


sono finite le chiusure dei libri estivi. c’è chi prende un po’ di ferie. io no.
il 25.5 al festival uovo, superstudio più, milano (patito, più che visto, tanto i posti erano orrendi):
recensione
video
qualche altra immagine
sì, vero che a teatro si possono vedere spettacoli più complessi e più interessanti ma questo, per l’uso degli automi e della musica, ha senz’altro un suo perché.
(ma questa immagine? io non ho visto niente del genere quella sera…)
di gorey e i suoi gatti (scroll down)
una busta per cartoline (che però probabilmente è stata stampata a salerno)

«n’importe quel propriétaire de chat vous dira avec raison que les chats habite les maisons beaucoup mieux que les hommes. même dans les espaces les plus effroyablement carrés, ils savent trouver les recoins propices.»
geroges perec, espèces d’espaces
che il compeed (marchio registrato), che ha salvato dalle vesciche sui piedi una generazione di gente che va in montagna, allarghi il suo mercato. il mondo senza compeed lo ricordo come un posto peggiore. però mi fa strano vedere la campagna pubblicitaria con il magico cerotto dietro il tallone di una scarpa dorata dal tacco vertiginoso.
kiraz entre au musée carnavalet (vedi anche)
un po’ di elle vintage
e relativa pubblicità
iniziata lunedì con il concerto di richard thompson, bello e ortodosso e professionale come ci si poteva aspettare (ma quanto poco folk!), si è conclusa con hey girl! della societas raffaello sanzio a uovo. (l’ha visto anche il new york times, con cui sono abbastanza d’accordo, se non fosse che una unrelenting grimness per me difficilmente è uno shortcoming.)
certo, per quanto il crescendo percettivo dello spettacolo non lasci indifferenti, a un certo punto si accompagna a una rilettura di stereotipi (testo di romeo e giulietta proiettato, donna nera incatenata, tacchi alti) che non mi ha conquistato – mentre mi piace quando la ragazza diventa un po’ bionica, alla fine, interagendo con elementi metallici, frastuono, laser.
invece la prima parte, dal risveglio-nascita alla vestizione allo stridente contrasto olfattivo profumo-telo strinato (ma se ne andrà un flacone di chanel n. 5 a ogni spettacolo? o che cos’era?) all’uso del colore rosa, mi ha preso assai.
(e per il resto della settimana? bleah)