back to black di amy whinehouse, sentita su lessons from things.
Autore: alba
i quaderni inutilizzati
translation as editing
un articolo di world literature today (via literary saloon).
in che misura il traduttore dunque può/deve farsi editor? sono d'accordo sul fatto che non debba farsi carico in prima persona di esigenze strettamente editoriali o censorie, ma che rientri nei suoi compiti fare qualche «favore» all'autore. come tipo di operazione, può rientrare fra quelle di adattamento.
nell'usare il buon senso in questo modo, il traduttore diventa un po' critico letterario: se per testi storici o di valore attestato è facile professare la massima fedeltà, altro è distinguere nei testi d'attualità la giusta limatura (innocua per l'originale e migliorativa per la traduzione) dalla mancanza di correttezza verso il testo.
say goodbye
the black saint
è una gioielleria del jazz in via vincenzo monti a milano, un negozio quasi invisibile: tutto nero, scaffali, banco, pavimento, soffitto, senza insegna. ma guardando dentro l’unica piccola vetrina, anche se le luci sono basse, si può vedere un grande gatto bianco a pelo lungo sdraiato sul piano lucido del banco.
(l’altro giorno ho portato a casa un disco in vinile per p. ed ero un po’ preoccupata, mi pareva di avere in mano una cosa fragile. forse per questo prima i dischi sembravano più preziosi.)
moleskine, ti odio
chi ha inventato i city notebook? chi mi vuole così male?
no, non ne comprerò neanche uno, lo giuro, non ci casco in queste ignobili trappole da cartolibreria.
me li farò regalare.
il refuso diffuso
scontrandosi con la mia pedanteria ha rischiato di rovinarmi una rara e peraltro soddisfacente spedizione di shopping culturale: la lucky red homevideo scrive «johnny deep» sulla copertina del dvd di dead man (che sul retro diventa «dead men»); l’einaudi mi squalifica l’agognata edizione tascabile (si fa per dire) dei passages di benjamin stampando su una quarta «art nauveau» e invertendo le didascalie delle foto dei due volumi. ora ogni volta che la guardo (per la verità anche per distrarmi da più gravi questioni) mi scappa un sospirone.
gusti regressivi

l’ultima visita al naturasì mi ha indotto a comprare delle cialde olandesi come quelle che portammo a casa più di vent’anni fa da un viaggio, e che piacevano solo a me.
altro genere pernicioso sono i wafer al limone ecor – durante i rari cicli commerciali in cui riappare sul mercato il wafer al limone, diventato raro dopo essere stato comune negli anni settanta, tendo a fare incetta.
un bigino su halloween
oggi in treno mi sono letta il libricino la notte delle zucche, che ho trovato utile nel ricostruire in breve origini e tradizioni di festività precristiane e cristiane del periodo autunnale e non solo.
mi sento di consigliarlo con un disclaimer: essendo un libro dell’editrice cattolica àncora, è fornito di capziose parti ideologiche introduttive e conclusive, che peraltro si possono benissimo saltare se non interessano. (io ormai sono così «disintossicata» che ogni tanto, trovando una frase involuta e incomprensibile rispetto al filo del discorso, mi chiedevo: e questo che significa? riconoscendo solo in seguito la natura prettamente ideologica di certe osservazioni. senza neanche irritarmi, tanto profondo era il disinteresse!)




