al rainbow, venerdì 21: strano pubblico (mai visti tanti adulti imitare un chitarrista. i fan storici sono più uomini, c’è chi proclama che i tf sono il suo gruppo preferito insieme ai charlatans – non è una frase insensata?). and melancholy delivered by such a warm, steady beat. bel concerto, p. e l. non convinti, dicono che l’uso dei cori è stucchevole e fa rock cattolico (a questo punto ho cercato di tener nascosto il titolo dell’album d’esordio dei tf, ma senza successo, ahimè). a noi ragazze è piaciuto molto.
Autore: alba
about google print
jason fry on the wall street journal (in it. l’ha tradotto milano finanza, 18 ottobre).
frivolo venerdì
the blazer is hands down this fall’s mvp.
inoltre: bells&whistles handbags. (giusto per fantasticare: forse si potrebbe riuscire a farsi spedire in europa questa, ma a quanto pare non questa [intendo la sesta dall’alto]).
la nuova google toolbar per firefox
ha questa finestrella che appare quando il cursore va su una parola inglese, e tenta di tradurla. sono strabiliata.
i saw the rain dirty valley, you saw brigadoon

su sky in questo periodo fanno spesso il film: coloratissimo, in versione originale – con un accentone che dà il tocco finale di stage scottish –, sonoro ottimo, tutto ciò che non era sui piccoli schermi di tanti anni fa. (in questo momento gene kelly sta dicendo a fiona che non può lasciarla.)
in rete ho cercato quel che mi ero sempre chiesta, ovvero l’origine del musical: un racconto dell’ottocento tedesco (qui in trad. inglese), senza lieto fine. nessuna antica tradizione scozzese, dunque (ma forse un riferimento a un ponte vero).
v. anche: altri usi del nome.
canada’s most disturbing export
secondo il guardian è cronenberg, il quale (letto su internazionale) dirigerà un film tratto da london fields di martin amis. che a sua volta, se non è britain’s most disturbing export,* ci va abbastanza vicino. non conosco altro di amis, ma stavo leggendo o avevo appena letto london fields quando feci un (primo e unico) colloquio di lavoro in inglese. fu un po’ incauto citarlo tra le letture recenti – mi beccai subito un consiglio a imparare l’inglese su jane austen, invece… (non che fosse un cattivo consiglio, ma nel contesto risultava piuttosto snob).
comunque non credo che oserei rileggere london fields. forse la sovrapposizione fra inquietudine del romanzo e inquietudine generata dalla difficoltà di lettura mi è stata nociva.
* altri candidati al titolo? Greenaway?
riprendo a fare qualche click su qualche link
e scopro… che a bologna arriva mark stewart. questa sì che è una notizia.
avevo 666 posts
inventario semplice (ci vuole un minuto)
delle cose piacevoli del mese di settembre:
film – solo fiabe (assumere in grandi quantità dopo un avvenimento luttuoso): il castello errante di howl di miyazaki, brothers grimm di terry gilliam, tim burton’s corpse bride. ancora da completare con la fabbrica di cioccolato, poi non so, temo non ci saranno più film del genere fino a natale 2007.
ancora foto dei gatti di b. il gatto venuto male (bersagliato controvoglia dai miei interventi farmaceutici) sembra guarito dalla rinotracheite.
un’ora di yoga e i raveonettes nello stesso giorno. (premesso che i r. sono un po’ «il mio genere», devo dire che l’ho trovato divertente ma anche inquietante, che ormai si possa fare una sintesi che va da phil spector a jesus & mary chain senza apparente sforzo. superficiale? forse. ma «superficiale» è negativo? comunque, divertente.)
charles dantzig
(scrittore a me ignoto fino a ieri) ha scritto un dictionnaire égoïste de la langue française. apprezzato dall’express, stroncato da libération (att., link con scadenza settimanale).