potere euristico: è considerata da molti una cosa stuffy e noiosamente accademica, pensa tu. mentre una volta, ad arrivarci da certi licei ottocenteschi, non mancava di aprirti con gaudio nuovi orizzonti, come potrebbe essere trovare un passaggio segreto in fondo all’armadio della nonna. (ma anche l’armadio in sé non è tanto male, si potrebbe ricavare dalla misteriosa fiamma.)
hello children!
di james mcallister, capitol/c.e.b. records, bologna 1965 (ristampa 68) è stato, in effetti, il primo dei metodi per imparare l’inglese utilizzati nei tempi antichi adottato dalla sottoscritta.
trattavasi di corso su dischi con libri illustrati da umberto faini; c’era anche in francese e in tedesco.
le figure mi piacevano molto (allora non notavo che erano assai poco british: per esempio, lo schema della casa raffigura una tipica casa italica) e usai intensamente sia il corso base sia quello avanzato: hello again!
s come seppia, scope, saggina
come strumenti, insomma. che, anche i più semplici, hanno tutta l’intensità dell’oggetto creato per creare qualcos’altro. ma s è anche l’iniziale del nome del giardiniere! e mentre il nostro abbecedario a tema vegetale volge al termine, si aprono nuovi orizzonti su flickr.
una rapida ricerca in rete alle voci rake, secateur, hoe e compagnia bella non ha fatto che scoperchiare un arido mondo commerciale variamente legato ad attività agricole. niente della poesia alla quale hanno saputo iniziarmi M. e S., rispettivamente meccanico e capogiardiniere della cooperativa. ah…, la poesia del motore a due tempi e dei manici per attrezzi in legno di salice!
sarà per questo che ho scelto il seppia per ritrarre gli attrezzi che io amo con nostalgia – per non essermici spaccato abbastanza le ossa adoperandoli? – e che i miei colleghi adoperano senza badarci più di tanto? per aggiungere quella patina di cose di una volta che gli attrezzi in sé hanno irrimediabilmente perso nel frattempo? se ne parla qui e anche qui.
peccato che oggi viaggia tutto in capannoni industriali, altro che capanni degli attrezzi (per riprendere una richiesta emersa a suo tempo). e per chi polemizzava sull’impiego del soffiafoglie (come mi piace ’sta parola!) ecco una tradizionale alternativa che tonifica alla grande i muscoli di braccia e avambracci… ma oggi è necessario anche meccanizzare.
altre immagini della stessa serie le trovate qui, nel neonato fotoblog del giardiniere – scusate il casino!
gli inventari degli altri/3

more colourful packaging, courtesy of our resident librarian – a travelling one, a rare species. (in fact, i can’t even call him «resident» anymore: he can be found mostly here.)
sky tg24
non si può guardare: ma non è venuto in mente a nessuno che usare l’espressione «lo 007 italiano» stasera era un tantino improprio?
(ma per la verità lo fanno tutti. sarò io, che trovo grottesca la suggestione di un immortale sean connery in smoking.)


